Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  ottobre 12 Mercoledì calendario

VITA DI CAVOUR - PUNTATA 214 - QUESTIONE DI SOLDI


Come stavano a soldi? Glielo domando con un retropensiero. C’è tutta una pubblicistica adesso secondo la quale la conquista del Mezzogiorno alla fine fu un calcolo di bottega, con i bei soldi che si trovavano nella cassa di Francesco II si sarebbero ripianati gli enormi debiti del Regno di Sardegna.

Il calcolo forse venne fatto, ma i debiti non furono affatto ripianati. Anzi, per ogni acquisizione il bilancio dello Stato peggiorava, perché si tiravano dentro non solo gli attivi ma pure i passivi.

Anche quando si presero la Lombardia?

Intanto gli austriaci imposero che un settimo del loro debito seguisse il destino della Lombardia. E si trattava di 183 milioni, anticipati dai francesi e rimborsati con altrettanta rendita. E poi: i 50 milioni che Cavour s’era fatto prestare per la II guerra d’indipendenza non erano bastati. C’erano voluti mutui e buoni del tesoro per altri 33 milioni...

Stavolta Rothschild...

No, che Rothschild, avevano provveduto la Banca Nazionale e la Banca di Savoia. Quindi era stato imposto il corso forzoso dei biglietti (fino al 1˚ novembre). Aggregata la Lombardia, invece di 150 milioni di uscite e 141 di entrate, cioè nove di perdita (a consuntivo), s’erano messi a bilancio 274 milioni in uscita e 214 in entrata, vale a dire 60 milioni di perdita. A giugno s’era dovuto negoziare un altro prestito da 150 milioni (metà su Rothschild) e poi il governo La Marmora-Rattazzi, in stretto contatto con Cavour, aveva raccolto altri 100 milioni da una sottoscrizione nel paese. Lei avrà notato che, nel nuovo governo italiano, al ministero delle Finanze c’era Bastogi...

Bastogi... la Bastogi è anche quotata in Borsa...

Sì, è l’ultima espressione delle Ferrovie meridionali, che Bastogi costruirà dieci anni dopo, un altro scandalo italiano... Insomma, Bastogi, livornese, era un gran finanziere e s’era fatto notare in occasione del prestito da 150 milioni di giugno per via di un bel discorso pronunciato in Parlamento: « Immaginate - aveva detto - compiuta la linea ferrata da Livorno a Bologna, dal Mediterraneo all’Adriatico; immaginate eseguite la strada litoranea dal Varo al Chiarone, forato il Moncenisio, tagliato l’istmo di Suez [...] Se noi pensiamo a questo avvenire, ci sembra che Iddio voglia ridare all’Italia lo splendore delle sue antiche e perdute ricchezze, ora che per la prima volta diventa nazione ». Discorsi che faceva di continuo e che significavano: non è il momento di badare a spese, i debiti saranno ampiamente ripagati dalla ricchezza che produrremo con l’abbattimento di dazi e tariffe, creazione di banche, costruzione di strade, porti, ponti, l’aumento dei consumi provocherà domanda di beni, eccetera eccetera, un ciclo che 150 anni dopo conosciamo bene, per essersi nel frattempo attorcigliato in tutte le patologie possibili.

Cavour era d’accordo?

Del tutto d’accordo. « La libertà [...] sviluppando le forze morali dell’uomo, aumenta le sue forze produttrici: onde io sono d’avviso che per l’effetto delle nuove istituzioni in pochi anni questo nuovo regno si troverà in condizione di sopportare i pesi attuali e forse pesi maggiori, senza che siano reputati soverchi ». Inoltre, la « definitiva liberazione [...] dipende non meno dal numero dei soldati che dal numero dei milioni di cui potrà disporre ». I due - Bastogi e Cavour - prepararono i provvedimenti del caso, intanto unificando i debiti della penisola che ammontavano a quel punto (1861) a due miliardi e 402 milioni, con un deficit - differenza tra entrate e uscite - di 315 milioni...

Mi pare un disastro...

Già. Bastogi chiese e ottenne 500 milioni in prestito...

500 milioni! Guarda come i numeri sono cambiati!

Cavour, che credeva nella politica degli investimenti e dello sviluppo, ne paventava pure le incognite e scrisse a un certo punto a Nigra: « Se non giungiamo a entrare in una via che ci conduca al pareggio delle entrate colle spese, l’Italia si sfascerà ». Non si poteva aumentare l’imposta fondiaria prima di unificare i catasti, non parliamo di tassare le rendite o i redditi in un paese dove non si riusciva a richiamare la gente sotto le armi, un paese per metà già devastato dai briganti e prossimo a una guerra civile che sarebbe durata un lustro. Bastogi si preparava a una sfilza di tasse. Registro, bollo, successione, manomorta, movimento ferroviario, imposta sulle società, imposta sulle assicurazioni.

Sembrano pratiche da governi di sinistra.

Vennero adottate quando Cavour era già morto. Ma il conte le avrebbe comunque condivise. Stiamo parlando di tasse in un paese che quasi non ne aveva.

Era giusto mettere le stesse tasse al sud e al nord, in regioni tanto diverse dal punto di vista economico e dello sviluppo?

Bastogi disse che « avendo in mente un sistema uniforme d’imposte, conviene che le varie parti d’Italia abbiano la medesima forza per sopportare i medesimi pesi. Quindi è necessario dare immediatamente mano a tutte quelle opere che possono dare impulso ed incremento a tutte queste forze ».

Quali opere, per esempio?

Le ferrovie, soprattutto.