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 2011  ottobre 10 Lunedì calendario

NELLA RAGNATELA DEL FISCO


È impressionante il numero di strumenti di cui è stata dotata negli ultimi mesi l’Agenzia delle entrate, per consentirle di svolgere nel modo più efficace l’attività di lotta all’evasione fiscale. Nella tabella pubblicata alle pagine 4 e 5 di questo numero sono elencati i più importanti: dal tutoraggio fiscale sulle grandi aziende alla partecipazione dei comuni all’accertamento, dall’abolizione del ruolo ai paletti sui prezzi di trasferimento, dal nuovo redditometro allo spesometro, dall’utilizzo più intensivo dell’anagrafe dei conti correnti alla tracciabilità dei pagamenti, dall’inasprimento della disciplina delle società di comodo al controllo sistematico sull’utilizzo dei beni societari. Per citare alcuni. Una ragnatela di disposizioni in grado di avvolgere l’evasore in modo da non lasciargli, teoricamente, alcuna via di scampo. Non c’è dubbio che Agenzia delle entrate e Guardia di finanza siano, dal punto di vista normativo, ormai armati fino ai denti, come Rambo. Nei prossimi mesi sarà messa alla prova anche la loro capacità di utilizzare i nuovi strumenti. Un conto è utilizzare redditometro, anagrafe tributaria, tutoraggio ecc. in modo terroristico. Altro conto è invece cercare di andare a scovare l’evasione non solo in capo ai contribuenti già noti ma come una rete a strascico nel mondo del sommerso. Forse è per questo che il direttore centrale dell’Accertamento, Luigi Magistro, nell’intervista pubblicata a pagina 3, tiene molto a sottolineare che l’obiettivo dell’Agenzia è oggi quello di andare a colpo sicuro. Utilizzare cioè tutti i mezzi che le sono stati concessi soprattutto per la selezione dei contribuenti a maggior rischio di evasione. Questo significa anche ampliare le verifiche oltre la classica platea delle partite Iva per tentare di colpire il nero, anche se fa capo a lavoratori dipendenti o pensionati. Gli strumenti oggi non mancano di certo. Ed è sempre più evidente che si tratta di una partita decisiva, sulla quale si gioca il destino del Paese. In un momento nel quale la pressione fiscale su chi paga le imposte è già oltre il 50%, infatti, non è più accettabile un’amministrazione in grado solo di tartassare i soliti noti, magari con accertamenti pretestuosi che, con i mezzi di cui è stata dotata, si possono costruire come i biscottini, in serie. Chi lavora onestamente deve essere lasciato in pace. Perché se oltre a versare la metà dei propri utili alle casse dell’erario, si deve preoccupare anche di combattere contro una macchina da guerra ipertecnologica, è finita. Se l’Amministrazione finanziaria non dimostra con i fatti di saper cambiare passo, il Paese è senza speranza. © Riproduzione riservata