FRANCESCO BEI , la Repubblica 15/10/2011, 15 ottobre 2011
IL PREMIER E LA TRAPPOLA "IL LORO GOVERNO ERA PRONTO E MONTEZEMOLO LI AIUTAVA" - ROMA
«La trappola era pronta a scattare: se avessimo avuto due voti in meno "quelli" erano pronti a salire al Quirinale con la lista dei ministri». Silvio Berlusconi è convinto di aver sventato per un soffio una manovra micidiale. Si è convinto che "quelli", ovvero Pier Ferdinando Casini e Pier Luigi Bersani, fossero pronti davvero a dar vita a un governo di transizione. Senza le liturgie della prima Repubblica, senza tentennamenti, andando subito da Napolitano con l´accordo in mano. «Casini - sussurra un uomo del premier - girava fra i nostri allettandoli con la prospettiva di un altro governo per portare a termine la legislatura».
Fin qui sarebbero solo tattiche di guerra psicologica. Anche il premier infatti ha lasciato filtrare ieri la voce di un "piano B" nel caso fosse andato sotto: «Andiamo subito al Colle a chiedere lo scioglimento delle Camere e poi si vota a Novembre». Un modo per terrorizzare i peones del Pdl, preoccupati di perdere il vitalizio. E tuttavia il timore di «una trappola» il premier l´ha avuto davvero, nonostante le rassicurazioni di Denis Verdini sulla tenuta della maggioranza. Per questo quell´aria malmostosa arrivando di mattina a Montecitorio. Una paura rafforzata dalle voci di telefonate a tappeto che ci sarebbero state nella notte tra giovedì e venerdì. Telefonate agli indecisi, agli scajoliani, ma non solo. Fatte da personaggi insospettabili, che ora il Cavaliere ha inserito d´ufficio nella sua lista nera. «Montezemolo - ha rivelato Berlusconi ad alcuni ministri - ha provato a convincere Catia Polidori a mollarci. Per questo sono stato costretto a nominarla viceministro». Una nomina molto costosa dal punto di vista politico, visto che ha provocato la rivolta di mezzo Pdl e di molti ministri durante la riunione di ieri pomeriggio a palazzo Chigi. Proteste a cui Berlusconi ha risposto tagliando corto: «Capisco tutto, ma se vogliamo salvare il governo dobbiamo fare così».
Casini, Bersani, Montezemolo. Questi gli attori della «congiura di palazzo» secondo l´intelligence del Cavaliere. A cui si sono aggiunti outsider come Paolo Cirino Pomicino. Manovre per convincere i tanti delusi del premier a passare con il terzo polo per dare vita a un governo diverso. Un intimo di Berlusconi come Amedeo Laboccetta, a fiducia incassata, manda un messaggio chiaro al conterraneo campano: «Caro Pomicino, la notte riposati invece di agitarti tanto...il tuo tempo è passato».
Passata ‘a nuttata, il capo del governo si trova adesso ad affrontare la vera partita, quella del decreto sulla crescita. Una strada tutta in salita, nonostante con Giulio Tremonti i rapporti si siano rasserenati da un paio di giorni (tanto che il ministro dell´Economia ha collaborato alla stesura del discorso in aula del premier). Anche il capo dello Stato tiene i riflettori accesi su questo provvedimento, da cui molti parlamentari fanno dipendere la sopravvivenza dell´esecutivo. Napolitano l´ha detto chiaro e tondo a Berlusconi nel colloquio di ieri al Quirinale: va bene la fiducia, ma adesso è essenziale dare una prova «concreta» della capacità operativa del governo, a cominciare dal decreto Sviluppo. Il premier, come sempre, ha promesso di tenere il piede pigiato sul gas: «Ce ne stiamo occupando giorno e notte. E da lunedì io stesso andrò tutte le settimane in Parlamento a lavorare».
Berlusconi sta accarezzando anche un altro progetto. Guarda a gennaio, alla sentenza della Corte costituzionale che potrebbe dare il via libera al referendum sulla legge elettorale. E la tentazione che gli frulla per la testa, confidata in un vertice la scorsa settimana a via del Plebiscito, è quella di mettersi egli stesso alla testa della campagna elettorale, cavalcando l´anti-politica per non esserne travolto. «Se, dopo il referendum, si arrivasse a una nuova legge maggioritaria - ha sostenuto il premier con i suoi - allora Casini sarebbe costretto a schierarsi con noi. E vinceremmo di nuovo». Il ragionamento è supportato da un´altra mossa che il Cavaliere ha ormai deciso in caso di voto nel 2013: la candidatura a palazzo Chigi di Angelino Alfano, un nome che sarebbe molto difficile per i centristi rifiutare. A Jose Barroso, incontrato a Strasburgo due settimane fa, Berlusconi l´ha dato per certo: «Sarà Alfano il nostro leader...è davvero un fantastic boy». Eppure, proprio Casini ieri diceva: «Ormai Silvio ha mummificato il povero Angelino...».