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 2011  ottobre 17 Lunedì calendario

L’HITECH IN CERCA DEL NUOVO JOBS

L’HITECH IN CERCA DEL NUOVO JOBS -
Larry Ellison, patron della Oracle, alla soglia dei settant’anni si è messo in testa di acquisire la Hp in crisi, che fattura quattro volte più di lui, realizzando il colpo di una vita. Jerry Yang, il fondatore di Yahoo, si è accorto che ormai non ha più in tasca che il 3% della società e ha messo su una cordata di private equity per riconquistare una quota decente e ricominciare a condurre personalmente il gruppo. Mark Zuckerberg si è spaventato perché Facebook ha perso sei milioni di sottoscrittori negli Usa (gliene restano 45, beninteso, su 700 milioni nel mondo) e ha ricominciato con gran fanfara a preparare la quotazione dell’azienda che aveva accantonato visti i tempi bui. Meg Whitman, accantonati i sogni politici (ha perso le elezioni da governatore della California battuta sul filo di lana dal candidato democratico Jerry Brown), si è rimessa in pista con gli head hunters e ha subito conquistato il titolo di Ceo proprio della sofferente Hp. Quanto a Larry Page, patron di Google, non si ferma un minuto nella corsa al vertice e sforna un’iniziativa dopo l’altra (dopo il social network Google+ ha aperto il negozio online Chrome Zone e il sistema di pagamento con smartphone Goggle Wallet). Intanto Steve Ballmer, Ceo di Microsoft, stringe i tempi per rendere operativa l’acquisizione da 8,8 miliardi di Skype, e Jack Dorsey, il fondatore di Twitter, morde il freno perché il suo sito di microblogger nato nel 2008 è diventato con rapidità fulminante il numero due dei social network.
Un attivismo febbrile percorre i protagonisti dell’hitech. E’ una corsa a migliorare i conti della propria azienda, certo, e anche i conti propri visto che tutti ne possiedono una fetta (e già sono tutti miliardari), ma è soprattutto una gara non dichiarata a conquistare la palma di numero uno, di grande guru dell’informatica. In una parola, di erede di Steve Jobs. Chi sarà il «più affamato, il più irrequieto», come diceva Jobs nel famoso discorso di Stanford? Possono aver titolo un po’ tutti gli executive citati, e altri ancora. Jeff Bezos, il patron di Amazon, per esempio, ha dalla sua il timing: proprio nei giorni della scomparsa di Jobs ha lanciato il suo nuovo tablet "Kindle Fire", giudicato dagli analisti come il più serio concorrente dell’iPad finora immesso sul mercato, niente a che vedere con l’Hp TouchPad, il Motorola Xoom, il Playbook della RimBlackberry, già mortificati dal device della Apple: questo di Bezos si annuncia di qualità competitiva, certo un po’ più piccolo dell’iPad ma alla metà del prezzo: 199 dollari. Staremo a vedere.
Ci sono dei tratti comuni fra gli aspiranti guru. Sarà perché sono tutti ricchi, ma fanno a gara quanto a donazioni. Meg Whitman ha creato con il marito Griffith Harsh una fondazione per l’ambiente a cui donò, già nel 2006, 300mila azioni di eBay del valore di 9,4 milioni. Larry Ellison è stato fra i firmatari del "Giving Pledge", "impegno a donare", dell’agosto 2010: dal 2003 contribuisce con oltre 100 milioni l’anno a università, ospedali, centri di ricerca, e ha detto che «in vecchiaia donerò il 95% dei miei guadagni». Anche Zuckerberg, il più giovane di tutti (27 anni), che ostenta il vezzo di essere dropout dall’università come il divino Steve, ha creato la "Education Foundation" con una dotazione per ora da 100 milioni. Donazioni a parte, il fatto che in molti siano meno giovani del fondatore di Facebook vuol dire che hanno avuto tempo per costruirsi successi e fortune: la stessa Whitman, per esempio, classe 1956, è stata dirigente apicale di DreamWorks, Procter & Gamble, Hasbro, prima di approdare nel 1998 ad eBay, che fatturava allora 4 milioni di dollari. Quando l’ha lasciata nel 2008 superava gli 8 miliardi. Anche Jerry Yang ha al suo attivo una specie di miracolo, aver portato Yahoo a valere 118 dollari per azione fra il 1995 e il 2000. Quando però, dopo l’esplosione della bolla delle dot.com il titolo è crollato, non ce l’ha fatta a riprendersi: nel 2008 Microsoft offrì 33 dollari per azione ma lui respinse l’offerta, per questo perse il posto da Ceo e l’azione crollò a 14. E ora sta cercando di tornare in sella.
Ma anche per Steve Ballmer, capo della stessa Microsoft, il destino è complicato: dopo tanti anni al vertice e gli ultimi 15 da Ceo, ora soffre un inaspettato colpo di freno. All’assemblea annuale del 29 settembre, di fronte a 18mila appassionati e azionisti nel Baseball Colosseum di Seattle, è stato vistosamente contestato da parecchi dei presenti. Qualcuno ha gridato "buu", altri si sono alzati per protesta, ma i più scatenati hanno invocato il ritorno di Bill Gates. Già, proprio lui, l’arcirivale di Jobs poi eclissatosi nelle sue missioni umanitarie (sulla malaria le sue donazioni hanno superato quelle della Banca Mondiale): il suo ritorno sarebbe il più sorprendente coup de theatre. Chissà, probabilmente il buon Steve sorriderebbe per la sorpresa.