Vari 10/10/2011, 10 ottobre 2011
GIAMPIERO MARTINOTTI SU REPUBBLICA
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI - François Hollande e Martine Aubry si disputeranno domenica prossima l´investitura socialista, ma il ballottaggio sarà forse più incerto del previsto. I due milioni abbondanti di francesi che ieri hanno partecipato alle primarie hanno infatti rimescolato le carte, portato al terzo posto Arnaud Montebourg, paladino della demondializzazione, e umiliato Ségolène Royal, che ha ottenuto meno del 7 per cento. Hollande resta il favorito, ma dovrà rimboccarsi le maniche e in parte il suo destino dipenderà dalla sua ex compagna ed ex candidata socialista nel 2007, che malgrado il tracollo mantiene un piccolo capitale di simpatia: «La sinistra, se vuole vincere, dovrà fare i conti con Ségolène Royal», ha detto il suo braccio destro, Jean-Louis Bianco.
I socialisti francesi giubilavano ieri sera. Hanno vinto la scommessa: più di due milioni di votanti alle primarie rappresentano un successo. Perlomeno in Francia, dove una consultazione di questo tipo non era mai stata organizzata da nessun partito. L´esperienza italiana insegna che la buona partecipazione alle primarie (da noi votarono in quattro milioni) non assicura una vittoria alle elezioni, ma il Ps ha migliorato la propria immagine con una competizione particolarmente corretta.
Il risultato è stato in linea con le previsioni, ma non senza sorprese. Hollande ha ottenuto poco meno del 39 per cento, la Aubry ha avuto il 30,5. Al terzo posto, inatteso, Arnaud Montebourg, rappresentante dell´ala più radicale del partito con più del 17 per cento dei voti, una cifra che nessuno aveva previsto. Gli altri sono stati tutti staccati: al quarto posto è arrivata la Royal con appena il 6,9 per cento, Manuel Valls quinto con il 5,6 per cento. Una batosta inattesa per una donna che cinque anni fa era stata portata alle stelle dai sondaggi e aveva difeso con onore i colori socialisti alle presidenziali, ottenendo 17 milioni di voti al secondo turno. Ieri sera, di fronte alle telecamere, non ha saputo nascondere la delusione. Hollande parte favorito per il ballottaggio di domenica, ma i sostenitori speravano in uno scarto più ampio, temono che i voti andati a Montebourg si riversino sulla Aubry, più a sinistra rispetto al social-riformismo di Hollande. E non avendo superato la soglia del 40 per cento il favorito non può presentarsi come il candidato naturale dei socialisti.
Il ballottaggio non risponderà solo a questi criteri. Domenica, infatti, i simpatizzanti della gauche dovranno scegliere, più che una linea politica, l´uomo o la donna con le maggiori possibilità di battere Nicolas Sarkozy. Da questo punto di vista, i sondaggi danno un vantaggio a Hollande, che può sedurre più facilmente l´elettorato centrista, decisivo in tutte le elezioni presidenziali. I giochi, insomma, non sono fatti. Molto dipenderà da quel che diranno nei prossimi giorni la Royal e Montebourg (Valls ha già invitato a votare Hollande). Ieri sera, il favorito ha già strizzato l´occhio all´ex compagna, nella speranza di ottenere i voti per sconfiggere una Aubry molto battagliera. «Sono il candidato del cambiamento», ha detto Hollande. La Aubry gli ha risposto presentandolo come un uomo non abbastanza a sinistra: «Ho un progetto coerente e l´esperienza. Batterò Sarkozy nel 2012».
ALBERTO MATTIOLI SULLA STAMPA
Vince François Hollande, ma meno di quanto sperava: 39%. Perde Martine Aubry, ma meno di quanto temeva: 31%. E la terza incomoda, Ségolène Royal, è in realtà quarta con un disastroso 7%, superata da Arnaud Montebourg, che arriva a un sorprendente 17%. Il liberalsocialista Manuel Valls e il radicale di sinistra JeanMichel Baylet si confermano comprimari, fermi rispettivamente al 5,5 e allo 0,6%. Dunque, la candidatura del Partito socialista per le presidenziali del 2012, fra 196 giorni, se la giocheranno al ballottaggio, domenica prossima, Hollande e Aubry.
È il verdetto (per ora provvisorio, su un milione e 700 mila schede) delle «primaires citoyennes», le primarie cittadine della gauche francese, novità ispirata a quelle americane e del Pd italiano. Poteva votare chiunque: bastava firmare una dichiarazione di adesione ai valori della sinistra e scucire un euro. Ed è andata benissimo, con più di due milioni di votanti, una marea che ha sorpreso tutti, compresi i dirigenti del partito. Il segretario ad interim, Harlem Désir, che sostituisce la Aubry candidata, parla di un’«ondata democratica». In effetti, per essere una première della politica francese, il successo è indiscutibile e infatti l’hanno ammesso anche dal campo di Sarkozy dove, se prima erano preoccupati perché i sondaggi continuano a essere pessimi, da ieri sera sono preoccupatissimi. Henry Guaino, l’uomo che scrive i discorsi di Sarkò, ammette il «successo quantitativo», ma promette battaglia per le elezioni «vere». E da destra, Martine Le Pen parla di «avanzata democratica».
I numeri parlano. Nel 2006, alle primarie che incoronarono Ségolène come sfidante di Sarkò, aperte solo agli iscritti, i votanti furono 180 mila. Ieri sono stati dieci volte di più. Nonostante una domenica piovosa e uggiosa come un quadro di Caillebotte, anche Parigi è andata alle urne, e molto, anche nei quartieri chic dove di solito gli unici socialisti si vedono in tivù. Il Ps della capitale ha dovuto far stampare d’urgenza 100 mila bollettini in più. E l’unico avvenimento che poteva scippare alle primarie la prima pagina di oggi su tutti i quotidiani, l’atteso parto di Carlà, non si è verificato.
Adesso naturalmente la «politique politicienne» riprende i suoi diritti. L’incognita vera era se Hollande, che dall’inizio della campagna elettorale veleggia stabilmente con il vento in poppa nei sondaggi, ce l’avrebbe fatta già dal primo turno. Invece ha vinto, non stravinto. E i socialistologi francesi (categoria specializzatissima di commentatori, tipo i cremlinologi di una volta o i vaticanisti di sempre) fanno notare che il terzo classificato Montebourg è l’apostolo della «demondializzazione», il no global più amato dagli indignati, il più a sinistra dei sei. Quindi dovrebbe trovarsi più in sintonia con Aubry, la «mamma» delle 35 ore, che con il moderatissimo Hollande: 30 più 17 fa 47, e insomma il risultato del secondo turno è tutt’altro che scontato. Chi Montebourg appoggerà non è chiaro: per ora si limita a festeggiare l’avvento della «sesta repubblica».
Il resto è folklore. Si è rivisto Dominique Strauss-Kahn che, se nella suite del Sofitel non fosse successo quel che è successo (o forse no, ma il risultato non cambia) ieri sarebbe stato il candidato da battere. Si è presentato a un seggio di Sarcelles, la città di cui è stato sindaco, ha votato e poi ha detto per chi: «Non è un segreto per nessuno: Martine Aubry». Sarkozy invece ha votato a Parigi. Ovviamente non il presidente vero, che ieri era a Berlino a discutere con la Merkel del salvataggio delle banche europee in generale e di quelle francesi in particolare, ma l’attore Denis Podalydès, che al cinema nella «Conquista» è un Sarkò più vero di quello vero. Ma nella vita reale è un sostenitore della prima ora di Hollande.