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 2011  ottobre 09 Domenica calendario

BERGAMO —

«Ikaros» è una parola che evoca sfide ardite e altezze vertiginose; è il nome di un istituto tecnico di Bergamo e sarebbe piaciuto anche a Steve Jobs, uno che di salti verso l’ignoto se ne intendeva. Adesso c’è un filo che lega la California alla Lombardia, il genio di Cupertino ai ragazzi dell’Ikaros: per una di quelle coincidenze che solo il destino sa disegnare, proprio nel giorno in cui il mondo ha detto addio al fondatore della Apple, l’istituto bergamasco ha deciso di mandare in soffitta i libri di testo e sostituirli con l’iPad: 1.370 tavolette, tanti quanti sono gli allievi dell’Ikaros, che ieri sono state distribuite con una breve cerimonia-simbolo in cui il nome e l’anima di Jobs hanno più volte fatto la loro comparsa; ad esempio quando sono stati proposti ai ragazzi passaggi della famosa lezione all’università di Stamford: «Stay hungry, stay foolish...».

Quella bergamasca è la prima scuola in Italia ad affrontare la svolta informatica in maniera tanto radicale: altri istituti hanno già introdotto l’iPad, ma solo in singole classi e in modo sperimentale. Per il nuovo strumento le famiglie pagheranno un canone di 200 euro l’anno, meno dunque di quanto avrebbero speso per i tradizionali testi scolastici, tenendo anche conto che le tavolette contengono dizionari, atlanti e altri strumenti didattici, ad esempio dispense preparate dai professori. La scuola le ha acquistate grazie a un partner tecnologico e nel giro di tre anni calcola di ammortizzare l’investimento. Grazie alla novità, non solo finiranno in soffitta i libri ma insegnanti e ragazzi saranno continuamente interfacciati: nelle esercitazioni in classe, nei compiti a casa, in ogni aspetto dell’attività didattica.

«Abbiamo voluto appositamente essere drastici — racconta Diego Sempio, direttore dell’Ikaros — e verificare fin da subito la capacità di apprendere grazie al nuovo strumento. Ma è una novità che nasce anche da una constatazione: oggi i ragazzi imparano in un modo diverso, conoscono già i linguaggi dei computer; è un metodo diverso da chi ha studiato sui libri, progredendo passo passo dalla prima all’ultima pagina e noi ne prendiamo atto».

Ma quella del professor Sempio e dei suoi ragazzi è anche una sfida nella sfida, dove la tecnologia conta fino a un certo punto. E’ lo stesso direttore a chiarirla: «Da noi approdano i ragazzi che finiscono la terza media con i voti più bassi, quelli che si sentono dire "E’ meglio se impari un mestiere...". Ebbene, mettere nelle loro mani un iPad è una maniera per far recuperare ai giovani stima in se stessi, nelle loro capacità. Da noi si impara facendo, attraverso azioni che hanno un valore pratico e quella tavoletta può rappresentare un vero riscatto per tanti di loro».

In questo Steve Jobs, studente che non frequentò mai l’università e adolescente irrequieto è molto vicino agli allievi dell’Ikaros. E anche per questo ieri mattina il fondatore della Apple è stato evocato. «Ne ho parlato — dice ancora il professor Sempio — come di un personaggio che aveva a cuore se stesso. Jobs era innanzitutto una persona che amava quello che faceva e i giovani hanno bisogno di conoscere figure di questo tipo».

All’atto pratico, poi, il vero scoglio del viaggio intrapreso dall’Ikaros è un altro: tempo mezz’ora e i ragazzi avevano già scoperto tutti i segreti dell’iPad. Ben più difficile sarà abituarsi a maneggiare il nuovo strumento per i loro professori, abituati alla carta e alla penna.

Claudio Del Frate