Mark Franchetti, La Stampa 9/10/2011, 9 ottobre 2011
Nel Paese con più disoccupati d’Europa (4,8 milioni, il 21,2% della popolazione attiva) gli immigrati tornano a fare la valigia e se ne vanno
Nel Paese con più disoccupati d’Europa (4,8 milioni, il 21,2% della popolazione attiva) gli immigrati tornano a fare la valigia e se ne vanno. Non solo: abbandonano il luogo dove sono nati anche i giovani. E, per la prima volta dal 1945, la popolazione totale diminuisce. Il saldo negativo nel 2011 è di 130.850 persone. «La Spagna torna a essere un Paese di emigranti», sintetizza El País. I dati, che la dicono lunga sulla gravissima crisi che sta investendo Zapaterolandia, sono stati pubblicati dall’Ine, l’Istat di Madrid, nello studio Proiezione della Popolazione nel Breve Periodo 2011-2020. «La tendenza era sempre stata quella di crescere», rileva Miguel Angel Martínez, vice-direttore generale di Statistica della Popolazione dell’Ine. Tra le ragioni, il calo della natalità, la diminuzione degli immigrati (di cui il 35% è senza lavoro) e l’aumento dell’emigrazione. «Sono aumentate le uscite dal nostro Paese, tanto che per la prima volta hanno superato le entrate, 580.850 contro 450 mila», sottolinea Martínez. Il report è ancor più impressionante nelle proiezioni a 10 anni. Il saldo migratorio negativo è di quasi un milione di persone. Solo tre anni fa, quando l’economia andava bene e la Spagna registrava in percentuale la più forte immigrazione d’Europa (6 milioni di persone), l’Ine prevedeva che il Paese avrebbe raggiunto 49 milioni di abitanti. Invece le proiezioni indicano che la caduta demografica porterà gli spagnoli dagli attuali 46.152.000 a 45.585.000. Uno «sboom» dell’1,2%. In ben 11 delle 17 regioni, quelle in cui erano affluiti gli immigrati quando il premier socialista Zapatero si vantava di aver sorpassato in reddito pro-capite l’Italia e di voler giocare nella Coppa dei Campioni vaticinando di superare persino la Francia, gli stranieri diminuiscono. «La questione non è quanti se ne vanno, bensì chi è che parte. Sono soprattutto i giovani e questo è negativo sottolinea allarmato il demografo Antonio Izquierdo -. Tra chi fa le valigie, il 90% sono non spagnoli, ma il 10% sono nativi, ai quali costa molto decidersi ad abbandonare il proprio Paese». Il tasso degli under 25 senza un lavoro è arrivato al 46,2%. «Il crash dell’edilizia (un milione le case vuote, ndr) e la persistenza di una crisi aggravata dalle misure di austerità fanno diminuire gli arrivi dei migranti e incrementano le partenze - spiega il demografo ed economista Juan Antonio Fernández -. Da due anni i ragazzi spagnoli più preparati vanno all’estero e in futuro andrà peggio. Rimarremo senza i nostri giovani migliori e anche senza i migliori immigrati». La Caporetto demografica spagnola si aggrava se consideriamo il capitale umano. «La cosa più importante è che a crollare sarà la popolazione tra i 25 e i 30 anni, il che implica una diminuzione dei laureati - precisa l’economista Florentino Felgueroso -. Scenderà così la produttività e in gioco ci sarà anche il sistema pensionistico, perché diminuiscono i contributi alla previdenza sociale». La percentuale di popolazione inattiva, cioè i minori di 16 anni e i maggiori di 64, continuerà la sua tendenza crescente e passerà dal 49,4% di oggi al 57,3% nel 2021. In dati assoluti, anche grazie all’aumento della speranza di vita (80,9 anni per gli uomini e 86,3 per le donne), gli over 65 del 2020 saranno 9,2 milioni, il 17,8% in più rispetto al 2011. «Non è mai positiva una caduta nel numero degli abitanti, anche con l’attuale altissimo tasso di disoccupazione. In queste circostanze, chi se ne va non sono i disoccupati, ma i professionisti più qualificati, gli imprenditori e gli innovatori», lamenta l’antropologo Miguel Pajares. «La metà della popolazione spagnola non ha più l’età per lavorare lancia l’allarme il giornale economico Expansíon -. Una nuova patata bollente a 42 giorni dalle politiche anticipate del 20 di novembre, con i socialisti dati sicuri perdenti a vantaggio dei popolari (centro-destra) di Rajoy. E, con la crisi dell’euro, il debito sovrano sotto attacco, per la Spagna una volta esempio per l’Europa si delinea un futuro nerissimo.