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 2011  ottobre 15 Sabato calendario

PARQUET, RITORNO AL FUTURO

Il legno è ovunque, nello studio di Michele De Lucchi. E il profumo che avvolge è quello delle essenze naturali. Come il pavimento, a doghe di rovere, che sembra appena stato piallato: «È quasi grigio. Succede con il passare del tempo: quando il parquet non trattato si ossida e diventa così, sembra polveroso. Perché è vissuto, ha una storia», dice indicandolo, lui, architetto, designer, artista e soprattutto cultore del legno in tutte le sue forme che lavora persino in prima persona (famose le sue casette in miniatura, scolpite con la motosega).

Recuperare l’essenza del legno tornando alle sue origini, un’interpretazione, se possibile, ancora più sostenibile, di un materiale che lo è già per natura ma questa volta attraverso un processo di lavorazione industriale. De Lucchi lo ha fatto con il parquet Medoc, realizzato con Listone Giordano (che nel 2010 ha ricevuto il Premio dei Premi per l’Innovazione e quest’anno è entrato nella collezione d’onore del Compasso d’Oro): «Un modo per raccontare qualcosa che esisteva da sempre: la forma dei tronchi, larghi alla base e stretti in cima, mai esattamente rettangolari. Per fare una doga geometrica occorre scartarne una parte, l’idea è invece usare tutta la tavola com’è in natura». Il gioco poi sta nella posa, contrapposta e nella lavorazione della superficie: «In passato il taglio avveniva a mano, con la sega a nastro e sul legno si vedeva sempre il segno della lama. Qui la superficie riporta le stesse incisioni, lasciate da motoseghe modernissime ma scelte tra quelle più consumate e rovinate».

Ecologia, concetto che in un parquet fino a poco tempo fa significava solo una finitura naturale ma oggi è molto di più: «Vivere sano parte dall’uso in casa di materiali sostenibili: se qui produciamo sostanze inquinanti aumentiamo il naturale processo di degrado delle città — sostiene Alida Forte Catella, responsabile attraverso Dolce Vita Homes per la progettazione di interni delle Residenze Porta Nuova a Milano —. In passato c’era stato un abbandono del legno massello a doga lunga perché considerato poco pratico. Con il grande momento dei prefiniti e di soluzioni alternative, facili ma di qualità inferiore». Dalla richiesta, oggi più che mai, di arredare con il parquet tutta la casa — inclusi bagno e cucina — arrivano i nuovi listoni «nobili», naturali e soprattutto perfetti nel tempo: «Sono legni termotrattati a temperature tra 80 e 230 gradi: modificandosi le loro caratteristiche chimico-meccaniche si riduce al minimo l’assorbimento di umidità e la possibilità di rigonfiamenti. Due strati di essenza e uno centrale di abete in ortogonale, per dare stabilità a dimensioni da 180 a 230 centimetri, come il bel parquet di una volta. La posa è incollata, si lama come il massello e c’è la possibilità di sostituire le doghe danneggiate». Chi oggi sceglie un parquet non ha voglia di frivolezza: «Passata la moda di doussié e wengé, il rovere è l’essenza del momento, assieme al teak e all’acacia: intramontabili». E apprezza la sostenibilità: "Legni da riforestazione controllata e provenienza rigorosamente certificata".

L’ultima tendenza, sintesi di questi concetti, è il pavimento di bambù. Non un’essenza ma una fibra vegetale a crescita rapida, resistente più di qualsiasi legno, economica e con un’estetica dal listello alla doga. E posa e finiture da parquet. Amata anche dalle star dell’architettura: da Gae Aulenti che lo adotta per alcuni interni di case e persino per l’ultimo progetto di una barca a vela, allo stesso De Lucchi che l’ha scelto per il ponte d’accesso al Triennale Design Museum.

E la posa? Intramontabile quella a correre ma De Lucchi va oltre: «Come le beole, i lastronati e i basolati danno carattere a una città, con il parquet è possibile disegnare uno spazio, dalla soglia a un’intera stanza». E magari il parquet a cassettoni da antico castello sarà il ritorno al futuro. Ma questa volta in fibra di bambù.
Silvia Nani