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 2011  ottobre 12 Mercoledì calendario

Pininfarina ha chiuso le attività industriali - La Pininfarina non produrrà più auto; alla fine di una lunga crisi ieri l’azienda ha comunicato che cessa la sua attività industriale

Pininfarina ha chiuso le attività industriali - La Pininfarina non produrrà più auto; alla fine di una lunga crisi ieri l’azienda ha comunicato che cessa la sua attività industriale. Rimane in piedi, naturalmente, quella di design e progettazione; l’azienda disegnerà auto, stadi, oggetti. Ma dai suoi stabilimenti non usciranno più automobili prodotte per conto terzi. E meno che meno auto elettriche, quelle che erano il sogno industriarle di Andrea Pininfarina, e che in Italia non hanno trovato alcun sostegno, neppure una sola commessa pubblica. A differenza della Francia dove il Comune di Parigi ha ordinato 4 mila veicoli che sono la filiazione della originaria Bluecar. Però non le produce Pininfarina, ma - in un suo stabilimento una azienda torinese, la Cecomp, per conto del finanziere bretone Vincent Bollorè. Finisce così l’era dei carrozzieri torinesi che hanno portato con le proprie realizzazioni il design italiano nel mondo e che hanno prodotto alcune tra le più belle auto del Novecento. E 127 lavoratori - di cui 77 nel Canavese e gli altri a Cambiano dove c’è il quartier generale - perderanno il lavoro. A fine anno finiranno anche gli ultimi ammortizzatori sociali consumati in anni di difficoltà iniziatesi prima della recessione e aggravate dalla morte nel 2008 di Andrea Pininfarina. Per il segretario Fiom, Giorgio Airaudo, «i licenziamenti sono inaccettabili». E spiega: «Rischiano di essere solo il primo segnale di una serie che arriverà nei primi mesi del 2012 da parte di aziende che hanno finito gli ammortizzatori sociali. Occorre un piano per bloccare tutti i licenziamenti altrimenti si rischia il dramma sociale». Aggiunge: «Con la cessazione dell’attività industriale di Pininfarina, si perde una potenzialità, quella di produrre auto elettriche anche per il mercato italiano. Perdiamo come territorio l’aggancio con il futuro. Disperdiamo un patrimonio, quello dei carrozzieri, che era unico. Sono mancati la politica e il governo e anche la regione Piemonte. Non si può far decidere a finanzieri, da Bollorè a Marchionne, perché così si perdono i prodotti sul nostro territorio». E ricorda: «Se non si fosse fatta l’operazione nel 2009 di cessione di uno stabilimento e di 900 lavoratori a Rossignolo oggi la situazione sarebbe ancora più drammatica». La Fiom è il sindacato che ha sempre creduto nell’innovazione di prodotto rappresentata dall’auto elettrica come grimaldello per il futuro del settore. Invece il segretario Uilm, Maurizio Peverati, dice ora di non averci mai creduto: «Per dieci anni ancora quel tipo di auto non avrà mercato. Come prevedevo non ha portato alcun risultato positivo». E spiega: «Verificheremo tutte le strade possibili per evitare gli esuberi. Chiederemo alla Regione di trovare una soluzione visto che gli ammortizzatori sociali sono finiti». Il segretario Fim, Claudio Chiarle, è sconsolato: «Abbiamo un problema in più rispetto ai tanti che già ci sono nel torinese. Il progetto dell’auto elettrica non è bastato a dare un futuro all’azienda e adesso salterà anche il progetto di utilizzo dell’elettrico per fare autobus». Annuncia: «Dovremo metterci introno a un tavolo e coinvolgere le istituzioni per trovare una soluzione per i 127 esuberi».