Laura Putti, La Repubblica 7/10/2011, 7 ottobre 2011
ISLAM - A Parigi è in scena, con i sottotitoli in francese, Can we talk about it? di e con Lloyd Newson, in cui si comincia chiedendo al pubblico chi si sente superiore ai talebani
ISLAM - A Parigi è in scena, con i sottotitoli in francese, Can we talk about it? di e con Lloyd Newson, in cui si comincia chiedendo al pubblico chi si sente superiore ai talebani. Si alzano poche mani in platea. Nel resto dello spettacolo Newson sostiene che siamo superiori ai talebani «perché rispettiamo i diritti delle minoranze, perché da noi le donne sono libere e gli omosessuali non finiscono in carcere, perché viviamo in società laiche in cui tutte le religioni sono rispettate». Testi di Amis, di Rushdie, di Garton Ash e altri storici, di attivisti, imam, giornalisti, insegnanti. «Senza mai smettere di muoversi i danzatori parlano, anzi sussurrano in piccoli microfoni. Da questo affresco di parole emerge chiaro il messaggio: il multiculturalismo all’inglese ha fallito, è urgente trovare una nuova maniera di vivere insieme.» Newson: «Non sono islamofobico. Sono un uomo di sinistra. Nella mia compagnia ci sono due danzatori musulmani, uno dei quali molto devoto e praticante. Gli ho sempre chiesto se, in qualche modo, quello che facevo lo offendesse. Mai si è sentito offeso, è in scena tutte le sere. Lo spettacolo è contro ogni forma di censura. In quale paese musulmano esiste la libertà di stampa? In quale paese musulmano i diritti delle donne, i diritti degli omosessuali, i diritti delle minoranze sono rispettati? Nell’accettare senza discutere valori così diversi dai nostri, l’occidente ha tradito i suoi. Pieni di sensi di colpa, se critichiamo ci sentiamo razzisti. Ma, tollerando la disuguaglianza e la discriminazione, l’Inghilterra ha permesso la costituzione di 85 “sharia councils”, i tribunali islamici che verificano l’applicazione delle loro leggi sul territorio inglese».