Claudio Del Frate, Corriere della Sera 15/10/2011, 15 ottobre 2011
«IL PRIMARIO DROGO’ IL SUSHI E UCCISE L’AMANTE E LA FIGLIA» —
Vent’anni fa quello costato l’arresto al primario oculista Maurizio Iori sarebbe stato il delitto perfetto. Allora non esistevano i telefoni cellulari e le nostre città non erano disseminate di telecamere; esistevano già i codici a barre sui prodotti dei supermercati ma a quelli chi ci ha mai fatto caso? E invece nel 2011 il dottor Maurizio Iori non ha fatto i conti con la tecnologia che ha trasformato in un duplice omicidio premeditato la morte di Claudia Ornesi e della figlia Livia (che la donna aveva avuto da Iori) fino a ieri ritenuta il gesto autolesionista di una donna depressa e disperata.
Telefonino, telecamere, codici a barre: le indagini, coordinate dal capo della Mobile di Cremona Sergio Lo Presti e dal dirigente del commissariato di Crema Daniel Segre hanno seguito la pista informatica ma la soluzione del giallo è arrivata da due elementi casuali: una moglie (quella di Iori) preoccupata perché il marito non risponde al telefono e una lettera dimenticata su un tavolo.
Riavvolgimento del nastro indispensabile: il 20 luglio scorso in un appartamento di via Dogali nel centro di Crema vengono trovate senza vita Claudia Ornesi, 41 anni, impiegata nella sede cittadina delle Acli e la figlia Livia, 2 anni. Sono nella loro camera da letto, nella stanza ci sono quattro bombole di gas da campeggio aperte; sul tavolo della cucina invece, nove «blister» di Xanax vuoti. Conclusione all’apparenza lampante: Claudia ha ucciso la figlia, avuta da una sfortunata e fugace relazione con l’oculista Iori e poi s’è tolta la vita.
Ma più di un elemento non torna. «La posizione dei corpi stride con un omicidio suicidio — scrive nell’ordinanza il gip Antonio Ferrari — perché una madre che decide di morire con la figlia la tiene con sé in un abbraccio mortale». E poi Claudia non è una persona depressa, non è stata in cura e meno che mai il medico le ha prescritto lo Xanax, farmaco venduto solo dietro ricetta; per giunta la donna aveva gia prenotato le vacanze a Cattolica. «Non ho mai creduto al suicidio» ribadiva ieri Paola Ornesi, sorella della vittima.
E le indagini puntano subito su Iori; il quale per la sera precedente la morte dell’ex amante e della figlia fornisce un duplice alibi: «Sono stato all’Ipercoop di Crema e poi al multisala Portanova, da solo». Strano, le telecamere dei due edifici non riprendono mai il medico che per giunta non ha conservato il biglietto del cinema. In più la madre della vittima racconta alla polizia: «Claudia quella sera aspettava Maurizio per una cena a base di sushi». Altra stranezza: Claudia Ornesi non è mai andata in vita sua al campeggio, che ci facevano le bombole di gas in casa? Il codice a barre di quegli oggetti dice che sono stati acquistati alla Carrefour di Carugate, a 60 chilometri da Crema. Guarda caso, i tabulati del cellulare dicono che Iori un paio di giorni prima era proprio al supermercato di Carugate. Dunque il suicidio può essere una messinscena, il medico ha sciolto lo Xanax nelle salse del sushi, ma manca il movente. Trovato anche quello, sostiene la polizia: la sera in cui Claudia e Livia muoiono, Laura, moglie di Iori chiama dal mare il marito, che non risponde. Preoccupata chiede a un vicino, Agostino Milanesi, di controllare se l’uomo è a casa; questi entra nell’appartamento, non trova il medico ma vede una lettera su cui campeggia questa frase: «Non trovo giusto che nostra figlia Livia viva senza un padre». Agostino riferisce il dettaglio a Laura e anche alla polizia. È l’inizio della fine per il dottor Iori.
Claudio Del Frate