Paolo Griseri, La Repubblica 10/10/2011, 10 ottobre 2011
ROMA - Il decreto sviluppo è l´ultima possibilità per il governo. Ospite da Fabio Fazio, la Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, attacca ancora: «Il decreto sviluppo deve essere fatto - dice - si parla dei prossimi giorni
ROMA - Il decreto sviluppo è l´ultima possibilità per il governo. Ospite da Fabio Fazio, la Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, attacca ancora: «Il decreto sviluppo deve essere fatto - dice - si parla dei prossimi giorni. Bisogna rispettare i tempi, che sono dati dai mercati finanziari. Bisogna fare in fretta, bene, fare cose importanti, al limite anche impopolari, magari scontentando pezzi della maggioranza. In caso contrario il governo si prenderà una responsabilità forte nei confronti del Paese». Nel suo appello Marcegaglia indica anche a Palazzo Chigi quali caratteristiche dovrebbe avere il provvedimento: «Non si facciano condoni e non si facciano cose una tantum ma grandi riforme eque, per cui chi ha di più paghi. Si deve salvare il Paese, perché o ci salviamo tutti o cadiamo tutti. Abbiamo dei problemi seri: siamo uno stato molto indebitato, molto spesso inefficiente. Abbiamo imprese che stanno stare sul mercato e le famiglie riescono ancora a risparmiare: dunque non siamo la Grecia. Ma da fine luglio la nostra credibilità sui mercati finanziari è scesa moltissimo». Che cosa rischia l´Italia? «Rischiamo che le famiglie e le imprese debbano pagare tassi più alti per i mutui e le linee di credito, rischiamo un impoverimento che non ci meritiamo». Per evitare questo rischio «bisogna diminuire le tasse sui lavoratori e sulle imprese ed eventualmente tassare i grandi patrimoni, quelli dai 5 milioni in su. Concettualmente Confindustria è contro la patrimoniale ma in un momento difficile, per un problema di equità, penso che si possa fare». Parole destinate a rinfocolare le polemiche con la maggioranza e gli attacchi personali. Uno dei più insidiosi è quello che vorrebbe le critiche di Marcegaglia dettate dalla voglia di scendere in politica dopo la conclusione del suo mandato alla guida degli imprenditori. Marcegaglia alla guida del Terzo Polo?: «Non sono interessata in nessun modo - risponde a Fazio - il 24 maggio, quando scadrà la mia presidenza in Confindustria, tornerò a fare l´imprenditrice e la mamma a tempo pieno. Voglio tornare a fare l´imprenditore. Un imprenditore che fa bene il suo mestiere ha già un ruolo importante». Niente Terzo Polo dunque, anche se il rapporto con Pier Ferdinando Casini sembra particolarmente stretto: «Siamo amici». Al terzo Polo non guardano né Marcegaglia né il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, che ieri ha smentito l´ipotesi di un partito dei vescovi lanciata dalla stampa di centrodestra: «Sarebbe certamente assurdo». Dura Marcegaglia nei confronti della Fiat dopo il divorzio annunciato dal Lingotto: «Stimo molto Sergio Marchionne - premette - ma le motivazioni della sua uscita non sono aderenti ai fatti». Perché dunque il Lingotto ha lasciato? Marcegaglia smentisce di aver allineato gli imprenditori sulle posizioni della Cgil: «Ho iniziato il mio mandato nel 2009 con un accordo separato, il primo nella storia, sul sistema di contrattazione. Un accordo che la Cgil non ha firmato. Le nostre aziende sono anche disposte alle rotture con le controparti. Ma sono convinte che, per continuare a produrre in Italia, bisogna convergere e trovare dei punti in comune con i sindacati e i lavoratori. Noi non siamo per lo scontro continuo». Toccherà ora a Sergio Marchionne rispondere all´accusa di voler rompere con i sindacati a tutti i costi. Certo, ha concluso Marcegaglia, la Fiat non lascerà l´Italia: «Non lo credo proprio. Penso che manterrà il suo piano di investimenti».