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 2011  ottobre 10 Lunedì calendario

GLI SPECCHI DI YAMAMAY E IL TORMENTONE SU ISABELLA FERRARI - È

senza dubbio la campagna del momento. Basta un’Isabella Ferrari seminuda e scoppia il pandemonio. Viene da riflettere sul livello e la pretestuosità di certe prese di posizione, in un’Italia che non riesce a non essere ossessionata da Berlusconi e dal berlusconismo. Che c’entra con la politica l’ultima campagna Yamamay dedicata all’intimo femminile? Si capisce ricostruendo la messe di commenti, fra giornali e web.

Lo spot è quello con la Ferrari che s’alza discinta da un letto, cammina verso uno specchio con fare ammiccante, poi esce e lascia il reggiseno in piscina, mentre il «maschio oggetto» è relegato a diafana presenza nel background. Un minuto (30 secondi in tv) che ha acceso ogni tipo di polemica. Da destra, un articolo del Giornale dice che Isabella se la tira da attrice di sinistra, impegnata nella battaglia culturale sul corpo delle donne, ma poi si presta alla consueta rappresentazione della donna oggetto. Da sinistra, d’altra parte, non si fanno sconti: ma come? Yamamay annuncia la vicinanza con le «donne vere», e poi ci propone questo? Donne vere? Ma se — sottolineano i precisini che passano al setaccio il film su YouTube – Photoshop ha persino cancellato l’ombelico della protagonista?

L’impressione di fondo è che ogni occasione sia buona per scatenare una rissa sul tema più sovrastimato del momento, a causa dell’ossessione berlusconiana. È vero che i media (e la televisione) incidono sugli immaginari e, per taluni, sui comportamenti delle persone, tanto da avere modificato l’antropologia italica?

Certe letture banali sulla funzione dei media nella società sono sconfortanti, oltre che smentite da decenni di ricerca sugli effetti. Ma di fronte a una campagna come questa, piuttosto che tirare in ballo i massimi sistemi, basterebbe dire una cosa semplice. Ovvero che il film (girato nientemeno che da Paolo Sorrentino), con tutto quell’indugiare su specchi e sguardi, arredamenti raffinati e gesti trattenuti di un erotismo chic, raggiunge vertici mai visti di kitsch e di ridicolo.

Anche per questo, forse, è la campagna dell’anno.
Aldo Grasso