Giovanni Russo, Corriere della Sera 10/10/2011, 10 ottobre 2011
ZANOTTI BIANCO, DIARIO INEDITO - «9
gennaio 1943. Sono stato ieri da Croce. Sedutosi vicino a me si è sfogato: è vecchio e vorrebbe prima di morire rivedere un’Italia pulita, tornata al senso dell’onore, un’Italia in cui siano rispettati tutti i cittadini». Così ha inizio «La mia Roma - Diario 1943-1944» di Umberto Zanotti Bianco, uno dei maggiori protagonisti della lotta antifascista e delle battaglie per il riscatto del Mezzogiorno, che partecipò nel 1910 alla fondazione dell’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno (ANIMI), di cui è stato anche Presidente. Ed è proprio l’ANIMI che conserva i suoi scritti autobiografici, tra cui questo diario fino ad oggi inedito sulla Roma occupata dai tedeschi. Cinzia Cassani, segretaria generale dell’ANIMI, ne ha curato la pubblicazione per la casa editrice Piero Lacaita, ricostruendo con grande rigore e intelligenza i diciotto mesi dell’occupazione e della liberazione di Roma, dal gennaio 1943 al 1° luglio 1944, in cui Zanotti stese le sue annotazioni.
Attraverso i colloqui e gli incontri di Zanotti Bianco con coloro che sarebbero diventati i protagonisti del primo governo democratico succeduto a Badoglio, si vengono a conoscere particolari insospettati di come si arrivò alla caduta del fascismo del 25 luglio ’43 e alle successive vicende. Ma il diario è soprattutto affascinante perché è una testimonianza diretta dell’atmosfera in cui vivevano i cittadini romani durante l’occupazione, ritratta con felicità narrativa dall’autore, e dell’attesa dell’arrivo degli Alleati dopo il loro sbarco ad Anzio. Colpisce l’intensa attività di Zanotti Bianco, instancabile nell’organizzare la lotta clandestina del Partito liberale.
È una fonte preziosa per ricostruire, scrive nella prefazione Fabio Grasso Orsini, la trama tessuta per estromettere Mussolini, nella quale vennero coinvolte personalità della vecchia classe politica, ambienti di corte, esponenti militari: tra questi ambienti e la Principessa di Piemonte Zanotti Bianco fu il tramite. Viene fuori un ritratto di Maria Josè, che ne sottolinea la coraggiosa partecipazione alla preparazione di quel «gioco pericoloso». Ecco come Zanotti racconta il suo incontro con la principessa per parlarle del suo colloquio con Bonomi sui problemi di un nuovo governo: «7 febbraio 1943 - Attesi sotto la veranda davanti al parco. Rimasi così al freddo un’ora, poi arrivò la principessa. Dopo aver riso dei nostri atteggiamenti misteriosi da romanzo giallo, le esposi le difficoltà incontrate da Bonomi. Nello stringermi la mano la trattiene. Com’è fredda. Non avrà mica preso freddo stando fuori così lungo tempo?»
Accanto alla figura di Maria Josè, emergono altre figure di donne: Giuliana Benzoni, Nina Ruffini, Fulvia Ripa di Meana, Elena Carandini Albertini, Lidia Mazzolani Storoni. «Dalla lettura del diario si ha l’impressione che fossero le donne - scrive Fabio Grasso Orsini - ad avere una parte prevalente in questa complessa opera di resistenza civile». E aggiunge che sarebbe sbagliato pensare che abbiano avuto una funzione sussidiaria nei riguardi degli uomini, perché erano politicamente impegnate e avevano intessuto una rete di rapporti dedicata all’assistenza della popolazione.
Di grande interesse sono gli incontri con personaggi come Benedetto Croce, Manlio Brosio, Vittorio Emanuele Orlando, Nicolò Carandini e altri esponenti del gruppo dei liberali romani. Vengono riferiti i loro incontri, in cui ci si confrontava su come lavorare per la reggenza o per l’abdicazione del re a favore del figlio Umberto a cui, anche per il ruolo che poteva svolgere Maria Josè, Zanotti Bianco era molto favorevole.
Il diario è anche ricco di episodi drammatici, come per esempio la descrizione dell’irruzione di una banda di tedeschi e fascisti nel Palazzo Doria: i principi Doria che non avevano mai aderito al fascismo «erano fuggiti in qualche camera nascosta e si erano stesi a terra. I tedeschi guidati da una donna italiana (interprete?) avevano obbligato il portiere e la donna di servizio con il revolver puntato alle loro tempie a mostrar loro ove si trovasse la cassaforte e dove erano fuggiti i loro padroni. Ma essi ignoravano l’una cosa e l’altra. Stesi a terra i Doria sentivano avvicinarsi e allontanarsi gli invasori. Alle due se ne andarono dicendo che sarebbero tornati».
Il libro non si limita al racconto della Roma di quegli anni terribili, a registrare fatti e incontri e colloqui, a descrivere personaggi e atmosfere, ma, forse involontariamente, è anche una sorta di autobiografia. La capacità di Zanotti Bianco è proprio in questa fusione fra ciò che sta al di fuori di lui e ciò che lui è, e nel dilatare la cerchia del privato fino a diventare testimonianza di un intero Paese in tempo di guerra.
Giovanni Russo