Giuseppe Videtti, La Repubblica 9/10/2011, 9 ottobre 2011
Ci mise trent´anni per accalappiarlo. Sospirava, guardando in tv le teenager che urlavano per lui davanti al Paramount Theatre di New York allo spettacolo pomeridiano
Ci mise trent´anni per accalappiarlo. Sospirava, guardando in tv le teenager che urlavano per lui davanti al Paramount Theatre di New York allo spettacolo pomeridiano. Elvis era ancora alle elementari e i Beatles all´asilo, ma la frenesia del pop era già esplosa. Le ragazze in lacrime entravano e uscivano dal teatro, comprando un altro biglietto per lo spettacolo successivo (gli artisti di punta ne tenevano anche quattro al giorno). Erano gli anni Quaranta, l´immediato dopoguerra. A quell´epoca Frank Sinatra era proprietà della madre Dolly e della moglie, Nancy Barbato, sposata nel ´39. Di nessun´altra e di tutte. La piccola Barbara pianse rassegnata quando lesse sui rotocalchi della tormentata storia d´amore con Ava Gardner, la diva che mandò all´aria le prime nozze e in frantumi il cuore (e la voce) di Mr. Blue Eyes. Erano gli anni Cinquanta. Assistette impotente alla sbandata che si prese per una ragazzina, Mia Farrow. Spavaldo, Frank la volle sposa in bianco per dimostrare a se stesso e al mondo che non era perdente in amore. Erano gli anni Sessanta. Sinatra era già da trent´anni la Voce e il Volto più popolari del mondo. Barbara Blakeley dovette aspettare gli anni Settanta per avere quel Frank cui fin da piccola si sentiva destinata - ma che in più di un´occasione l´aveva corteggiata anche in presenza del suo secondo marito, Zeppo Marx, lunatico, bizzarro e ricchissimo rampollo della celebre famiglia di comici. Aveva cinquant´anni quando nel 1976 diventò la quarta e ultima signora Sinatra, quella che avrebbe resistito più a lungo persino della povera Nancy - che ai tradimenti e alle rivali aveva fatto il callo - restandogli a fianco fino alla morte (1998). Barbara Sinatra, che il 16 ottobre compie 85 anni, ora ha deciso di vuotare il sacco e di far giustizia di tante «biografie inesatte» pubblicando Lady Blue Eyes. My life with Frank Sinatra (Ed. Crown Archetype), quasi quattrocento pagine in cui racconta i suoi primi cinquant´anni - quando nella sua vita c´era solo l´ombra di Frank, o almeno così lei con un pizzico di senile follia pretende che sia - e gli anni del matrimonio, quando l´artista di Hoboken, passati i sessanta, era in cerca di stabilità e aveva messo un freno alla sua attività di "confessore" di tutte le più belle di Hollywood, da Grace Kelly a Judy Garland, da Lana Turner a Marilyn Monroe (ma non solo dive e non solo Hollywood, Jacqueline Kennedy compresa). Il racconto di Barbara è tenero e ingenuo, ma francamente non c´era bisogno di queste pagine per capire che in suo marito «si nascondevano Dr. Jekyll e Mr. Hyde» né per sapere che il padre di Frank, Antonio Martino, arrivato nel 1903 da Palagonia, provincia di Catania, quando aveva dieci anni, «parlava un inglese incomprensibile al punto da aver bisogno di un traduttore». O che sua madre Dolly (Natalie Della Garaventa) era tremenda e possessiva anche se il suo «bambino» aveva passato i sessanta (quando si rese conto della presenza di Barbara e annusò che c´era aria di un quarto matrimonio, lo aggredì: «Non ci sono già abbastanza puttane qui in giro?»). «Quando il mio figlioletto Bobby festeggiò il suo secondo compleanno», scrive Barbara raccontando le disavventure col primo marito, «sapevo che io e suo padre non saremmo stati insieme per il terzo. Avevo poco più di vent´anni, tutto era successo in fretta da quando avevo lasciato Bosworth. Nel giro di pochi anni mi ero sposata, avevo sfilato, avevo fondato una scuola per fotomodelle ed ero diventata una delle fondatrici di Miss Universo. C´era anche in commercio un rossetto che portava il mio nome. E già avevo una pratica di divorzio in corso. Non mi aspettavo niente dalla vita, tutto era accaduto per caso. Come tutto quello che sarebbe venuto dopo». Agli occhi di una donna religiosa, intransigente e di sani principi come Dolly, Barbara era solo una poco di buono. Ma è proprio la storia prima del matrimonio con The Voice la parte più gustosa di My life with Frank Sinatra. Raramente capita di leggere - proprio perché i protagonisti non hanno l´autorità e la statura per scrivere un libro - le vicende di un´artista di serie B (e siamo generosi) raccontate in prima persona. La signora Sinatra narra onestamente la sua infanzia in uno degli stati più poveri d´America, il Missouri, le sue velleità di fotomodella che non la portarono mai più lontano della passerella di un grande magazzino, gli anni in cui fu showgirl di ultima fila a Las Vegas e quelli in cui vagava negli atelier di Beverly Hills, dove i sarti provavano su di lei modelli per Jayne Mansfield, Dorothy Lamour, Jane Russell, Lana Turner e Doris Day (di cui aveva esattamente la stessa taglia), prima di diventare la madrina delle primissime edizioni di Miss Universo. Dolly schiumò di rabbia quando si rese conto che il suo «piccolo» sarebbe convolato con una che aveva avuto un figlio a vent´anni da un primo marito beone e giocatore d´azzardo e che aveva sposato il comico Zeppo Marx («Troppo brutto per non essere stato un matrimonio di convenienza») perché tornata a Los Angeles da Las Vegas non aveva né un tetto né una scuola per il suo ragazzo (la tresca con Frank iniziò praticamente sotto gli occhi del povero Zeppo, la cui villa di Palm Springs confinava con quella dei Sinatra). Frank aggressivo con la stampa, Frank che fa le ore piccole con il Rat Pack e molte bottiglie di scotch, Frank che prepara la pasta al pesto, Frank più geloso di un marito siciliano, Frank che borbotta persino contro Tony Bennett, il suo crooner preferito («Diamine, un omone del genere non regge l´alcol!»), Frank dalle amicizie pericolose «perché se sei una star di Las Vegas è inevitabile che i mafiosi siedano al tuo tavolo». Ingenua Barbara, lo sapevamo già. Più divertente il Bolero Film che la quarta signora Sinatra cuce intorno a se stessa, più spassoso il Grand Hotel sulla vita matrimoniale con Zeppo, quando la Little Miss Sunshine del Missouri entra nel giro dei vip e diventa protagonista della vita mondana di Palm Springs. Esilaranti gli aneddoti sui grandi couturier di Hollywood, un´allegra brigata di sarti e sartini, «personaggi colorati e tutti gay. Ma questo, anche se ero una che veniva dalla provincia, non m´infastidiva», scrive Barbara. «Mio padre ci aveva allevati con la massima "vivi e lascia vivere"» (ma tra le righe si legge che per lei - come anche per Frank - gli omosessuali erano delle buffe, e qualche volta fastidiose, bestioline). Tenera Barbara. Mentre è in giro per Beverly Hills con la moglie di Gregory Peck, sua buona amica, incontra Greta Garbo e nel libro racconta di quel vis à vis con la Dea come se avesse incrociato la fiorista della porta accanto: «Scambiò un breve saluto con Veronique. Peccato che avessi tante commissioni da fare. Mi sarebbe piaciuto fermarmi a parlare con lei per capire se era veramente una donna così fredda». E di nuovo, tenera Barbara: «Ogni anno nel giorno dell´anniversario della morte di mio marito, vado sulla sua tomba. Ci sono sempre oggetti lasciati dai fan, bottigliette di Jack Daniel´s, pacchetti di Camel, i suoi dolci preferiti, bandierine americane, mazzi di fiori. Presto saremo di nuovo insieme come siamo stati per trent´anni. Magari anche sulla mia tomba qualcuno lascerà dolcetti. Riposerò accanto a lui. Tutti i nostri amici e la mia famiglia sono sepolti al Desert Memorial Park. Sarà come ritornare ai bei vecchi tempi. Voglio che sulla mia lapide ci sia scritto "Anche io!"». SEGUE A PAGINA 6