Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  ottobre 09 Domenica calendario

Il giorno 482 dall’inizio della crisi rischia di entrare nella storia del Belgio come quello del principio della fine

Il giorno 482 dall’inizio della crisi rischia di entrare nella storia del Belgio come quello del principio della fine. Dopo mesi di trattative serrate, il socialista Elio Di Rupo è riuscito nella notte fra venerdì e sabato a far convergere le otto formazioni tradizionali della politica nazionale su un nuovo progetto di riforma dello stato, «il più importante del dopoguerra». Con un ulteriore approfondimento della prospettiva federale, l’intesa consentirà più autonomia alle due principali regioni, le Fiandre fiamminghe e la Vallonia francofona. In questo modo, il Paese dovrebbe finalmente riuscire ad avere un governo con pieni poteri, e a disinnescare la minaccia di una scissione, almeno per qualche anno ancora. È l’ennesimo esperimento per una terra che ha due cuori e una capanna bilocale. Sei dei dieci milioni di cittadini belgi sono fiamminghi, più ricchi e dinamici dal punto di vista economico, gente pratica che ama gli affari e parla il neerlandese. Gli altri abitano la zona più verde e agricola del «paese piatto» cantato da Jacques Brel, hanno perso molto con le miniere, sono meno industrializzati e si esprimono in una versione lievemente modificata della lingua di Molière. Il regno di Alberto I ha un Sud povero e un Nord ricco, e in quest’ultimo si ritrova anche un forte movimento indipendentista, una Lega che fa sul serio, il N-Va. Il suo leader, Bart De Wever, ha cercato di spaccare lo stato, ha tenuto per un anno e mezzo le altre forze in ostaggio. Sinché queste, hanno capito che avrebbero perso di più a mettersi d’accordo piuttosto che a dare un esecutivo a chi li aveva votati. Nord e Sud non vanno d’accordo, in Belgio, i primi non vogliono pagare, i secondi temono di essere abbandonati. L’assenza di governo dall’aprile 2010 ha proiettato Bruxelles nel Guinness dei primati suo malgrado. Eppure, proprio grazie alla struttura federale che il paese si è data all’inizio degli Anni Novanta, l’ordinaria gestione affidata a Yves Leterme - recordman del potere interinale e unico dimissionario a essersi dimesso (andrà all’Ocse) - ha fatto una serie di miracoli. È riuscito a partecipare alla missione in Libia, ha fatto il piano per ridurre il deficit e anche uno di rilancio, nel 2010 dovrebbe riuscire a crescere del 2,1 per cento, più del doppio dell’Italia. Proprio ora si sta occupando del salvataggio di Dexia. «Chapeau!», dicono da queste parti. L’intesa, che deve essere ancora definita e che verrà annunciata dopodomani, da quattro partiti francofoni (i socialisti del Ps che hanno vinto le elezioni in Vallonia, i liberali di Mr, i centristi del CdH e i verdi Ecolo) e quattro fiamminghi (i cristiano democratici del Cd&V, i socialisti Sp.A, i liberali dell’Open Vld, più i Groen!). Fra i punti principali, una maggiore autonomia delle regioni, soprattutto nel dominio fiscale; una parziale localizzazione degli assegni familiari e del codice della strada; un nuovo trasferimento di competenze per le politiche sanitarie e per l’occupazione. Vittoria fiamminga nei comuni limitrofi di Bruxelles, dove le minoranze francofone perderanno parte dei diritti. Servirà a quietare gli indipendentisti, sui quali Bart De Wever, ora farà più fatica ad avere lo stesso ascendente tributatogli in questo scorcio di secolo.