Nicola Lombardozzi, La Repubblica 9/10/2011, 9 ottobre 2011
dal nostro corrispondente MOSCA - Il mito è tornato. Tirato a lucido dopo un restauro che sembra un romanzo sulla Russia di questi tempi: tanta corruzione, un po´ di sciatteria nei momenti chiave, i soliti veleni e intrighi di potere
dal nostro corrispondente MOSCA - Il mito è tornato. Tirato a lucido dopo un restauro che sembra un romanzo sulla Russia di questi tempi: tanta corruzione, un po´ di sciatteria nei momenti chiave, i soliti veleni e intrighi di potere. Impacchettato per sette anni da lunghi teloni verdi, il teatro Bolshoi, tempio della musica e della danza mondiale, è finalmente pronto a tornare allo sfarzo di un tempo. Per la gioia del presidente Medveded, che tanto ha insistito e minacciato perché i lavori finissero prima delle elezioni di dicembre. E che adesso si pregusta il concerto d´inaugurazione che il 28 ottobre lo vedrà protagonista solennemente assiso tra gli ori e gli specchi del Palco dello Zar. Ma non sarà il primo a godersi lo spettacolo. Un po´ per fare al meglio le ultime prove tecniche, un po´ per una vecchia tradizione dell´era sovietica, operai, ingegneri e restauratori hanno già potuto gustarsi un´anteprima mondiale a porte chiuse. Copriscarpe di plastica per non intaccare il prezioso parquet di noce fresco di lucidatura, mille raccomandazioni per fare attenzione al velluto delle poltrone ricostruito con la lenta tecnica di duecento anni fa. I lavoratori del Bolshoi hanno assistito a un´esibizione dei giovani della accademia di danza più prestigiosa del mondo. Emozionatissimi anche loro perché pur essendo membri del corpo di danza non avevano mai avuto prima l´occasione di calcare le sacre tavole. Carpentieri ed elettricisti, almeno in Russia, non sono certo un pubblico di incompetenti. E le loro prime recensioni improvvisate non fanno che alimentare le speranze di esperti e appassionati. La cosa che maggiormente ha colpito è stato il recupero di un´acustica originaria rovinata dalle sbrigative manipolazioni sovietiche e ritornata ai tempi precedenti la Rivoluzione d´Ottobre, quando il Bolshoi, progettato come la pancia di un violino, veniva considerata la cassa acustica migliore del mondo. Perchè quella di cancellare ogni traccia del periodo comunista è stata la linea guida di tutto il restauro. A cominciare dal particolare più evidente, il grande fregio a forma di falce e martello che per quasi novant´anni ha dominato il portone di ingresso. Adesso che le impalcature sono state tolte è apparso un bassorilievo con l´aquila bicefala dei Romanov piazzata proprio davanti alla statua di Karl Marx, che, nel centro di piazza Teatralnaya, resta ormai l´unica superstite di un´era passata. E dire che il Bolshoi ebbe un ruolo importante negli eventi politici. Trasformato dopo la rivoluzione in una grande sala riunioni ospitò nel luglio del 1918 il V congresso del Partito Comunista, quello in cui tutti i socialisti rivoluzionari che si erano opposti a Lenin furono braccati tra palchi e platea per essere arrestati. Nel 1922, proprio di fronte all´ex Palco dello Zar, fu proclamata la nascita dell´Unione Sovietica poco prima di restituire il teatro alla sua funzione e trasformare l´altissima qualità della scuola di danza in una formidabile macchina di propaganda. Di quell´epopea che fece conoscere al mondo stelle di prima grandezza da Ekaterina Maksimova, a Rudolf Nureev, fino a Vladimir Dervianko, i restauratori dell´era Putin vogliono cancellare ogni ricordo. Il Bolshoi che si prepara a riaprire è infatti identico a quello inaugurato, dopo solo un anno di lavori, nel 1824, su disegno dell´architetto Andrej Mikhailov. Bolshoi, che in russo vuol dire grande nel senso delle dimensioni, era semplicemente un termine generico per definire i teatri per l´Opera e distinguerli dai piccoli, che erano invece ai teatri dedicati alla prosa. Restituiti dunque ai lussi imperiali le sale per piccoli concerti che il Pcus continuò ad usare come aule per riunioni dei vertici di partito. Anziane artigiane depositarie di un´antica tecnica di tessitura ci hanno messo tre anni per ricostruire gli arazzi della sala in cui Nicola II aveva festeggiato la sua incoronazione e in cui, molti anni dopo, il partito decise di bandire il dissidente Leopold Rostropovic, già violoncellista di fama mondiale. L´operazione di restauro, costellata di furti evidenti, misteriosi ammanchi e molte inchieste penali è costata quasi un milione di euro. A giudicare dalla folla di turisti che già riempiono piazza Teatralnaja e dalla corsa disperata dei vip ai biglietti per l´inaugurazione sembra comunque che ne valesse la pena.