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 2011  ottobre 12 Mercoledì calendario

LA GIUSTIZIA DELL’AMNISTIA PERMANENTE


Alla fine, dopo una lunga attesa, l’amnistia c’è stata, anche se ha riguardato poco più di seimilatrecento detenuti.
Le agenzie di stampa hanno battuto la notizia di primo mattino l’altro ieri, così presto per una questione di fuso orario. La notizia è stata ripresa ieri da un solo giornale, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana. L’Avvenire, in effetti, ha un ottimo notiziario internazionale. Perché la vicenda naturalmente non riguarda l’Italia ma la Birmania. Di tutto questo nemmeno chi scrive si sarebbe accorto e deve ringraziare un attento redattore di radio radicale, Aurelio Aversa.
Questa notizia può essere messa a confronto con una più fresca, giusto di ieri, che riguarda invece il nostro paese. Secondo il presidente del sindacato dei magistrati Palamara, in Italia l’amnistia non è necessaria perché già c’è, anzi è permanente. Palamara si riferisce alla prescrizione, e al fatto che la commissione giustizia del Senato è in queste ore impegnata allo spasimo a farla diventare ancora più breve. Palamara ha ragione, solo che omette di trarne le conseguenze. L’amnistia italiana è solo per i ricchi, con adeguati studi legali da mobilitare e non ha alcun effetto sul lavoro dei magistrati ridotto a una riedizione della fatica di Sisifo. L’amnistia, quella vera, potrebbe essere “una tantum” la leva per la riforma della giustizia mentre questa amnistia “permanente” perpetua già oggi una giustizia classista. Anche se il presidente del’Anm non lo dice.