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 2011  ottobre 12 Mercoledì calendario

2 articoli - SABRINA: IO COME AMANDA, IN CARCERE INNOCENTE - TARANTO - «Mi sento come Amanda, sono in carcere da innocente

2 articoli - SABRINA: IO COME AMANDA, IN CARCERE INNOCENTE - TARANTO - «Mi sento come Amanda, sono in carcere da innocente. Ma quattro anni qui dentro non resisto». Sabrina Misseri ha aperto ieri un piccolo sorriso dopo aver saputo che la Cassazione le ha liberato una piccola strada verso la libertà. Sabrina tende a non lasciarsi troppo andare. «La televisione, i giornali, mi hanno fatto illudere anche quando è venuta fuori la sentenza, ma io e mia madre siamo ancora in questa cella. Ora invece vogliamo essere messe in libertà, noi non abbiamo ucciso Sarah». È quello che pensano anche i suoi avvocati, Franco Coppi e Nicola Marseglia, che nelle prossime ore presenteranno al gup Pompeo Carriere un´istanza di scarcerazione per Sabrina e lo stesso dovrebbero fare gli avvocati di Cosima. La procura però non sembra però scomporsi. «Siamo certi del nostro impianto accusatorio» si sono detti ieri il capo Franco Sebastio, l´aggiunto Pietro Argentino e il sostituto Mariano Buccoliero che in questo anno hanno condotto le indagini. I magistrati nella lettura delle 44 pagine della Cassazione hanno intravisto più di un punto a favore della loro lettura. Di capitale importanza viene ritenuto il riconoscimento delle parole dei testimoni grazie ai quali la procura è riuscita a ricostruire i movimenti di Sarah nei momenti precedenti il delitto. In particolare la stessa Corte ha definito attendibili quelle deposizioni a cominciare da quella di Antonio Petarra, il vicino che notò più volte Sarah il giorno dell´omicidio: è lui che racconta di aver visto la ragazza andare verso casa Misseri poco prima delle 14. «È lui che ci conferma - ragionano i pm - che la ragazzina arrivò alle 14 a casa di Sabrina Misseri». Queste e le altre considerazioni che puntellano la ricostruzione dell´omicidio fatta dalla procura saranno raccolte in una memoria che i magistrati depositeranno nel corso del prossimo appuntamento al Riesame. La decisione della Cassazione non è stata presa bene dalla mamma di Sarah, Concetta Scazzi. «Sono convinto - ha detto il suo legale, Walter Biscotti - che la verità su questo caso verrà fuori dal dibattimento nell´aula del processo, in quanto sappiamo che la bambina è entrata viva ed è uscita morta da quella casa in cui tra l´appartamento e il garage c´erano tre persone. Intanto oggi sulla morte di Sarah torneranno ad accendersi i riflettori della Cassazione. Al vaglio della Corte la richiesta dei difensori di Sabrina, avvocati Franco Coppi e Nicola Marseglia, di spostare il processo da Taranto a Potenza. Secondo i due legali, l´ambiente tarantino è inquinato da pregiudizi. E questo non garantirebbe un processo equo alla giovane alla sbarra con capi di imputazione da ergastolo. MARIO DILIBERTO , la Repubblica 12/10/2011 DAI RIS L´ULTIMA DOCCIA FREDDA NELLA VILLETTA DI MISSERI NESSUNA TRACCIA DELLA VITTIMA - AVETRANA - Questa di Avetrana è sempre più una storia difficile da raccontare. È infatti una storia senza punti e piena invece di virgole, parentesi e soprattutto di punti interrogativi. Se possibile, poi, - è il caso delle motivazioni della Cassazione depositata lunedì - anche quando le certezze sembrano apposte, vengono spazzate via con grande facilità. Per esempio: i carabinieri dei Ris hanno appena depositato una relazione sostenendo che non c´è alcun riscontro scientifico all´omicidio di Sarah. Niente tracce della ragazza nel garage. Niente tracce nella macchina, niente sulla corda con la quale Misseri ha raccontato di averla calato nel pozzo, niente nemmeno sulle cinture, presunte arme di delitto. È una storia così complicata, questa, che si arriva al paradosso costruito involontariamente dalla Cassazione che disegna tre "soppressori" di cadavere (Michele Misseri, Sabrina Misseri e Cosima Serrano) ma nemmeno un assassino come se la povera Sarah si fosse ammazzata da sola e poi gli zii e la cugina l´avessero calata nel pozzo. Pozzo che appare un po´ una metafora di tutto il resto: questa di Avetrana è sempre più una storia piena di buchi neri. GLI ASSASSINI La procura è convinta che a uccidere Sarah siano state Sabrina e Cosima. In realtà, però, come ha sottolineato la Cassazione, Sabrina è in carcere anche per aver ucciso Sarah insieme con il padre Michele: quella ordinanza non è mai stata annullata. Non solo. Non c´è nessuna traccia che inchioda madre e figlia: manca l´arma del delitto. Non ci sono testimoni. L´unico, il fioraio Buccolieri, ha raccontato prima informalmente di aver visto Sarah mentre veniva trascinata nell´auto di Cosima. E poi però ha smentito tutto: «Era solo un sogno». In compenso, però, c´è zio Michele che mentre si infuria a mezzo stampa con la moglie («quando ero in carcere ha tagliato male tutta l´uva, ha combinato un disastro») continua ad autoaccusarsi dell´omicidio di Sarah. Ma non gli crede nessuno. IL LUOGO E L´ARMA «Il soffocamento avviene ora in casa Misseri, ora nel garage, ora nella macchina di Cosima» scrive la Cassazione. Ed effettivamente non è chiaro dove Sarah sia stata ammazzata, visto che le ricostruzioni si sovrappongono tra loro ma spesso non combaciano. La mazzata è arrivata poi dai rilievi dei Ris che - seppur in alcuni casi effettuati tre mesi dopo l´omicidio - non hanno dato alcun risultato: non ci sono tracce di Sarah a casa Misseri e in nessuno dei presunti luoghi del delitto. E soprattutto non ci sono tracce della ragazza sulle armi del delitto possibili sequestrate nel corso dei mesi. Le cinquanta cinture di Sabrina, la corda di Michele, il compressore del garage: è stato tutto analizzato senza alcun esito. L´ORA DEL DELITTO La procura la colloca tra le 13.55 quando Sarah viene vista per strada e le 14,25 quando a casa Misseri arriva Mariangela Spagnoletti. Lo stesso fa la Cassazione ritenendo genuina la testimonianza di un uomo che è sicuro di aver visto Sarah poco prima delle 14 passeggiare verso casa Misseri. «La ragazza è arrivata lì e ha trovato la morte: Sabrina ha poi aspettato per strada l´amica Mariangela per evitare che si accorgesse dei movimenti in macchina e ha mentito alla zia Concetta, quando è andata a chiedere di Sarah, sostenendo che i genitori non erano in casa» dice in sintesi la Procura. La difesa fa notare però che c´è stato uno scambio di squilli e sms tra Sarah e Sabrina intorono alle 14,30 quando la ragazza secondo questa ricostruzione avrebbe già dovuto essere morta. «Ha fatto tutto Sabrina - risponde l´accusa - per depistare e avere un alibi». IL MOVENTE «Ciao mi chiamo Sarah, in questo periodo sono molto legata ad un ragazzo che ha 27 anni, io ne ho solo 15 ma lui è dolcissimo con me e mi coccola sempre, si chiama Ivano, e lui piace anche a mia cugina Sabrina». Sarah appuntava queste parole sul suo diario qualche giorno prima di essere ammazzata. Mentre Sabrina tempestava Ivano di sms e scenate di gelosia. Sono le prove inoppugnabili, secondo la procura, che sta nella gelosia il movente dell´omicidio. La tesi però non convince la Cassazione che ha chiesto al Riesame di Taranto di rimotivare meglio anche questo punto. GIULIANO FOSCHINI , la Repubblica 12/10/2011