ANAIS GINORI , la Repubblica 15/10/2011, 15 ottobre 2011
LA BICICLETTINA TEDESCA CHE FA STARE IN EQUILIBRIO
Li vedi all´uscita di scuola inforcare le loro biciclettine e partire in fuga, un passo dopo l´altro. Ben piantati sul sellino, con le punte dei piedi che toccano terra. Senza pedali. Niente è più nuovo di ciò che è vecchio. Generazioni di genitori hanno faticosamente insegnato ai figli come trovare l´equilibrio sulle due ruote. Il momento in cui bisogna togliere le rotelline posteriori di sostegno alla prima bicicletta non è purtroppo accompagnato solo da parole, ma da lunga pratica. Scena tipo: padre piegato a novanta gradi che spinge e rincorre il ciclista in fasce per parare le ovvie cadute. I primi bambini ad emanciparsi, buttando la catena della bici e tornando con i piedi per terra, sono stati quelli di Berlino. Hanno riscoperto la draisina, dal nome di un nobile tedesco che nell´Ottocento aveva inventato il primo velocipede, ora rimesso in vendita da diversi marchi.
I modelli sono colorati, in alluminio o più ecologicamente in legno, si declinano per età e altezza. Anche il nome si è evoluto. "Bicicletta pedagogica", "Balance bike". Alla guida senza pedali né freni. Niente meccanica, solo propulsione naturale. Secondo i fanatici del mezzo, si può cominciare già a due anni. Anzi, bisognerebbe evitare altre biciclettine proprio perché impediscono l´istintivo senso dell´equilibrio. Con i tricicli o l´aggiunta di rotelline, avvertono, i bambini non imparano a controllare la velocità o a piegarsi in curva come bisognerebbe. Dai bambini tedeschi, la moda è stata esportata in tutte le capitali d´Europa, soppiantando il monopattino. Intorno ai cinque anni si può passare dal mini-velocipede direttamente alla bicicletta da grandi. Dai padri ingobbiti va un pensiero riconoscente a Karl Freiherr von Drais.