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 2011  ottobre 12 Mercoledì calendario

Autentici o croste: il giallo dei quadri di Lucio il pittore - Stavolta sono i quadri. Altri­menti sono canzoni inedite oppu­re raccolte oppure chissà che

Autentici o croste: il giallo dei quadri di Lucio il pittore - Stavolta sono i quadri. Altri­menti sono canzoni inedite oppu­re raccolte oppure chissà che. Bei tempi quando di Lucio Battisti si parlava grazie alla musica, e che musica,senz’altro coraggiosa e vi­sionaria. Adesso sono sempre più spesso bagattelle giudiziarie. Co­me questa. Dal 14 settembre fino al 2 ottobre sono stati esposti al­l’Auditorium Parco della Musica di Roma undici suoi quadri, tutti mai visti prima dal grande pubbli­co, tutti firmati e dipinti a Poggio Bustone in un periodo vagamente compreso tra la fine degli anni Ses­santa e il ’ 72. Ciascuno reca il titolo di una canzone e vai a capire come sia possibile che, come nel caso di quello chiamato Una giornata ug­giosa , il brano sia stato poi pubbli­cato nel 1980, ossia almeno otto an­ni dopo. In ogni caso, sul web se ne parlava da qualche tempo. E, alla vista di quelle tele con colori vivi­di, rosso e turchese e ocra, affianca­ti talvolta a toni tenui e sfumati, qualcuno si è spinto ad affermare che addirittura fossero stati quei quadri ad ispirare parte dei testi di Mogol. Diciamo un po’ azzardato. Bene, i prodromi del caso giudi­ziario sono iniziati ieri, vale a dire quando la mostra Battisti­Il tratto delle emozioni è finita da quasi die­ci giorni. E sono arrivati con tanto di comunicato dei legali: «Gli ere­di di Lucio Battisti fanno sapere di aver interpellato sia la Fondazio­ne Musica per Roma che i curatori della Mostra Gianni Borgna e Car­la Ronga, al fine di conoscere la provenienza delle opere esposte, ma di non aver ricevuto alcun chia­rimento ». In tempo quasi reale è arrivata l’inevitabile risposta: «Non è vero che non sono stati dati chiarimenti», ha detto Borgna al­l’agenzia AdnKronos. Precisando poi: «Io parlo per me e per mio con­­to agli eredi Battisti ( che sono la ve­d­ova Grazia Letizia Veronese e il fi­glio Luca -ndr)hanno risposto ben due avvocati. Queste opere hanno un legittimo proprietario. Sono state realizzate tra il ’66 e il ’72. Erano quadri che erano a casadel padre di Lucio. E sono stati ac­quistati a suo tempo con tanto di at­to notarile ». Insomma, «ho tutti gli elementi per ritenere che si tratti di opere autentiche e certificate. Tanto è vero che sono venuti diver­si parenti a vederle. L’iniziativa fra l’altro ha portato soltanto ulterio­re gloria a Battisti, visto che se n’è parlato benissimo ovunque». Per farla breve, la polemica di giorna­ta si è esaurita così e vedremo co­me andrà a finire. Di sicuro un Lu­cio Battisti pittore, peraltro un po’ naif e non certo all’altezza della sua fama di cantante, ha sorpreso molti. E anche Mogol tempo fa ha detto di non sapere nulla di questa passione, evidentemente coltiva­ta con riservatezza. Invece la sorel­l­a Albarita ha chiaramente dichia­rato che «Lucio si chiudeva in cuci­na e su mezzi di fortuna si metteva a dipingere creando i suoi qua­dri ».In ogni caso,come sempre ac­cade con que­sto artista che ha saputo vela­re la propria fa­ma meglio di chiunque al­tro, intorno a questi quadri c’è un mistero che neppure si trattasse di un caso di Stato. Qualcuno dice che, poco pri­ma di morire nel 2008 a novanta­cinque anni, il padre Alfiero abbia disposto che fosse giunto il mo­mento di rivelare al mondo quan­to il figlio fosse bravo anche con i pennelli. E, sempre stando a quel­le indiscrezioni che si moltiplica­no in mancanza di conferme, a un’asta le tele furono acquistate da una collezionista romana che fu poi aiutata dal pianista e compo­sit­ore Rodolfo Matulich di Novi Li­gure, che ha curato tra l’altro gli ar­rangiamenti del filmTroppo soledi Giuseppe Bertolucci, a cedere i quadri con l’obiettivo di realizzare un museo Battisti in provincia di Alessandria. Ecco, fine del prolo­go. Vedremo la trama.