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 2011  ottobre 10 Lunedì calendario

dal nostro inviato NEW YORK. Manhattan la coccola. Il Metropolitan, dopo il trionfo con Anna Bolena, l´ha adottata

dal nostro inviato NEW YORK. Manhattan la coccola. Il Metropolitan, dopo il trionfo con Anna Bolena, l´ha adottata. La Grande Mela è già tappezzata di gigantografie di Anna Netrebko in formato Manon, l´opera con cui tornerà al Met il 26 marzo 2012, dopo l´atteso debutto alla Scala il 7 dicembre, dove sarà Donna Anna nel Don Giovanni. «Altro che ritirarmi, come hanno scritto. Ah il gossip…», sospira il soprano russo che ha appena compiuto quarant´anni. La generosità, la convinzione e l´agilità con cui interpreta le arie di Donizetti commuovono la platea. Le gridano in italiano: «La bellissima!», come il titolo che le ha dedicato "Newsweek". Fuori dalla libreria in cui firma autografi sul cd appena pubblicato (Live at the Met, Deutsche Grammophon) c´è una fila da far invidia a Lady GaGa. «Anna, come il tenore italiano Vittorio Grigolo, affronta l´opera con una marcia in più», ci ha detto David Gelb, il dinamico manager che sta rilanciando la prestigiosa opera newyorkese. «Netrebko è attrice e cantante, diva a tutto tondo». Dopo l´interminabile standing ovation, l´artista smaltisce l´adrenalina nel salotto rosso del Met. Abbandonati i pesanti costumi da regina, indossa un leggero abito da cocktail nero, con un golfino che lascia scivolare sulle spalle con la solennità di una Duse. «È vero, la voce è importante, ma da sola non basta a riempire il palcoscenico in un allestimento di quattro ore. Diva? La Bellissima? Fa tutto parte del gioco. Anna Bolena ha aperto la stagione del Met, avevano bisogno di titoli forti. Ed è giusto. La lirica dovrebbe essere molto più popolare», esordisce Netrebko mentre si sistema al polso l´ingombrante bracciale d´oro e ambra. «Un regalo di mio marito», dice orgogliosa. Sulle dita un anello d´oro e brillanti neri, un grosso diamante taglio smeraldo. Suo marito è l´uomo più sexy della lirica, il baritono uruguayano Erwin Schrott, dal quale tre anni fa ha avuto il piccolo Tiago. La diva si disintegra in pochi minuti. Quando parla del suo nido Netrebko è subito la ragazza della porta accanto, tenera, carezzevole. «La famiglia è il bene più prezioso. Siamo talmente felici Erwin e io! Con lui ho capito che la carriera non è tutto. Anzi, non è niente senza amore. A casa siamo persone quasi normali, di lavoro non si parla mai». I Brangelina dell´opera - come li hanno battezzati i tedeschi - sono un team affiatato. Nella quiete della casa di Franziskanerplatz, nel centro di Vienna, ammortizzano gli stress di un lavoro che anche per star del loro calibro è diventato pieno d´incertezze. «Già, tutte le grandi istituzioni operistiche sono in crisi. Ma passerà», assicura Netrebko. «Nel nostro ambiente la pressione è sempre altissima. Solo pochissimi anni fa ho avuto il tempo di fermarmi a riflettere, e rendermi conto che il mio sogno si era realizzato, che avevo finalmente il potere di scegliere e rifiutare». A guidarla è stata la passione non l´ambizione, giura. I suoi erano persone normali - un ingegnere e una geologa. In casa molta musica, niente opera. La scintilla scoppiò al teatro Marinskij di San Pietroburgo, alla prima di un Otello. «Quando alla fine si chiuse il sipario ci fu un silenzio di tomba in sala tanto il pubblico era emozionato. Poi l´applauso fragoroso. Ero stordita», ricorda. «Mentre i cantanti continuavano a uscire richiamati dal pubblico infinite volte, mi dissi: il mio posto è lì». Pur di vivere nel tempio della musica si fece assumere in teatro come inserviente. Pulire le toilette non era un sacrificio in quella che già aveva eletto come sua dimora. «La passione era talmente divorante, ero così motivata che a un certo punto tutto cominciò ad avere un senso», ricorda. «Vinsi il primo concorso, feci un´audizione con Valery Gergiev e fui scelta subito. Cominciai a lavorare come una forsennata. Avevo già intuito che in questo mestiere se non sei spavaldo non vai da nessuna parte. Ci vogliono forza, disciplina, perseveranza. La mia caparbietà era tale che il fallimento era l´ultima delle eventualità. Non ho mai pensato: questo è un ruolo troppo difficile per me». Mentre parla degli esordi, esce un´altra Anna, fortissima e determinata. «Non ho mai pensato di sacrificare nulla per l´arte. Ho fatto tutto con gioia. Ero diversa dalle altre. Trovavo le discoteche noiosissime. E non c´era un solo ragazzo che mi piacesse. Ero totalmente concentrata sulla musica e nello studio. Ancora ricordo gli anni della mia formazione come un periodo meraviglioso, si leggeva molto, un museo dietro l´altro… La vita che volevo vivere. Avrei considerato una perdita di tempo passare un pomeriggio con l´aperitivo in mano in un bar del centro». Accende il cellulare, chiama Erwin a Barcellona. «Sta diventando pesante viaggiare», protesta. «Io sono qui col bambino, Erwin in Spagna, e ogni giorno ci diciamo: perché dobbiamo vivere lontani?». Riflette: «Non è vero quel che hanno scritto: non mi ritirerò, ne morirei. Ma ci piacerebbe aprire un ristorante a Vienna. Erwin è un maestro in cucina, come suo padre. Sarebbe un hobby che ci permetterebbe di rallentare».