Alessandro Barbera, La Stampa 9/10/2011, 9 ottobre 2011
La lista è lunga. Così lunga che, a precisa domanda, Altero Matteoli tenta la fuga: «Non ho in testa la lista precisa, abbia pazienza»
La lista è lunga. Così lunga che, a precisa domanda, Altero Matteoli tenta la fuga: «Non ho in testa la lista precisa, abbia pazienza». E’ la dura legge dei tagli lineari. Per risolvere il solo problema di Matteoli ci vorrebbero 3,8 miliardi. Quanto necessario a far ripartire i finanziamenti di una manciata di opere: il Ponte sullo Stretto, l’alta velocità MilanoGenova e Treviglio-Brescia, il raddoppiamento della statale di Porto Empedocle, il Terzo valico dei Giovi, i fondi necessari all’edilizia scolastica e carceraria. Opere in parte cantierate, in parte no. Per quelle cantierate il rischio paventato da Matteoli è duplice: il blocco dei lavori, il pagamento di pesanti penali e fastidiosi ricorsi in sede civile. Il gruppo di lavoro coordinato da Paolo Romani le sta immaginando tutte: condoni, patrimoniali soft o hard, spostamenti di voci da questo o quel capitolo di bilancio. Ma fra i veti di Tremonti e le difficoltà tecniche, la soluzione ancora non c’è. Il tavolo - del quale non fa parte il ministro dell’Economia ci riproverà martedì. Quattro miliardi, almeno sulla carta, ci sarebbero. E’ quanto il governo ha incassato dall’asta delle frequenze 4G, per intendersi l’alta velocità dei cellulari. Ma la lista di richieste piovuta sul tavolo di Tremonti è solo una delle tante: Maroni chiede un miliardo per la Polizia, La Russa lamenta fondi per Carabinieri e Forze armate, la Gelmini è sempre alla ricerca di risorse per l’Università, lo stesso Romani si trova sottratte risorse che avrebbe invece voluto dirottare per il progetto della banda larga. A conti fatti, all’appello mancano circa otto miliardi, la maggioranza ne ha a disposizione la metà. Almeno una parte andranno a Polizia e Forze armate: è quanto Tremonti ha promesso ai due colleghi ministri. Rebus sic stantibus, gli altri dovranno mandare giù l’amaro calice. L’insistenza di Fabrizio Cicchitto all’ipotesi di varare un condono non serve che a questo: trovare una risposta rapida e indolore ai nuovi tagli di spesa. «Non sappiamo che pesci pigliare», si schermisce un ministro di peso del governo. «La Lega non vuole mettere mano alle pensioni, Tremonti pone il veto sul condono. Dove le andiamo a prendere le risorse per evitare di cadere in recessione?». L’impasse sui tagli, o meglio il tentativo della maggioranza di trovare una diversa soluzione al rigore, è la plastica dimostrazione della paralisi in atto. Basterebbe scegliere, magari concentrando tutte le risorse sul capitolo infrastrutture. La richiesta di condono serve invece a tenere insieme due esigenze logicamente opposte: con l’alibi di «misure straordinarie» per abbattere il debito pubblico si approva una misura popolare fra gli elettori. Bando al rigore e alle scelte di lungo periodo: in caso di elezioni, di fronte ad un elettorato colpito dalla crisi il condono sarebbe il migliore dei biglietti da visita. Il no di Tremonti è l’altra faccia del problema. Quando il ministro del Tesoro dice che «il condono darebbe scarso gettito e ci creerebbe un problema con l’Europa» dice una cosa vera. A Bruxelles c’è tuttora aperta una procedura di infrazione contro l’Italia per una delle sanatorie da lui stesso varate. Ma a forza di scontri con i colleghi, nessuno crede più alla sua buona fede. E così, quando in privato si dice convinto che «il governo non arriverà alla fine della legislatura perché non più in grado di reggere scelte impopolari» nessuno crede all’analisi neutra. Un esponente della maggioranza che chiede di non essere citato è secco: «Sta lavorando al governo di transizione e alla sua sopravvivenza politica». Per paradosso, e a meno di una caduta improvvisa di Berlusconi, l’impasse avvicina la più impopolare delle misure, una patrimoniale sugli immobili. «A meno che Tremonti non tiri fuori dal cilindro una delle sue idee», abbozza Osvaldo Napoli. «Altrimenti meglio mandarlo alla Banca d’Italia e risolviamo due problemi». SETTE CAPITOLI IN BILICO Ponte sullo stretto È una delle opere-simbolo del governo Berlusconi. Il progetto definitivo è stato consegnato alla Società Stretto di Messina a dicembre 2010. La società lo ha approvato nel luglio 2011. Alcuni lavori preliminari per lo spostamento della sede ferroviaria a Cannitello per far spazio ai futuri cantieri, Sono iniziati il 23 dicembre 2009. Se realizzato, il ponte quasi raddoppierà il record mondiale di luce libera (la parte sospesa del ponte), attualmente detenuto dal Ponte di Akashi Kaikyo in Giappone, in esercizio dal 1998. Alta velocità L’ alta velocità Milano Genova dovrebbe collegare il porto con la rete ferroviaria piemontese e lombarda. Inizialmente prevedeva anche il terzo valico, poi diventato progetto autonomo. Lunga circa 39 km, la tratta Treviglio-Brescia - secondo il progetto definitivo approvato dal Cipe nel settembre 2009 attraverserà 20 comuni nelle provincie di Milano, Bergamo e Brescia, si innesterà nel nodo di Brescia per poi raggiungere la stazione cittadina con ulteriori 7 km di attraversamento urbano in affiancamento alla linea ferroviaria esistente. Porto Empedocle Dal marzo 2009 sono in corso i lavori per il raddoppio della carreggiata nel tratto agrigentino della statale di Porto Empedocle, compresa tra il primo innesto con la strada statale 122 e Canicattì, tra i chilometri 9,8 e 44,4. I lavori dovrebbero concludersi nel 2012. Il progetto prevede la costruzione 20 viadotti, 3 gallerie e 8 svincoli, per un costo complessivo di circa 435 milioni di euro. Il nuovo tracciato ricalcherà per la maggior parte della sua estensione il tracciato già esistente. Terzo Valico dei Giovi Il Terzo Valico dei Giovi serve a collegare il Mediterraneo e la Pianura Padana. È collegato a sud con il nodo di Genova, e quindi con i bacini portuali e con la linea Genova-Ventimiglia e a nord, nelle direzioni di Torino, Novara, Milano e Piacenza, attraverso le connessioni con le linee convenzionali in prossimità di Novi Ligure e Tortona. Il primo lotto, avviato, costerà 500 milioni. L’investimento complessivo è previsto in 6.200 milioni di euro. La conclusione dei lavori è attesa per la fine del 2019. Metro di Roma La terza linea (la C) della metropolitana di Roma è in fase di costruzione, a cura di Metro C Spa., consorzio tra Astaldi (34,5%), Vianini Lavori (34,5%), Ansaldo Trasporti Sistemi Ferroviari (Ansaldo STS) (14%), Cooperativa Muratori e Braccianti di Carpi (10%), Consorzio Cooperative Costruzioni (7%). Il costo previsto è di 3 miliardi e 78 milioni di euro, così ripartiti: il 70% a carico dello Stato, il 18% a carico del Comune di Roma, il 12% a carico della Regione Lazio. Ad oggi sono stati realizzati 19 chilometri di gallerie. La manutenzione Per gli interventi di manutenzione delle strade Anas e della rete ferroviaria sono pronti 570 milioni. I lavori sono ovviamente distribuiti su tutto il territorio nazionale: decidere di tagliare questa spesa comporterebbe automaticamente un lungo lavoro per determinare dove e cosa si può rinviare (o anche cancellare, eventualmente). Come dire che le migliaia di punti critici per il traffico lungo la penisola continuerebbero a restare come sono. Edilizia scolastica Nel mirino ci sono anche i fondi per l’edilizia scolastica: tagli interessanti perché gran parte dei 593 milioni già assegnati, soltanto 62 sono anche stati appaltati. In questo modo, lo Stato non rischierebbe di venire coinvolto nei contenziosi lunghi (e costosi) cui invece andrebbe senz’altro incontro se dovesse decidere di tagliare un appalto già assegnato a una società. Nelle stesse condizioni ci sono anche 168 milioni - assegnati ma non appaltati - destinati alla ricostruzione degli edifici pubblici nell’Abruzzo terremotato.