Andrea Bongi, ItaliaOggi 10/10/2011, 10 ottobre 2011
LE MANOVRE ARMANO IL FISCO CONTRO L’EVASIONE
Un arsenale antievasione a disposizione del fisco italiano. Dal tutoraggio fiscale esteso ai contribuenti con ricavi superiori a 100 milioni annui fino all’abbassamento della soglia di tracciabilità dei pagamenti per contanti a euro 2.500. Molte delle armi a disposizione di Entrate e Guardia di finanza utili a stanare il cosiddetto sommerso sono state introdotte, o rafforzate, dai provvedimenti in materia tributaria varati dall’attuale esecutivo. Le prime misure sono, infatti, contenute nel dl 122/08 (la prima manovra estiva del governo in carica), mentre le ultime sono appena uscite, essendo contenute nella c.d. manovra di Ferragosto (dl 138/2011).
Molti di questi strumenti (si vedano i principali nelle tabelle in pagina) sono per così dire «double-face». Potranno cioè essere utilizzati dagli ispettori del fisco sia per la fase di accertamento vero e proprio sia per l’attività propedeutica e preliminare di selezione delle posizioni da accertare. Si pensi, per esempio, alla recentissima novità introdotta dal dl 138/2011 relativa alla possibilità di utilizzare le informazioni presenti nell’anagrafe dei rapporti finanziari per la creazione di liste selettive dei contribuenti da sottoporre a controllo. Si tratta di uno strumento che possiede una duplice valenza. Le informazioni presenti nell’anagrafe dei conti correnti potranno essere utilizzate a supporto dell’attività di verifica, ma anche per preparare e selezionare i contribuenti da sottoporre a verifica.
I criteri di selezione delle posizioni sulla base di specifici rischi di evasione sono dunque l’arma in più sulla quale le Entrate fanno grande affidamento. La verifica che non porta recuperi e non scova evasione è dunque il frutto di una errata selezione che ha fatto sprecare risorse e tempo sia allo stato che al contribuente.
Fra i più importanti strumenti «double-face» che hanno subito profonde innovazioni durante il periodo 2008-2011 non si può non ricordare il nuovo redditometro. Lo strumento per l’accertamento sintetico delle persone fisiche potrà avere il successo sperato dalle Entrate solo se verrà indirizzato verso le posizioni a più alto rischio di evasione. Per facilitare il raggiungimento di un tale obiettivo il legislatore ha pensato di affiancargli uno strumento utile alla selezione delle posizioni costituito dal c.d. spesometro. Attraverso le informazioni che le Entrate raccoglieranno dai nuovi obblighi di comunicazione telematica imposti agli operatori economici, sarà, infatti, possibile individuare situazioni di non congruità fra redditi complessivi dichiarati e spese annualmente sostenute. Il fatto che lo spesometro sia a regime solo a partire dall’anno 2011, mentre invece il nuovo accertamento sintetico prenderà il via dal periodo d’imposta 2009, non sembra spaventare particolarmente i vertici delle entrate. Nel biennio 2009-2010 il fisco potrà comunque contare su di una mole di informazioni contenute nell’anagrafe tributaria che gli consentiranno comunque di stilare con un elevato grado di probabilità di successo, le apposite liste di contribuenti da sottoporre a verifica sintetica dei redditi dichiarati.
Se da un lato il fisco cinge d’assedio le persone fisiche con l’accoppiata redditometro-spesometro, dall’altro le attenzioni delle Entrate si rivolgono, con uno sguardo del tutto particolare, alle c.d. società di comodo e ai fenomeni di utilizzo dei beni sociali da parte di soci e familiari dell’imprenditore. È questo, in estrema sintesi, il rovescio della medaglia del redditometro. Se il fisco spinge con l’accertamento sintetico delle persone fisiche è naturale assistere a un incremento dei fenomeni di intestazione di beni e patrimoni alle più svariate forme societarie. Ecco allora lo scopo del duplice intervento messo a segno dal legislatore. Prima ancora che il nuovo redditometro faccia davvero sentire i suoi effetti (i primi accertamenti con il rinnovato strumento partiranno dal 1° gennaio 2012) la stretta sulle società non operative è già in campo. Aliquota Ires maggiorata sui redditi minimi, attrazione al regime delle società di comodo degli enti associativi che conseguono perdite per tre esercizi consecutivi e disconoscimento dei costi relativi ai beni concessi in godimento dalla società ai soci o familiari.
Quando invece le dimensioni del contribuente si fanno più importanti allora il fisco passa, per usare un termine calcistico, dalla marcatura a zona a quella a uomo. Per i soggetti con volumi d’affari e di ricavi superiori a 100 milioni di euro l’anno scatta infatti il c.d. tutoraggio fiscale, introdotto dal dl 185/2008, che si sta rilevando come una delle armi antievasione sia pregressa che preventiva, più importante fra quelle a disposizione del fisco.
Il tutoraggio consiste, infatti, in un monitoraggio continuo e costante del grande contribuente che viene seguito da apposite strutture dedicate facenti capo alle singole direzioni regionali alle quali deve riferirsi per ogni attività di natura tributaria (rimborsi, richieste di pareri ecc.). L’esperienza del tutoraggio fiscale conseguita in questi tre anni sembra essere particolarmente positiva tanto che le entrate pensano addirittura ad ampliare la sfera dei soggetti ai quali applicarla attraverso una diminuzione delle soglie di accesso.
Ma la lotta al sommerso vuol dire anche contrasto alla c.d. evasione da riscossione. In questo settore gli strumenti a disposizione delle entrate, o meglio dei concessionari della riscossione, sono molteplici. Le recenti manovre hanno potenziato le armi a disposizione dell’amministrazione finanziaria attraverso l’utilizzo mirato delle indagini finanziarie nell’azione di contrasto all’evasione da riscossione perpetrata attraverso fenomeni di vero e proprio spossessamento dei beni da parte dei debitori, nonché con il potenziamento delle c.d. misure cautelari che il concessionario può attivare a tutela del credito erariale.
Il potenziamento della riscossione passa, inevitabilmente, anche dalla concentrazione della stessa nell’accertamento. Grazie alle disposizioni introdotte nel nostro ordinamento dal dl 78/2010 gli avvisi di accertamento emessi a partire dallo scorso 1° ottobre avranno infatti la valenza di veri e propri titoli esecutivi. Si tratta di un nuovo e potentissimo strumento a disposizione del fisco il cui utilizzo segna una vera e propria svolta nei rapporti fra il contribuente e l’amministrazione finanziaria. Per i primi la riduzione dei tempi fra la contestazione e l’obbligo di pagamento impone tempi di reazione sempre più rapidi. Per le entrate la consapevolezza di emettere avvisi di accertamento connotati già della formula esecutiva dovrà comportare, necessariamente, una maggiore attenzione alla fondatezza e sostenibilità delle pretese negli stessi contenute.
Tanti nuovi strumenti a disposizione del fisco dunque. Molti di essi estremamente flessibili e utilizzabili sotto un duplice profilo: selezione e accertamento. I risultati conseguiti nel 2011 nella lotta all’evasione ci diranno se questi strumenti sono in grado di raggiungere gli ambiziosi obiettivi a essi assegnati.