La Stampa 17(10/2011, 17 ottobre 2011
COME FANNO ALL’ESTERO PER PREVENIRE BLACK BLOC E ALTRI PROFESSIONISTI DELLA VIOLENZA
STATI UNITI
Basta una visita a Zuccotti Park per rendersi conto che il Dipartimento di polizia di New York adopera tre strumenti per prevenire le violenze dei manifestanti, o reprimerle quando avvengono. Il primo è l’imposizione di regole chiare: l’esercizio della libertà di espressione è tutelato dalla Costituzione ma la violazione delle leggi viene punita all’istante. Ciò significa che si può gridare, ballare, sfilare, fare comizi o esporre insegne ma «senza nuocere ad altri cittadini» e dunque appena un manifestante di «Occupy Wall Street» tenta di superare una transenna, causare danni ad una proprietà o sfilare «fuori dal marciapiede» interviene la polizia. Ammonendo e, se non basta, arrestando.
Il secondo strumento è decisivo a tale riguardo perché gli agenti vengono schierati a pochi metri dai manifestanti per esercitare il massimo della deterrenza fisica. Il loro abbigliamento è in funzione della missione: manganelli e grappoli di manette sono bene in vista e all’occasione vengono adoperati per riportare l’ordine.
L’ultimo tassello è il monitoraggio hi-tech: la polizia lo esegue grazie a delle torrette mobili bianche, capaci di sollevarsi per decine di metri osservando, ascoltando e fotografando dall’alto ogni dettaglio di quanto avviene sul terreno. Tale apparato di prevenzione ha come tassello indispensabile il rapporto costante con il servizio d’ordine di «Occupy Wall Street» che è tenuto a informare la polizia di ogni marcia o iniziativa con dovuto anticipo.
REGNO UNITO (INGHILTERRA)
In Gran Bretagna il diritto alla protesta è garantito dalla convenzione europea sui diritti umani recepita nell’ordinamento nazionale nel 2000. Mentre i cortei, in occasioni particolari, possono essere vietati, le assemblee «statiche» - benché passibili di limitazioni - non possono essere invece impedite. Detto questo, le forze dell’ordine nel Regno Unito hanno ampi margini d’intervento. Tra questi i poteri di perquisizione ed eventuale fermo (senza mandato del magistrato) qualora l’agente in carica nutra il «ragionevole sospetto» che un individuo stia per compiere un reato - ad esempio contro la proprietà privata - o sia in possesso di un’arma, propria o impropria.
In più i poliziotti posso intervenire se prevedono il turbamento del pacifico svolgimento di una protesta. La magistratura, inoltre, ha la possibilità di emettere delle ingiunzioni restrittive nei confronti di certi individui - specie se hanno precedenti penali - se crede che possano causare disordini. Questa strada è stata ad esempio percorsa nei giorni precedenti al matrimonio tra William e Kate. Lo stile della polizia britannica è ad ogni modo molto particolare. Il modello - con i limiti del caso - è quello del «policing by consent». Ovvero con il sostegno dei cittadini stessi. Ecco perché in Gran Bretagna non esiste un’unica polizia nazionale - ma diverse forze regionali - e di norma gli agenti non portano le armi - solo le unità speciali sono autorizzate a farlo. Idranti e lacrimogeni - benché siano presenti nell’arsenale di Scotland Yard e delle altre polizie non vengono poi usati «per principio».
FRANCIA
In Francia manifestare è ovviamente libero e prevenire è meglio che reprimere. Chiunque voglia scendere in piazza a Parigi (dove si veleggia su 1.600 manifestazioni di tutti i tipi all’anno, in media più di quattro al giorno) deve segnalarlo alla Prefettura di Polizia con un anticipo di almeno tre giorni. Poi un responsabile viene convocato e, insieme, il manifestante e il poliziotto stabiliscono luogo, data, ora, durata, itinerario e natura del corteo. È diritto dell’autorità di modificarli e anche di vietare la manifestazione, ma è un caso rarissimo. In compenso, manifestare nonostante il divieto è reato.
Di regola, le forze dell’ordine sono corrette ma tutt’altro che molli. Il corteo degli «indignés» di domenica, peraltro abbastanza scarno, si è svolto in perfetto ordine. E il 29 maggio scorso i circa duemila «indignés», in parte indigeni e in parte arrivati dalla Spagna, che presidiavano la piazza della Bastiglia furono sgombrati con un blitz rapido, deciso, efficace e soprattutto incruento. Ma in effetti è dall’autunno scorso che Parigi non vede una grande manifestazione: all’epoca, sfilarono contro la riforma delle pensioni di Sarkozy tre milioni e mezzo di manifestanti (secondo gli organizzatori, un milione e 200 mila secondo le autorità), comunque un record, e senza incidenti. Vero anche che la Cgt, l’equivalente della Cgil, ha il suo servizio d’ordine. Insomma, sembrano passati i tempi descritti da Aragon: «Parigi non è Parigi se non solleva il suo selciato». Le barricate non si portano proprio più.
GERMANIA
In Germania tanto la polizia quanto le leggi sul diritto di manifestazione rientrano tra le competenze dei Länder. Alcuni punti fermi, però, restano in tutte le regioni, a partire dal «Vermummungsverbot», cioè il divieto di partecipare a un corteo col volto coperto. Ai dimostranti è proibito indossare qualsiasi oggetto che impedisca di stabilire la loro identità, come un passamontagna. Ugualmente proibito è l’uso di «armi difensive» o passive, come i caschi. Chi viola tale divieto viene portato via dagli agenti, identificato, denunciato e - se non ha commesso altri reati - rilasciato. Rischia una sanzione pecuniaria o il carcere fino un anno.
Alla vigilia gli agenti possono far visita a un soggetto che, in base alle esperienze passate, viene considerato pericoloso e avvertirlo che, se parteciperà al corteo, verrà tenuto sotto speciale osservazione. La polizia può anche proibirgli di recarsi nella piazza in cui si svolge la manifestazione. Esiste infine la possibilità della carcerazione preventiva per le persone più violente, uno strumento molto usato prima del G8 di Heiligendamm, nel 2007. Per i cortei più a rischio l’autorizzazione viene concessa solo dopo un’analisi dello Staatsschutz, il ramo della polizia che si occupa dell’estremismo politico.
Durante il corteo gli agenti restano in costante contatto con gli organizzatori e possono identificare e denunciare chi non rispetta alla lettera il percorso concordato. La polizia può inoltre schierare speciali team «anti-escalation» e incaricare degli agenti di filmare i manifestanti.