Rob Goodier, Internazionale 20/10/2011, 20 ottobre 2011
COME SI FA A CONTARE LE FOLLE
Il 14 giugno 2011 una folla enorme si è radunata a Hong Kong per una veglia in ricordo del massacro di piazza Tiananmen a Pechino. Ma quanto enorme era questa folla? Secondo alcuni c’erano 77mila persone. Per altri erano 150 mila. La prima stima era della polizia, la seconda degli organizzatori dell’evento. Per scoprire quale fosse quella esatta, Paul Yip dell’università di Hong Kong e RayWatson dell’università di Melboume hanno fatto due conti: per poter far entrare 150 mila persone in quello spazio, ci sarebbero dovute essere quattro persone per metro quadrato, quindi il calcolo non era realistico. In un nuovo studio sulle tecniche di stima della folla, pubblicato sulla rivista Significance, i due ricercatori scrivono che si sarebbe trattato di una "densità da sottopalco".
Le dispute sui conteggi non sono una novità. Calcolare grandi numeri è difficile perfino quando si hanno le migliori intenzioni. Se contiamo tre volte le caramelle contenute in un grande barattolo, è probabile che otterremo tre numeri diversi perché è impossibile contare grandi numeri senza commettere errori.
In movimento
La modernizzazione delle tecniche per il calcolo della folla è attribuita a Herbert Jacobs, che negli anni sessanta insegnava giornalismo all’università di Berkeley. Dalla finestra del suo ufficio Jacobs vedeva gli studenti nella piazza sottostante che protestavano contro la guerra in Vietnam. Il pavimento della piazza era di cemento e aveva un disegno a forma di griglia, così lui contava i ragazzi in alcuni riquadri per ottenerne una media e la moltiplicava per il totale dei riquadri. Ricavò cosi una regola fondamentale della densità in base a cui in una folla modesta c’è una persona per metro quadrato, in una folla fitta ce n’è una ogni mezzo metro quadrato e nella densità da sottopalco di Yip e Watson c’è una persona per un quarto di metro quadrato. Cinquant’anni dopo Jacobs gli strumenti per contare le folle si sono affinati, ma il principio è rimasto lo stesso: area per densità. Questo semplice calcolo però ha i suoi limiti. Le folle non sono uniformi, in alcuni punti si raggruppano, in altri si sparpagliano. Aziende come la Digital Design and Imaging Service adattano la formula a densità multiple. Nell’agosto del 2010 il network televisivo statunitense Cbs l’ha ingaggiata per contare il pubblico al Lincoln memorial per il comizio del conduttore radiofonico conservatore Glenn Beck. Per ricavare le presenze, l’azienda ha creato mappe in 3D del luogo segnando i probabili punti ad alta densità e li ha confrontati con le foto passate di eventi simili. Il risultato è stata una previsione della quantità di persone che sarebbe stata presente. "Cerchiamo di prevedere dov’è che la folla si radunerà. Se è inverno cerchiamo dei ripari dal vento, se è estate l’ombra", spiega il presidente Curt Westergard. Le persone si accalcano vicino al palco e ai megaschermi, ma stanno alla larga dagli altoparlanti. Sapendo cosa aspettarsi, Westergard ha scelto il punto di osservazione e, durante l’evento, ha lanciato in aria un palloncino legato a una corda sollevando una serie di macchine fotografiche comandate a distanza che, nel giro di pochi secondi, hanno scattato foto della folla a 360 gradi da varie altezze: 60,120 e 250 metri. Le diverse altezze hanno consentito di vedere le persone sotto gli alberi e nei posti più nascosti. Dopo aver inserito le foto nel modello in 3D, il suo team ha contato le presenze nei riquadri di una griglia che teneva conto delle diverse densità. Poi per ogni densità (scarsa o intensa) ha moltiplicato il numero di persone in ogni riquadro per il numero di riquadri di quella categoria, arrivando a un risultato di 87mila persone.
Le foto funzionano per le folle statiche, ma per contare le persone in movimento bisogna immergersi nella massa, sostengono Yip e Watson. Per farlo hanno escogitato un metodo che sfrutta un punto d’osservazione della folla e un altro che ne sfrutta due. Nel primo metodo, alcuni ricercatori fermi in un punto contano il numero di manifestanti che passano da lì in un dato intervallo di tempo. La misura è più accurata se si hanno due punti di osservazione, opportunamente distanziati, per registrare i passanti e intervistarne alcuni a caso così da sapere se sono passati anche dall’altro (o se pensano di farlo). Secondo Yip e Watson avere più di due punti di controllo farebbe lievitare i costi, ma non garantirebbe una maggiore accuratezza.
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