Eugenio Scalfari, Repubblica 9/10/2011, 9 ottobre 2011
Poche parole sull´interessante ricordo che Napolitano ha fatto qualche giorno fa di Giuseppe Pella, iniziando da Biella il suo viaggio piemontese
Poche parole sull´interessante ricordo che Napolitano ha fatto qualche giorno fa di Giuseppe Pella, iniziando da Biella il suo viaggio piemontese. Pella è nato e sepolto a Biella. Fu ministro delle Finanze quando Luigi Einaudi era ministro del Bilancio; poi fu nominato presidente del Consiglio a Ferragosto del 1953 e durò in carica cinque mesi. Dopodiché di Pella non si parlò più. È giusto che, visitando varie città storiche del Piemonte, il Presidente rievochi la memoria dei loro più illustri cittadini. Biella è stata storicamente importante perché lì nacque, ad opera di un paio di geniali imprenditori, l´industria tessile dell´Italia moderna, ma a Biella è anche nato Quintino Sella che fu uno dei maggiori protagonisti della politica finanziaria durante il quasi ventennale periodo di governo della Destra storica, dal 1861 al ´76. Napolitano ha scelto di ricordare Pella dedicando agli imprenditori tessili e a Quintino Sella (più che mai attuale nelle vicende di questi mesi) brevi parole di circostanza. Perché questa scelta? Ieri, parlando a Dogliani e ricordando Luigi Einaudi che lì nacque, il Presidente ha negato che vi fosse alcuna sua intenzione politica nel suo ricordo di Pella. È opportuno che l´abbia detto, ma il fatto obiettivo rimane. Nell´estate del 1953 ci furono elezioni politiche molto agitate; la Dc e i partiti laici suoi alleati avevano varato una nuova legge elettorale che consentiva l´apparentamento di liste varie e un premio di maggioranza alla coalizione vincente. Doveva raggiungere la soglia del 50 più 1 dei voti e avrebbe ricevuto un premio per governare con piena tranquillità. L´opposizione la chiamò "legge truffa", certamente esagerando. Ci furono proteste violentissime, nacque una lista guidata da Calamandrei, un´altra di liberali intransigenti guidata da Corbino. La conclusione fu la sconfitta della Dc e dei suoi alleati che non raggiunsero la soglia prevista. De Gasperi decise di ritirarsi dalla politica. Nella Dc stava emergendo Fanfani ma incontrava molte resistenze; la crisi si presentava insomma assai accidentata. Vigeva fin da allora la prassi delle consultazioni del Capo dello Stato con tutti i gruppi parlamentari; poi un incarico esplorativo, poi l´incarico formale, poi consultazioni dell´incaricato con i partiti di governo e le correnti per l´assegnazione dei ministeri. Infine la presentazione del nuovo governo al Parlamento. Così andarono le cose durante i quarant´anni della Prima Repubblica. Ma la lettera della Costituzione è molto più breve, dice soltanto: «Il presidente della Repubblica, sentiti i presidenti delle Camere, nomina il presidente del Consiglio e - su sua proposta - i ministri». Einaudi, nonostante la prassi, fece esattamente così. Sentì i presidenti delle Camere, poi andò nella villa di Caprarola e convocò Pella informandolo che aveva già scritto e firmato il decreto che lo nominava presidente del Consiglio. Voleva un governo di "decantazione" che preparasse una nuova legge elettorale. Questo è tutto. Dal che risulta che la lettera della Costituzione consente al Capo dello Stato di saltare ogni prassi restando saldamente nei limiti che la Costituzione prevede. Napolitano esclude che la sua "citazione" contenga una qualunque intenzione. Ho già detto che ha fatto bene ad escluderla ma resta che il precedente einaudiano conferma, ove mai ce ne fosse bisogno, la correttezza procedurale di attenersi interamente e soltanto al dettato letterale della Costituzione. In questo caso ci ha rimesso Quintino Sella, ma noi siamo contenti che, al bisogno, quel comportamento rientri nel novero d´una correttissima procedura e delle prerogative che la Costituzione assicura al Presidente della Repubblica.