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 2011  ottobre 09 Domenica calendario

L’Arabia Saudita non è nuova alle decapitazioni pubbliche: condanne esemplari in nome della sharia

L’Arabia Saudita non è nuova alle decapitazioni pubbliche: condanne esemplari in nome della sharia. E spesso accade che i «giustiziati» siano stranieri: uno (o una) dei 6 milioni di immigrati dall’Asia e dall’Africa su una popolazione di 26 milioni. Ma l’esecuzione di venerdì segna un macabro record: otto cittadini del Bangladesh sono stati uccisi con la spada a Riad, per lo stesso reato, l’aver partecipato a una rapina e ucciso una guardia egiziana. Altri tre complici hanno avuto pene più lievi, carcere e frustate, per «aver collaborato con gli investigatori, guidandoli ai nascondigli della merce rubata», ha precisato l’agenzia di Stato. E intanto a Tabuk sul Mar Rosso andavano a morte anche due sauditi, colpevoli di omicidio. Dieci in un giorno, il che porta il totale delle esecuzioni stimate dall’inizio dell’anno a 58. Ben oltre le 27 dell’intero 2010. Dopo la recente fine del Ramadan, segnalano le Ong locali e internazionali, la spada del boia è entrata in azione più spesso del solito, uccidendo sempre più stranieri. Che già spesso vivono in semi schiavitù, «ostaggio» dello sponsor che garantisce l’entrata nel Regno, paga loro il viaggio e sequestra poi il passaporto. E che non capiscono, molte volte, né l’arabo né il sommario sistema legale saudita. L’eco della decapitazione degli otto condannati ha creato sdegno nel mondo. E in Bangladesh, che «esporta» in Arabia oltre un milione di lavoratori, gli attivisti per i diritti umani si sono appellati al governo di Dakka perché intervenga a Riad per evitare nuovi casi. Non è la prima volta che un cittadino del Bangladesh è condannato a morte in Arabia, e per quel Paese poverissimo le rimesse degli emigrati sono cruciali. Ma otto in un solo giorno sono difficili da ignorare, anche per la ragion di Stato. C. Zec.