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 2011  ottobre 12 Mercoledì calendario

L’ira di Lumumba: «Amanda è un’attrice» - Lumumba Patrick.Statura:1,68.Capel­li: ricci. Occhi: scuri

L’ira di Lumumba: «Amanda è un’attrice» - Lumumba Patrick.Statura:1,68.Capel­li: ricci. Occhi: scuri. Segni particolari: in­giustamente accusato di omicidio. A indicarlo come il killer di Meredith KercherfupropriolaneoinnocenteAman­da Knox che fece il nome del livoriano, ben sapendo che Lumumba-alias l’«africano» -col delitto di Mez non c’entrava nulla.Per­ché allora Amanda si comportò in quel mo­do? Fu imbeccata da qualcuno? Lo fece per allontanare da sé possibili sospetti? O c’è dell’altro? Il mistero resta, e sarà inte­ressante conoscere- in sede di motivazio­ne - la tesi dei giudici. Infatti l’unica con­danna sul groppone con cui la Knox se n’è tornata a Seattle sono stati i 3 anni inflitti dalla corte d’assise di appello di Perugia per calunnia nei confronti dell’ex barista di colore. Dire che oggi il signor Lumumba ha il dente avvelenato è dire poco. Il suo sfogo al Daily Mail è umanamente comprensibi­­le: «Quelle di Amanda, al verdetto di asso­luzione, sono lacrime di coccodrillo, face­vano parte di una strategia difensiva». Pa­trick, nel novembre 2007, si fece due setti­mane in carcere. A puntare l’indice contro di lui fu Amanda. Patrick venne arrestato a Perugia. Le manette, lo sguardo spiritato, la pelle nera come una lavagna su cui scri­vere una sola parola: colpevole. Titoli in prima pagina:«Preso l’assassino della stu­dentessa inglese». Bastò poco per capire che il «nero» era stato messo in mezzo, quindi libero con tante scuse. Ma le cicatri­ci restano. Lumumba ne ha tante e non le nasconde: «Sono furioso. Quando ho ascoltato la sentenza sono rimasto sciocca­to per la povera Meredith. Amanda è un’at­trice fantastica, e lo sarà sempre. Ho tra­scorso due settimane in carcere per qual­cosa che non avevo fatto, solo perché Amanda disse che ero l’assassino.Non di­menticherò mai il momento in cui la poli­zia mi portò via. Meredith è stata la prima vittima e io la seconda. A causa delle dichia­razioni di Amanda ho perso il lavoro e ora non ho più niente. Mi resta solo la fami­glia ». Lumumba sottolinea come Amanda non gli abbia mai chiesto scusa: «Quello che ho trovato sconvolgente è vedere il cap­pellano del carcere sostenere Amanda, di­chiararne l’innocenza, ma mai incorag­giarla a chiedermi scusa. E la Chiesa inse­gna il perdono. Il cappellano ha detto che è “Amanda l’Angelo“, ma lei non mi ha mai chiesto scusa per quanto mi ha fatto. Le sue bugie non hanno colpito solo me, ma anche la mia famiglia, e dopo il mio arresto anche la mia attività lavorativa, perché, sebbene ne fossi uscito pulito, i clienti non venivano più a causa della cattiva pubblici­tà ». A Perugia Lumumba gestiva il pub «Le Chic», frequentato da studenti: «Ho dovu­to chiudere il locale, licenziare il persona­le e ora non ho un lavoro, a parte qualche serata nei locali come deejay». Patrick ora vive in Polonia, nella casa del­la moglie. Ogni giorno pensa a quanto gli è capitato. E ogni giorno scrolla la testa. Sen­za capire.