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 2011  ottobre 09 Domenica calendario

ROMA —

«L’uscita di Fiat da Confindustria non è solo un problema tra Sergio Marchionne ed Emma Marcegaglia», dice Maurizio Landini, leader delle tute blu della Cgil. Così lo sciopero nazionale dei lavoratori del gruppo indetto dalla Fiom venerdì 21 ottobre non è solo la rivendicazione di un piano industriale che «la Fiat-Chrysler deve ancora al Paese». L’assemblea dei delegati degli stabilimenti del gruppo ha approvato all’unanimità il documento della segreteria che propone l’astensione dal lavoro per otto ore e una manifestazione a Roma, da estendere anche alle aziende della componentistica. Una mobilitazione che è più in generale la difesa di un modello di contrattazione tra sindacato e azienda di fatto affossato dall’articolo 8. Una legge «ad aziendam», secondo la definizione del sindacato, a maggior ragione dopo l’uscita di Fiat dal sistema confindustriale.

Per di più lo strappo del Lingotto potrebbe non rimanere l’unico, determinando la morte del contratto nazionale. «Il ricatto occupazionale diventerà il pane quotidiano con cui fare i conti», dice parlando ai delegati Fiom della Fiat il segretario generale, Maurizio Landini, con un «arretramento delle condizioni» per gli operai costretti a scegliere tra i diritti e il lavoro. Per la Fiom è in gioco anche il diritto a essere rappresentati in azienda: «Fiat potrebbe dire — è l’allarme di Landini — che in tutti i suoi stabilimenti la Fiom non esiste più». Non è un mistero che Marchionne, secondo il sindacato, punti a questo obiettivo e potrebbe seguire la strada di un suo contratto auto, sulla base delle intese di Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco, che la Fiom non ha siglato, ma che il giudice di Torino Vincenzo Ciocchetti ha giudicato legittime. A questo punto le speranze di rimanere in fabbrica sarebbero legate ai rapporti non facili con gli altri sindacati: Cisl e Uil hanno firmato le intese aziendali con Fiat e Landini chiede loro di «non estendere quegli accordi che cancellano un altro sindacato».

Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, rivendica che lo sciopero «è una iniziativa giusta», si apre — ha detto — un «problema evidente» reso «ancora più chiaro dalle scelte di Fiat sul progetto Fabbrica Italia e quindi sulle sorti dei lavoratori». Secondo la confederazione di Corso Italia le motivazioni alla base della scelta di Marchionne di uscire da Confindustria «non sono fondate» e potrebbero «confermare la scelta della Fiat di lasciare l’Italia»: «Il modello autoritario di Marchionne senza regole e senza contratto deve essere isolato nel Paese e tra le imprese», ha detto il segretario Vincenzo Scudiere.

La risposta della Fiom dovrà essere organizzata in meno di due settimane: «Non la possiamo sbagliare», anche se la si propone a persone che già, causa cassa integrazione, lavorano due settimane al mese, ha spronato Landini. Già domani si attiverà il lavoro di preparazione negli stabilimenti. La mobilitazione metterà insieme tutte le vertenze del gruppo, con in testa al corteo di Roma i lavoratori di Termini Imerese e della Irisbus. Sempre domani si deciderà se coinvolgere nella protesta anche le vertenze extragruppo, come quella Fincantieri.

Melania Di Giacomo