Dino Pesole, Il Sole 24 Ore 9/10/2011, 9 ottobre 2011
PRESSIONE FISCALE VERSO IL 44,8%
Una bomba a orologeria, già innescata, che nel 2013 e 2014 comporterà per ciascuno dei due anni un ulteriore aumento di quasi un punto della pressione fiscale. È l’effetto della «clausola di salvaguardia» inserita nella doppia manovra di luglio e agosto, che dovrà assicurare 4 miliardi nel 2012, 16 miliardi nel 2013 e 20 a partire dal 2014 attraverso il taglio delle agevolazioni fiscali e assistenziali. Nel totale, per le sole 600 tax expenditures, si tratta di un ammontare complessivo di oltre 164 miliardi. Si tratta, a ben vedere, di una nuova manovra di finanza pubblica i cui effetti peraltro sono già stati interamente incorporati nel decreto di Ferragosto. L’effetto? Se la delega fiscale e assistenziale si realizzerà, per effetto della clausola di salvaguardia, esclusivamente attraverso interventi dal lato delle entrate (anche con un nuovo intervento sulle imposte indirette), l’aumento di gettito implicherà automaticamente l’ulteriore aumento della pressione fiscale. A quel punto si arriverà al 44,1% nel 2012, contro il 43,8% previsto dalla nota di aggiornamento del «Def» in discussione in Parlamento, mentre nel 2013 si toccherà quota 44,8% (rispetto al 43,9% della Nota). Lo stesso livello record del 44,8% è previsto per il 2014, contro il 43,7% del«Def». Se si esamina il dato relativo al totale delle entrate finali, nel 2014 (considerati anche i 20 miliardi della delega) si toccherà l’astronomica cifra di 838,6 miliardi, una percentuale che si avvicina al 50% del Pil. Nel caso in cui venisse approvato il Ddl delega sul fisco, si opererebbe attraverso un mix di interventi fiscali sulle agevolazioni e con tagli alla spesa.
Ad avvalorare la tesi di quanti sostengono che la pressione fiscale effettiva è destinata a crescere ben al di là delle ultimissime stime del governo è un dettagliato dossier messo a punto dal Servizio del Bilancio del Senato. Se si esamina la tabella della Nota di aggiornamento al Def all’esame del Parlamento, che riassume le principali grandezze di finanza pubblica, dal dubbio si passa alla quasi certezza. La voce «riduzione delle agevolazioni fiscali», magna pars di una manovra che nel combinato dei due decreti di luglio e agosto a regime ammonta a 59 miliardi, è indicata su una linea separata, al di sotto della pressione fiscale (segnalata per memoria nel conto economico).
Nella stessa Nota si precisa al riguardo che l’imputazione di tali risorse potrà avvenire solo attraverso la «puntuale definizione» delle riduzioni (vale a dire con l’attuazione della delega) oppure in seguito all’operare delle clausole di salvaguardia. La delega dovrebbe essere approvata entro il settembre del 2012. Il clima politico non sembra proprio propizio al varo di una riforma fiscale di tale rilievo (che peraltro prevede tre sole aliquota Irpef al 20, 30 e 40%), attraverso un consenso auspicabilmente bipartisan, in linea con i richiami che giungono da Quirinale. Dunque appare probabile che alla fine sarà la clausola di salvaguardia ad assicurare il maggior gettito. Il che vuol dire in sostanza che si opererà con tagli (lineari nell’indicazione di partenza, selettivi nella sostanza) alla miriade di agevolazioni fiscali e assistenziali tuttora presenti nell’ordinamento. A quel punto, l’ulteriore incremento della pressione fiscale sarà di fatto inevitabile.
Un altro aspetto che merita una qualche riflessione è quello delle misure una tantum inserite nella manovra. Come segnalano i tecnici del Senato, dal lato delle entrate la variazione più significativa rispetto a quanto previsto dal «Def» di aprile riguarda l’imposta sostitutiva relativa al riallineamento dei valori di bilancio ai principi Ias. Mentre il Def prevedeva per il complesso delle imposte sostitutive, incluso dunque il riallineamento Ias, un gettito di 358 milioni per il 2011, la Nota di aggiornamento indica un totale complessivo di 1,78 miliardi, di cui ben 1,74 per effetto del solo riallineamento Ias. È probabile che il maggior gettito sia assicurato dalle norme contenute nel decreto di luglio: con il versamento di un’imposta al 16% è possibile riallineare le divergenze che emergono in seguito a fusioni aziendali, scissioni e conferimenti d’azienda. Il maggior gettito è indicato in 560 milioni nel 2011. E tuttavia - rileva il Servizio del Bilancio del Senato - la relazione tecnica che accompagna la norma «spiega solo in parte l’incremento al rialzo della previsione precedentemente formulata dal Def».