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 2011  ottobre 12 Mercoledì calendario

VanMarvijk Bert

• Deventer (Olanda) 19 maggio 1952. Allenatore di calcio. Dell’Olanda, che nel 2010 ha condotto alla finale del campionato del mondo. Nel 2002 vinse col Feyenoord la Coppa Uefa. È il suocero di Mark Van Bommel (vedi VAN BOMMEL Mark) • «[...] Il principale problema, con lui, era capire se ci volesse la “c” prima della “k”: ebbene no, non ci vuole. Abbronzato come Lippi, con il quale condivide anche il capello bianco e l’occhio azzurro [...] giocò a pallone senza brillare e senza fallire, vagando in squadre di periferia e anche meno (Go Ahead Eagles, Az 67, Maastricht, Fortuna Sittard e, meravigliosa conclusione, Assent), una volta indossò la maglia arancione: e forse una sola è pure peggio che niente, perché esci con Charlize Theron e lei la sera dopo stacca il telefono. La geografia dell’assenza proseguì anche da tecnico, quando le città si chiamavano Meerssen, Herderen, Limmel, fino a raggiungere il Feyenoord e addirittura la Coppa Uefa 2002. Provò poi in Germania, al Borussia Dortmund, ma venne cacciato. Il simpatico Lambertus è, essenzialmente, un selezionatore, come a suo tempo Bearzot, come Vicini: di quella razza lì. Rivaluta una figura che pareva perduta per sempre, è un artigiano che ha in mano la lima solo per pochi giorni, e con quella deve sgrezzare capolavori. La sua antologia è piena di brani interessanti. “Voglio fare del buon calcio, non del calcio eccitante”. “Il caso e la fortuna non mi interessano”. “La prima cosa è il risultato, la seconda e la terza anche”. “L’Olanda ha chiuso con l´arroganza e la sufficienza”. Ma soprattutto, tenetevi forte: “Il calcio totale è morto”. [...]» (Maurizio Crosetti, “la Repubblica” 5/7/2010) • «Se a vent’anni ti dicono che sei un piccolo Cruijff, le possibilità sono due: crederci o non crederci. Lambertus van Marwijk detto Bert ha scelto di non crederci e questo probabilmente ha salvato la sua psiche. Van Marwijk ha continuato a portare i capelli lunghi, a fare il playboy e a correre sulla fascia senza però dannarsi troppo l’anima. Era bravo, raccontano, però un po’ molle, e non sembra essersene dato mai troppo pensiero. Con gli allenatori andava d’accordo ma non troppo e a differenza di Cruijff non ha mai picchiato un arbitro. Mentre Cruijff perdeva la sua prima finale di Coppa Campioni (1969, Milan-Ajax 4-1), Bert giocava la sua prima stagione nel Go Ahead Eagles di Deventer, squadra vincente, però nell’anteguerra. Comunque la sua brava carriera, soprattutto da ala sinistra, alla fine l’ha fatta: 390 partite nel campionato olandese, una in nazionale. Da giocatore Van Marwijk pensava a se stesso e non era il tipo che trascinava la squadra. Sarà per questo che è diventato un teorico del gruppo soprattutto [...] secondo i sondaggi, piace anche alle donne e ai bambini, e nelle conferenze stampa non mancano mai le domande dell’inviato della tv dei ragazzi, al quale Van Marwijk risponde con una pazienza molto superiore a quella riservata ai cronisti stranieri. [...]» (Alessandro Bocci, “Corriere della Sera” 5/7/2010) • Vedi anche Roberto Beccantini, “La Stampa” 11/7/2010.