PAOLO MASTROLILLI, La Stampa 12/10/2011, 12 ottobre 2011
“Killer iraniani negli Stati Uniti” - Come ha detto il direttore dell’Fbi, Robert Mueller, «questo complotto è più originale di una sceneggiatura di Hollywood»
“Killer iraniani negli Stati Uniti” - Come ha detto il direttore dell’Fbi, Robert Mueller, «questo complotto è più originale di una sceneggiatura di Hollywood». Due iraniani, legati alle fazioni più estremistiche del governo di Teheran, volevano uccidere l’ambasciatore saudita a Washington, facendo esplodere una bomba in un ristorante dove mangiava. Per riuscirci avevano chiesto la collaborazione dei narcotrafficanti messicani, e questo è il passo falso che li ha traditi. La notizia è stata rivelata ieri durante una conferenza stampa dallo stesso Mueller e dal ministro della Giustizia Eric Holder, a dimostrazione che il governo americano ci crede al massimo livello. Uno degli accusati è stato già arrestato e portato in tribunale. Il presidente Obama ha ringraziato le forze dell’ordine per aver sgominato il complotto, che secondo Holder è stato «pensato e sponsorizzato da elementi del governo iraniano». Un’accusa che sta già scatenando una crisi internazionale. In serata Obama ha chiamato l’ambasciatore saudita Adel al-Jubeir per esprimere la solidarietà. Secondo Obama il complotto era una «flagrante violazione della legge». Le indagini erano cominciate nel maggio scorso, quando i due sospettati avevano avviato l’operazione. Al centro del complotto c’erano Manssor Arbab Arbabsiar, un iraniano di 56 anni che vive ad Austin, in Texas, ed è naturalizzato americano, e Gholam Shakuri, membro della Quds Force, il reparto paramilitare d’élite della Guardia rivoluzionaria, che tirava le fila dell’operazione da Teheran. I due volevano uccidere l’ambasciatore saudita a Washington, vicino alla casa regnante, di cui è il principale consigliere sui temi della sicurezza. Il piano puntava a piazzare una bomba nel ristorante della capitale in cui mangiava, e prevedeva ingenti danni collaterali: se fossero morte decine di persone estranee alla vicenda sarebbe stata una conseguenza sfortunata da accettare. Arbabsiar e Shakuri non pensavano di poter agire da soli. Il primo andava spesso dal Texas in Messico, dove riteneva di avere contatti con i narcotrafficanti locali. Quindi aveva suggerito di coinvolgerli nell’operazione, offrendo una ricompensa da un milione e mezzo di dollari: i primi centomila erano già arrivati sul suo conto americano, come anticipo. Il complice con cui era andato a parlare, però, lo ha tradito. In realtà era un informatore dell’Fbi, e appena ha sentito il piano ha avvertito le autorità Usa col governo messicano. L’Fbi ha chiesto al suo collaboratore di continuare a fare la parte del complice, fino a quando le prove contro i due attentatori non fossero diventate abbastanza certe da consentire l’arresto. A Obama è stato informato del complotto e ha dato alle agenzie di sicurezza l’autorizzazione a impiegare tutti i mezzi necessari per stroncarlo. Il 29 settembre, infatti, Arbabsiar è stato arrestato all’aeroporto di New York. Shakuri invece è ancora in Iran. Holder ha detto che Teheran verrà posta davanti alle sue responsabilità, e questo potrebbe significare ritorsioni sotto forma di nuove sanzioni economiche, coinvolgendo anche il Consiglio di sicurezza dell’Onu. Se infatti la Quds Force fosse davvero coinvolta, difficilmente avrebbe agito senza ricevere ordini dalle massime autorità della Repubblica islamica. Il presidente Ahmadinejad, tramite il portavoce Akbar Javanfekr, ha liquidato il complotto come «una fabbricazione». Secondo Teheran, il governo americano ha seri problemi interni a causa della crisi economica, e quindi ha inventato questa «favola da bambini» per distrarre l’opinione pubblica. È anche vero, però, che l’Iran avrebbe diversi motivi per colpire un saudita negli Stati Uniti. I contrasti con Washington sono noti, soprattutto a causa del programma nucleare che per gli americani serve a costruire armi atomiche. Inoltre l’Arabia Saudita, Paese sunnita, è da sempre un rivale degli sciiti iraniani. Riad ha criticato la repressione in Siria di Assad, che ha un ottimo rapporto con Teheran. Inoltre, secondo il capo dell’Fbi Mueller, i due accusati volevano colpire anche l’ambasciata israeliana e altri obiettivi sul suolo americano.