Azzurra Della Penna, Chi, n. 43, 12/10/2011, pp. 67-76, 12 ottobre 2011
Avevo fame. È la risposta, secca e fulminante, che Marilyn Monroe dà al reporter che la interroga sul perché, prima di diventare famosa, abbia posato nuda
Avevo fame. È la risposta, secca e fulminante, che Marilyn Monroe dà al reporter che la interroga sul perché, prima di diventare famosa, abbia posato nuda. Il giornalista si riferisce a uno scatto del 1949, pagato 50 dollari. Quella fotografia, senza citare il nome della Monroe, era stata riprodotta nel calendario “Miss Golden Dreams”. Nel 1952, quando tentano di ricattarla attraverso quell’immagine, la Monroe spiega ai media il come e, soprattutto, il perché fosse finita davanti a un obbiettivo come mamma l’aveva fatta: «Avevo fame». *** Il domicilio finale di Marilyn si trova a Los Angeles al 12305 Fifth Helena Drive ed è l’ultimo indirizzo, nonché la casa più amata, di Marilyn. Una villa bianca. Fra le carte si scopre il progetto per la nuova cucina. la diva vi fece pochi interventi. Quando la visitò prima di acquistarla, rimase colpita dal fatto che al termine del vialetto fosse incisa sulla pietra di una lastra rossa la scritta profetica “Cursum perficio” (alcuni traducono la frase latina con “fine del viaggio”). *** Nella casetta in cui abita con la madre, solo per un breve periodo (per il resto dell’infanzia e dell’adolescenza viene affidata a un orfanotrofio e a diverse famiglie), c’è un malridotto pianoforte bianco, che si dice appartenuto all’attore Fredric March. «I momenti più felici della mia infanzia ruotano intorno a quel pianoforte», racconta la Monroe, che assume un investigatore per ritrovarlo (e ci riesce). Quel pianoforte è stato comprato nel 2000 da Mariah Carey per 600 mila dollari. *** Nel 1951, in una foto di Earl Theisen, Marilyn Monroe appare coperta solo da un sacco di patate. Fa scandalo e fa schizzare alle stelle le vendite del tubero. *** Nome d’arte. Grace Goddard è fra le autrici del nome d’arte scelto per (più che da) Norma Jean. All’attrice sarebbe piaciuto “Jean Adair”, ma Jean Harlow, il direttore casting della Fox, piaceva il nome Marilyn , che gli ricordava Marilyn Miller, ballerina nota negli Anni Venti. Grace suggerì all’astro nascente di accostare a quel nome il cognome di sua nonna, Monroe, per la doppia M. *** Grace McKee, un’archivista di pellicole alla Columbia Pictures, è la sua tutrice. Quando però nel 1935 sposa il signor Ervin Goddard si trova costretta a riportare la piccola Norma Jean in orfanotrofio. Scriverà al centro, inviando la missiva a mister Dewey, direttore dell’istituto, chiedendo che la madre della bambina non la veda mai, vista l’influenza negativa che ha sulla piccola. Marilyn resterà legata a lei oltre la vita (sarà sepolta vicino a Grace). *** Corre veloce il 1945, anno di guerra mondiale anche negli Stati Uniti. Marilyn fa l’operaia, impacchetta paracadute alla Radio Plane. David Conover va a fotografare le ragazze che lavorano in quella fabbrica, la ritrae, le consiglia di fare la modella e le fa firmare una liberatoria. Marilyn, allora, si chiama ancora Norma Jean e grazie a quella foto verrà eletta “Miss Lanciafiamme”. *** Tre dollari. Tanto costa la licenza rilasciata nel 1959 ad Arthur Miller, allora terzo marito di Marilyn, dall’American society for the prevention of cruelty to animals, perché possa “adottare” Hugo, il basset hound amatissimo dalla Monroe che, si legge sul certificato, è marrone e nero e ha le zampette bianche.