M.Alf., La Stampa 9/10/2011, 9 ottobre 2011
Sarà un Expo 2015 dimagrito nel budget ma pur sempre miliardario. Un vasetto di miele per le api del malaffare e gli interessi famelici della criminalità organizzata, soprattutto la ’ndrangheta molto forte e radicata nel nord Italia e in Lombardia
Sarà un Expo 2015 dimagrito nel budget ma pur sempre miliardario. Un vasetto di miele per le api del malaffare e gli interessi famelici della criminalità organizzata, soprattutto la ’ndrangheta molto forte e radicata nel nord Italia e in Lombardia. Se si analizzano i 5 ambiti su cui andrà ad impattare il grande evento milanese (l’esposizione durerà 6 mesi), ossia infrastrutture, costi di gestione, partecipazione dei Paesi membri del Bie (finora le adesioni sono 55 tra cui la Cina), attrattività e turismo, l’università Bocconi calcola (spalmato sul decennio 2011-2020) un indotto di 61mila nuovi posti di lavoro e un fatturato complessivo di 69 miliardi di euro. Solo di nuove infrastrutture, considerando le 13 opere cosiddette «essenziali», le 17 opere «connesse» tra cui il trittico Pedemontana, Brebemi e tangenziale esterna, e le 36 ulteriori opere «necessarie» (tutte previste nel dossier di candidatura), l’area della Lombardia centrale nei prossimi anni ha in rampa di lancio progetti per un valore di oltre 20 miliardi. Almeno in teoria. Un mega cantiere a cielo aperto difficile da monitorare. Se invece si passa dal quadro «macro» all’evento espositivo in senso stretto, il budget affidato alla società di gestione guidata dal manager Giuseppe Sala, impegnato a recuperare il tempo perso nel primo biennio dopo la vittoria causa litigi della politica, vale 1,4 miliardi di euro di cui 870 milioni di contributo statale. Quanto alle gare, ad inizio agosto è stata bandita la prima per le opere propedeutiche alla realizzazione del sito (valore 97 milioni). Tecnicamente si tratta della rimozione di interferenze (strade, canali, cavi elettrici) e vedrà l’avvio vero e proprio dei lavori a fine mese. Non senza dubbi e polemiche, come denunciato dallo stesso sindaco di Milano, Giuliano Pisapia: l’esigenza di fare un fretta ha indotto gli organizzatori a varare una gara al massimo ribasso, vinta da una cooperativa ravennate che ha offerto il 47% in meno della richiesta. A breve sarà invece lanciata una seconda gara da 300 milioni per la costruzione della piastra del sito espositivo: reti di impianti, strade e verde. Qui la società ha già fatto sapere che, d’ora in poi, il criterio decisivo di aggiudicazione sarà quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa, proprio per limitare il rischio infiltrazioni e una difficile gestione della lunga filiera dei subappalti, dov’è più facile trovare spazi per le imprese colluse.