Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  ottobre 12 Mercoledì calendario

«SIAMO IN TRENTA PRONTI A STACCARE LA SPINA» — E

allora, onorevole Paolo Russo, lei che è uno scajoliano di ferro, che cosa pensa di ciò che è successo?
«È stata davvero una buona giornata».

Ma come, la maggioranza di cui lei fa ancora parte è quasi disperata, cerca in tutti i modi di rimediare alla sconfitta in Aula sul rendiconto di bilancio, e lei dice che va tutto bene?
«Sì. Perché, seppure con grande amarezza, abbiamo avuto l’immagine plastica della situazione in cui viviamo e di come sia difficile andare avanti in questo modo».

Lei ha votato sì, quindi è stato sconfitto.
«E come farei a votare diversamente? Per ora aderiamo alla maggioranza. Voteremo "no" solo dopo un preciso percorso, fatto alla luce del sole».

Ma per quanto tempo ancora potrà reggere la maggioranza?
«Non lo so. Le difficoltà sono tante. C’è un’assenza di disegno, se n’è accorto perfino il presidente d’Aula».

C’è chi è convinto che quello di ieri sia stato un agguato.
«Ma magari fosse stato un agguato. Qui c’è solo dissolvenza. I parlamentari si tengono in Aula solo se sono coinvolti e motivati in un progetto, altrimenti non può bastare un richiamo all’ordine».

Voi scajoliani siete comunque in prima fila sul banco dei sospettati.
«La realtà è un’altra e lo sanno anche loro. Il fatto è che, stando per il momento fuori da incarichi importanti, vediamo di più la dissolvenza e il dissenso che albergano nelle file della maggioranza. Vediamo la gente spaesata, senza una bussola, di fronte a una crisi economica che nessuno vuole affrontare sul serio. E qual è la risposta dei vertici del partito? Serrare le fila con un sms che arriva all’ultimo momento oppure procacciando qua e là il voto di qualche responsabile... L’unica via d’uscita per Berlusconi sarebbe tornare a quel rivoluzionario che era nel ’94».

In che modo?
«Niente rimpasti o manovre di palazzo. Ci vuole un’operazione aperta al Paese: il premier o fa due passi avanti guidando il processo di cambiamento oppure ne fa due indietro azzerando tutte le cariche attuali».

Come si fa senza passare prima per le urne?
«Noi crediamo che il Paese non abbia bisogno domani mattina di elezioni. Di fronte a una crisi economica di così grande portata è piuttosto necessario realizzare "il governo dei migliori" che riesca a ridurre il debito pubblico e fare una nuova legge elettorale prima di andare al voto nel 2013. Io non mi rassegno al clima di crescente sconfittismo che regna nel centrodestra. Desidero contribuire a vincere. Per questo propongo subito un governo più ampio di questa maggioranza».

Aperto quindi anche al Pd?
«Ma certo. Siamo di fronte a una partita mondiale e vogliamo fare giocare il Milan invece della Nazionale? Magari il presidente di quel prestigioso club potrebbe indicare la strada, ma poi si dovrebbe fare tutto insieme agli altri che tengono al bene del Paese».

Ieri però Scajola non ha votato.
«Pensa per caso che se Scajola avesse detto a me, che sono il segretario generale della fondazione Cristoforo Colombo per le libertà, di staccare la spina non ci sarebbe stato un gruppo di 30 deputati pronto a seguirci?».

Non gliel’ha detto, ma potrebbe dirglielo nei prossimi giorni?
«Nelle prossime ore porremo questioni centrali per il Paese, a partire dallo sviluppo, avanzeremo soluzioni. Speriamo che ci ascolteranno».

Altrimenti?
«Se è successo quello che è successo senza un agguato, potete facilmente immaginare che cosa potrebbe accadere se ci fosse una volontà dichiarata di esprimere il nostro dissenso».
Roberto Zuccolini