Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  ottobre 10 Lunedì calendario

«Ora ballo e nuoto da solo. Non è male a volte concentrarsi su se stessi. Stavolta i riflettori sono su di me e non mi spaventano

«Ora ballo e nuoto da solo. Non è male a volte concentrarsi su se stessi. Stavolta i riflettori sono su di me e non mi spaventano. In tv si fatica molto, sei ore di prove al giorno, non l´avrei detto. Sono in coppia con Martina Colombari che è seria e precisa e non perdona niente. Mi diverto, mi rilasso, molti al momento di andare in onda vanno in confusione, io resto calmo, forse perché sono abituato alla pressione della gara». Luca Marin a 26 anni racconta la sua nuova vita da single nello sport e fuori. «È vero, quest´estate mi hanno fotografato con una ragazza, Stefania, amica di miei amici, con cui ho avuto un rapporto, che però non ho più. È mamma di una bambina di 7 anni, che non conosco. Stefania vive a Roma, io in questo momento a Milano dove partecipo al programma "Baila", ci sentiamo, ma ho preferito troncare la relazione. Non mi va che esca la mia foto con qualcuna a cena e in piccolo, magari, quella di Stefania, e far soffrire la bambina. Ho passato un´estate tremenda, non voglio capiti la stessa cosa ad altri». Luca continuerà a nuotare, a Roma nell´Aniene. Stessa società della sua ex, Federica Pellegrini. «Avevamo progetti di coppia: arrivare a Londra, poi divertirci un po´ e fare un figlio, non subito. Sono sempre stato appassionato di recitazione, ma il nuoto non permette altre passioni. E io allo sport ci tengo, anche se dopo Pechino, mi è capitata una cosa strana: un senso di estraneità. Mi sono come spento, in camera d´appello mi chiedevo: è veramente la mia vita? E sui blocchi mi domandavo: cosa ci faccio qui? Un momento negativo, forse dovuto anche ai nuovi costumi, sono stato l´unico al mondo a non trarne vantaggi. Gli altri miglioravano, io peggioravo. Mi dava fastidio non sentire più sensazioni non il fatto che mi chiamassero il signor Pellegrini». E prima era stato monsieur Manaudou. «Mi sono innamorato di ragazze che erano anche campionesse, non il contrario. Sono stato al loro fianco, spesso in ombra, ma non mi è mai dispiaciuto. Non è stato un grande sacrificio, anche se ho un po´ avvertito il peso, anzi la responsabilità, di non rovinare il loro equilibrio, perché erano due star mondiali, dalle quali dipendeva la gloria di due paesi. Per qualcuno ero un gigolo, ma io ho sempre pagato la mia parte, non ho mai approfittato né di Laure né di Federica, né mi sono fatto mantenere. Guadagno anch´io, anche se non come loro. E in tutta l´estate ho rilasciato una sola intervista, segno che non m´interessa fare i soldi in quella maniera». Due anni fa lei e Federica dovevate andare in America. «A Los Angeles. Per un´esperienza di vita e per imparare l´inglese. Non esserci andati è il mio grande cruccio, avremmo forse potuto salvare la vita al nostro ct, Alberto Castagnetti. Me lo rimprovero ogni giorno: se noi non fossimo restati a Verona, lui si sarebbe curato meglio, senza fretta di tornare in piscina ad occuparsi di noi. Era fatto così: non ci voleva lasciare soli in acqua. E noi abbiamo deciso di non partire, appunto perché si doveva operare al cuore. Ci sembrava brutto andarcene in quel momento. Ma sarebbe stata una scelta giusta. Alberto avrebbe avuto più tempo per riposarsi. L´ultima telefonata l´ha fatta a me: ero in Val Senales, mi ha detto: quando tornì lunedì, sarò in piscina ad aspettarti. Invece è morto. E io ho sempre questa fitta». Perché da Verona ha deciso di traslocare proprio a Roma? «Avevo due offerte: andare in America, magari da Lochte, o tornare a Parigi con Philippe Lucas. Ho scartato la prima perché a dieci mesi dall´Olimpiade non credo che un atleta straniero possa ricevere molta attenzione in una piscina Usa. Parigi era più allettante, con Lucas mi sono trovato bene, è duro, quello che ci vuole, e ha dimostrato stima e affetto per me. Credevo provasse astio, perché Laure l´aveva lasciato per stare con me. Invece si è dimostrato professionale. È uno che crede in quello che fa, proprio come Alberto. A Shanghai, nel momento in cui ero più a terra, mi ha chiesto cosa avessi. Niente, gli ho risposto. Ma non è scemo, così alla seconda volta mi sono sfogato. Mi ha consigliato di stare tranquillo, di separare le due cose, nuoto e amore, la stessa cosa che mi diceva lo psicologo che mi seguiva. Stacca con la testa, mi incitavano. Non ce l´ho fatta. Come si fa? Avevo un tarlo dentro che mi bucava. Federica non mi diceva niente, probabilmente contava di rompere al rientro in Italia. Sono io che ho voluto il confronto, non ce la facevo più a stare in stand-by. E sono affondato, altro cruccio, aver mancato la finale dei 400 misti che era alla mia portata. Ma tornando a Parigi, non me la sono sentita ad andarci da solo». È vero che proprio nella stretta convivenza a Parigi il rapporto con Federica si è un po´ sfaldato? «Non da parte mia. Anche se quel periodo è stato duro: sveglia alle 5, in acqua alle 6, allenamento anche di pomeriggio, rientro a casa alle 9 di sera. Cotti e sfatti. Non la chiamerei felicità. E Federica spesso dava di testa, non riusciva a capire il perché di quel lavoro massacrante, io la rassicuravo. Lei è molto legata alla sua famiglia, che era lontana. Anch´io sono rimasto in buoni rapporti con i suoi, ho parlato una settimana fa con sua mamma Cinzia». Federica si è cancellata dal piede il tatuaggio Balu. Luca dice: «Non lo sapevo». Si alza la maglia. «Io questo non lo tolgo». Sulla pelle c´è scritto: «My dream is real», preceduto da una F e concluso da una L. Federica e Luca. «L´abbiamo fatto insieme. Tre anni e mezzo di amore, dodici di conoscenza. È passato, ma è esistito. Non sento il bisogno di cancellarlo».