Amedeo La Mattina, La Stampa, 12/10/2011, 12 ottobre 2011
Scajola, nonostante fosse assente al momento del voto, non c’entra nulla con lo scivolone del governo sul rendiconto dello Stato
Scajola, nonostante fosse assente al momento del voto, non c’entra nulla con lo scivolone del governo sul rendiconto dello Stato. E quando alla fine verrà messa la fiducia, la pattuglia dell’ex ministro delle Attività produttive la voterà. Non è questo il momento e l’occasione per rompere, ma le premesse sembrano ci siano tutte. «Semmai spiega lo stesso Scajola - quello che è successo alla Camera è l’ennesima dimostrazione che questa maggioranza non ce la fa più. Per questo ho chiesto a Berlusconi di farsi protagonista di un forte rilancio politico nel partito e nel governo. Come? Pilotando l’allargamento della base parlamentare o con un esecutivo tutto nuovo presieduto da lui o facendo un passo indietro per dedicarsi totalmente alla costituente dei moderati. Io per me non ho chiesto niente, né ruoli nel partito né posti di governo. Non sono andato a parlare di meschinità. Ho fatto un discorso politico, ho detto che non voterò mai la sfiducia, gli ho spiegato le cose come stanno. Se vuole capirlo bene, altrimenti ne subirà le conseguenze. Farò tutto alla luce del sole - conclude Scajola - perché io non sono un carbonaro o un traditore». Il Cavaliere è rimasto molto colpito dalla franchezza del suo vecchio amico. Il quale durante la colazione di ieri a Palazzo Chigi (c’erano Gianni Letta, Angelino Alfano e Fedele Confalonieri) ha continuato a parlare di «discontinuità». Magari affidando a un fedelissimo la guida del nuovo esecutivo (è stato fatto pure il nome di Letta). Il padrone di casa si aspettava che in un modo o nell’altro lo avrebbe convinto a soprassedere alla stesura di un documento e alla raccolta delle firme. Ha riconosciuto che tutti i problemi elencati dall’ospite sono reali, soffermandosi sui contrasti con Tremonti sul decreto sviluppo e crescita. «I tuoi sono gli stessi argomenti che ha usato l’altra sera mio figlio Luigi, ma io voglio andare avanti, sono sicuro che riusciremo a superare questa fase. Dobbiamo e possiamo risolverli insieme. Vedrai che ci riusciremo. Io non intendo mollare: gli italiani mi hanno votato e voglio arrivare fino al 2013. Ho bisogno del tuo aiuto, della tua collaborazione che non è mai mancata. Se ritieni di poter dare il tuo contributo nel partito, troveremo una soluzione». «Ma se La Russa e Verdini mi vogliono morto. Non mi hanno voluto dare mai spazio - gli ha risposto Scajola - e tu, Silvio, lo sai benissimo». «Le cose possono cambiare - lo ha rassicurato il premier - vedrai... E poi non escludo nemmeno un tuo rientro nel governo». E quanto all’allargamento verso i moderati dell’Udc, Berlusconi ha fatto presente che ci ha provato in tutti modi: «Ho già fatto tutti i tentativi, sempre andati a vuoto. Ho messo in mezzo pure la Chiesa». Quando ha lasciato Palazzo Grazioli, Scajola ha sintetizzato così l’atteggiamento del Cavaliere: «Ha fatto melina». Se l’aspetta, del resto. Per questo aveva già avviato le macchine. In mattinata aveva incontrato una decina di deputati con i quali ha buttato giù la traccia di un documento politico ed economico che in serata ha discusso con Beppe Pisanu con il quale medita di costituire gruppi autonomi alla Camera e al Senato. Un colloquio con Alemanno, contatti telefonici con Formigoni. Oggi Scajola avrebbe dovuto rivedere di nuovo il premier, ma con i problemi che si sono aperti con il voto sul rendiconto dello Stato l’incontro non è più scontato. Insomma, l’ex ministro non ha rinfoderato la sciabola. Dove riuscirà ad arrivare è però tutto da vedere. I berlusconiani sono convinti che non riuscirà a reggere la pressione del Cavaliere e che alla fine si troverà con un pugno di parlamentari al suo seguito. Pisanu intanto insiste nell’accelerare la costituzione dei gruppi autonomi. Scajola prima vuole verificare quante firme riuscirà a raccogliere sul suo documento. Soprattutto vuole farsi dire no dal premier. Ha messo troppo in alto l’asticella chiedendo a Berlusconi quello che finora nessuno nel Pdl gli detto in maniera così esplicita: fai un passo indietro. Per Palazzo Chigi anche gli emendamenti al decreto sviluppo, che gli scajoliani stanno preparando, non potranno essere facilmente accolti. A questo punto, ragionano i falchi del Pdl, se Claudio insiste gli sfileremo gli amici uno ad uno. In questa operazione sarà impegnato anche Berlusconi: ieri ha già cominciato a telefonare ad alcuni di loro.