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 2011  ottobre 10 Lunedì calendario

Lui, François Hollande lo conosce bene: «Fu il mio direttore di gabinetto quand’ero ministro. Era giovanissimo: 26 anni»

Lui, François Hollande lo conosce bene: «Fu il mio direttore di gabinetto quand’ero ministro. Era giovanissimo: 26 anni». Già, perché Max Gallo, storico, romanziere e seggio numero 24 all’Académie française, è stato anche portavoce del governo socialista Mauroy, nel primo settennato del presidente François Mitterrand. Com’era il giovane Hollande? «Preparatissimo. Non potevo che fargli i complimenti. E una profezia: lei ricoprirà delle alte funzioni statali. Come vede...». Ma dopo queste primarie è così scontata la vittoria socialista nel 2012? «No. Certo, è un successo indiscutibile. Ma da qui a vincere le presidenziali ne corre». Dei sei candidati socialisti, chi le ricorda di più l’ex presidente Mitterrand? «È difficile dirlo, intanto perché la personalitàdi Mitterrand era molto particolare. E poi perché, quando lui era presidente, esisteva ancora in Francia una grande reverenza verso il potere. Oggi invece, più che il rispetto, i politici suscitano il sospetto. Con tutto ciò, Hollande ha alcune caratteristiche di Mitterrand». Quali? «Una certa somiglianza nella gestualità e nel modo di parlare. E soprattutto il legame forte con il territorio, la voglia di non perdere il contatto con la gente. In questo, Hollande è molto tradizionalista: si sente, prima di tutto, il deputato della Corrèze. E, se ci fa caso, a parte il primo, De Gaulle, e l’ultimo, Sarkozy, tutti i presidenti della Quinta repubblica hanno avuto le loro radici nel centro della Francia, nel Paese profondo». Mitterrand fu eletto con lo slogan «Una forza tranquilla». Hollande vuol essere «un presidente normale». «Sicuramente Hollande si vuole rassicurante, un politico che unisce invece di dividere. È una scelta, ma credo che faccia anche parte del suo temperamento. Come pure, ed è l’unico appunto che potevo fargli quando lavorava con me, un certo opportunismo, un’abilità manovriera perfino eccessiva per un giovane». I socialisti dicono di essersi ispirati alle primarie del Pd e giubilano per i due milioni di votanti di ieri. Ma in Italia in verità furono più di tre... «Ma, a differenza del vecchio Pci, il Ps è radicato non tanto nelle masse popolari, ma piuttosto nella classe media. È un partito di notabili di provincia. Infatti controlla il territorio, governa la maggior parte delle città e dei dipartimenti e tutte le regioni tranne l’Alsazia. E ora anche il Senato, espressione delle comunità locali». Politicamente, che giudizio dà queste primarie? «I dirigenti del Ps sono stati bravi a mantenere una certa unità e a rimandare a dopo le primarie la discussione vera sulle loro divergenze. Il partito ha occupato la scena mediatica, ha dimostrato capacità di mobilitazione e anche i dibattiti sono stati stimolanti. Bisogna vedere, però, se c’è coerenza. Perché il Ps ha capito che i problemi veri sono la crisi economica e il deficit pubblico, ma sul modo di risolverli mi sembra riproporre ricette vecchie, siano gli impieghi giovani o l’aumento delle tasse. Qui davvero i socialisti non hanno ancora fatto chiarezza». Sarkozy è proprio spacciato? «No, anche perché è un combattente. Certo, i leader dei media l’hanno sempre visto come un alieno. Sarkozy non esce dall’élite repubblicana: se si convince che perderà, l’élite lo abbandonerà. Detto questo, sa qual è l’unica legge immutabile della storia? Quella della sorpresa».