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 2011  ottobre 10 Lunedì calendario

Patrizia Pepe, il lusso a prezzi accessibili - La gelata in arrivo rischia di raffreddare anche la moda italiana

Patrizia Pepe, il lusso a prezzi accessibili - La gelata in arrivo rischia di raffreddare anche la moda italiana. C’è grande preoccupazione nel settore» ammette Claudio Orrea, fondatore e presidente di Patrizia Pepe, uno dei marchi più effervescenti emersi nell’affollato mondo della moda che oggi compete con i grandi big delle sfilate. Ma Orrea continua «a guardare con fiducia alla crescita». I risultati di Patrizia Pepe sono testimoniati dai numeri del 2010: il fatturato è salito a 138 milioni di euro, in aumento del 16% rispetto al 2009 a fronte di utili saliti del 25% a quota 16 milioni. Per quest’anno è previsto un altro salto in avanti, oltre i 160 milioni di ricavi e l’azienda non è indebitata. L’avventura è partita a Firenze nel ‘93. Tutto iniziò quando Orrea decise di diversificare l’attività della sua azienda Tessilform, allora specializzata in pellicce ecologiche. L’imprenditore fiorentino scelse così di dare vita, insieme alla moglie Patrizia Bambi, stilista e anima creativa della casa, a un marchio di abbigliamento, Patrizia Pepe. Il brand si collocò subito nel segmento medio-alto, con una logica di offerta total look. Da allora la crescita è stata costante e alle collezioni da donna si sono aggiunte quelle da uomo, bambino, la lingerie, gli accessori e da quest’anno anche il primo profumo. Allo stesso tempo, i negozi monomarca Patrizia Pepe sono cresciuti in tutto il mondo. I primi tre sono partiti nel 2000 a Milano, Roma e Firenze. Oggi sono 94, tutti nelle vie di maggior prestigio. Di questi 94, ben 73 si trovano fuori dall’Italia. A settembre è stato aperto il nuovo flagship store in via Manzoni a Milano. Sono invece oltre 1.300 i punti vendita multimarca in tutto il mondo, distribuiti tra Francia, Germania, Russia, Cina. Un giro del mappamondo che arriva fino a Cipro ed Azerbaijan. «A farci crescere così tanto è stata la passione per la qualità che abbiamo curato anche grazie all’amore per la tradizione tessile della nostra zona. Il tutto unito però a una proposta di prezzo adeguata, senza mai esagerare» racconta Orrea. E la ricetta si sta rivelando vincente in questo momento in cui il settore rischia di inciampare di fronte alla crisi. A Milano è appena calato il sipario sulle passerelle, accompagnate dal presagio di mesi difficili in arrivo. La crisi finanziaria di quest’estate ha raffreddato un mercato che era appena riuscito a rialzare la testa: nei primi mesi dell’anno, le vendite avevano ricominciato a girare, anche grazie ai russi e arabi. Il trend potrebbe essere compromesso: la Camera della moda di Milano annuncia una revisione delle stime di crescita per quest’anno, più che dimezzata dall’11% al 4%. «Non è bello da dire ma per noi questa stretta può significare più mercato», dice Orrea che aggiunge «è stato così in passato e ci aspettiamo di guadagnare spazio anche questa volta. La crisi ha significato una rimodulazione del budget della clientela. Per questo molti clienti, abituati a comprare a livelli di extra lusso, hanno scoperto che la qualità e l’esclusività si possono trovare anche a prezzi un po’ più bassi e quindi si stanno spostando sul nostro marchio». L’attenzione per il prezzo è testimoniata anche dal debutto di due anni fa di Only 4 Stylish Girls, una nuova linea giovane destinata a giovani tra i 20 e i 25 anni con potere di acquisto medio e grande attenzione alle tendenze. «La risposta del mercato ci ha dato molta soddisfazione con tassi di crescita del 150%. Solo con questa linea contiamo di chiudere l’anno a 9,5 milioni di euro di ricavi», racconta Orrea. Oggi il 50% del fatturato della casa fiorentina viene dall’Italia. In Europa un contributo forte arriva dalla Germania. Fuori dall’Europa i motori della crescita sono in Russia e Asia. «L’espansione nei Paesi emergenti sarà obbligata» sottolinea Orrea. Da qualche anno allo sviluppo contribuisce Internet. «Vedere i clienti che acquistano giacche e stivali dal cellulare è stata una vera sorpresa», ammette Orrea. «Abbiamo aperto alle vendite sul web tre anni fa. Ci aspettavamo risultati buoni ma non il boom che poi abbiamo visto». Nel 2009 il sito Patrizia Pepe ha totalizzato un milione di fatturato. L’anno dopo il risultato è triplicato. «Quest’anno contiamo di chiudere sopra i 5 milioni. Il risultato sta però anche nell’interesse che si è scatenato intorno al nostro marchio. I blog parlano di noi, su Facebook abbiamo raccolto quasi 200 mila fan che passano al setaccio le nostre collezioni, si scambiano consigli. Piace il ricambio continuo». La formula di Patrizia Pepe, conclude Orrea «è più simile a quella del “fast fashion” di Zara e H&M: invece dei due classici ordini stagionali, i negozi vengono riforniti per tutto l’anno, con 40 collezioni per altrettante settimane alle quali si aggiungono due collezioni “main” e due collezioni “flash”, programmate per soddisfare i negozianti più abituati ad acquistare su campionari, ma che successivamente, nel corso della stagione, ritrovano nelle proposte settimanali le integrazioni necessarie ai loro assortimenti».