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 2011  ottobre 10 Lunedì calendario

Un quartiere in rivolta contro i sordomuti: «Fanno troppi schiamazzi» - Da quattro anni i sordo­muti dell’Istituto Magarotto di Pa­dova alzano troppo la «voce»

Un quartiere in rivolta contro i sordomuti: «Fanno troppi schiamazzi» - Da quattro anni i sordo­muti dell’Istituto Magarotto di Pa­dova alzano troppo la «voce». Un miracolo? No, è il motivo della de­nuncia che alcune famiglie di via Cottolengo, nel quartiere dell’Ar­cella a Padova, hanno presentato nei confronti di questi ragazzi un po’ troppo rumorosi. Ci sarebbe da ridere se non fos­se tutto tremendamente serio. I muti che gridano e tengono svegli i residenti del rione San Carlo sem­brano usciti direttamente da una commedia all’italiana, con battu­ta incorporata sentita tra uno spri­tz e l’altro nei bar di Padova: «Per forza che gridano, sono sordi e non si sentono». In realtà la de­nuncia che le famiglie di via Cotto­lengo, tramite l’avvocato Silvio Barbero, hanno recapitato alla Procura della Repubblica contie­ne anni di scontri, dispetti, segna­lazioni, diffide, tutta roba inutile, almeno finora, a giudicare dai ri­sultati. E quindi, se giudice deve essere, che giudice sia. Questo il ragionamento che ha indotto i coniugi Gastone Fattore e Maurizia Cervi a capeggiare la «rivolta» del quartiere e a chiede­re un pronunciamento giudizia­rio. Anche perché,negli ultimi me­si l’escalation di baccano era stata tale da provocare l’inoltro di due diffide al comando dei carabinie­ri. «Non riusciamo più a dormire­spiega Fattori - e non sappiamo più a chi rivolgerci per vedere tute­late le nostre ragioni». Dopo aver tentato una composizione pacifi­ca dell­a vicenda e aver fatto recapi­tare due diffide tramite i carabinie­ri, ora le famiglie hanno deciso per la linea dura. Il convitto del Magarotto ospita una settantina di studenti sordo­muti: come hanno fatto a far tanto baccano al punto da scatenare le carte bollate? «Il problema diven­ta emergenza soprattutto nei me­si più caldi - spiegano i residenti ­quando gli studenti lasciano por­te e finestre aperte delle stanze e le loro urla ci impediscono di pren­dere sonno. Per non parlare del di­sastro che lasciano nel retro della scuola, che guarda caso confina con i nostri giardini: è diventato un letamaio.È una vita che segna­liam­o i problemi all’assessore pro­vinciale, ma nessuno ha preso provvedimenti». A rendere insostenibile la situa­zione, aggiungono coloro che han­no presentato la denuncia, ci sa­rebbe l’atteggiamento, come di­re, eccessivamente disinvolto de­gli inquilini disabili. Disinvolto e pericoloso: a maggio e settembre i ragazzi di un istituto, che viene de­scritto come fatiscente, avrebbe­ro ag­giunto ai rumori molesti nuo­ve imprese poco edificanti; in par­ticolar­e in diverse occasioni sareb­bero stati visti mentre accendeva­no fuochi, con grave rischio per le abitazioni della zona.Il nuovo ret­tore dell’istituto, Francesco Baga­tella, forse perché non troppo im­pressionato dalla lista di prece­d­enti casi di schiamazzi e compor­tamente forse eccessivi, appare un po’ sorpreso dall’iniziativa le­gale. «Non ingigantirei più di tan­to la faccenda - ha dichiarato - . In ogni caso mi impegnerò a ricorda­re agli studenti ch­e vanno a seder­si sulle scale di comportarsi in mo­do corretto». Basterà? Difficile, a giudicare dal tono della denuncia e dalla lista di lamentele ormai di­ventata t­roppo lunga per poter es­sere cancellata con un «vogliamo­ci bene». E pensare che alcuni alunni della scuola elementare Forcellini di Padova hanno anche imparato il linguaggio dei segni per stringere un gemellaggio con i colleghi più sfortunati del Maga­rotto, a testimonianza di un meri­torio, ma evidentemente non suf­­ficiente, sforzo di integrazione da parte delle istituzioni deputate. Lilia Manganaro, consigliera nazionale dell’Anffas, ha detto al Mattino di Padova che l’intolle­ranza sta aumentando. «E la de­nuncia nei confronti dei sordomu­ti - ha aggiunto - è frutto di questa intolleranza». I genitori che han­no presentato la denuncia, però, non ci stanno. «L’intolleranza non c’entra, chiediamo solo che vengano rispettate le normali re­gole del vivere civile». In sintesi, chiedono ai sordomuti di tacere. E non è una battuta.