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 2011  ottobre 09 Domenica calendario

MILANO —

«Il segreto bancario è finito, anche se nessuno se n’è accorto». Parola di Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, in un’intervista ad Avvenire. Tremonti non ha in mente un paradiso fiscale straniero sulla via della «redenzione», ma proprio l’Italia. E, soprattutto, la «manovra di Ferragosto», che ha dato all’Agenzia delle Entrate il via libera per raccogliere informazioni su conti correnti e depositi titoli (e non solo) dei contribuenti, anche prima di iniziare un accertamento fiscale. Il Fisco potrà chiedere alle banche e agli altri intermediari finanziari i numeri delle movimentazioni annuali, i saldi, le garanzie, eccetera. Questi saranno incrociati con le dichiarazioni fiscali e, se non sarà tutto chiaro, sugli importi in odore di evasione scatteranno i controlli.

Fino a ieri l’Agenzia delle Entrate poteva interrogare l’anagrafe dei rapporti finanziari (conti correnti e altro) solo in seguito ad accertamenti autorizzati o ad indagini della Guardia di Finanza. Adesso, invece, potrà accedere di propria iniziativa alla banca dati e bussare alla porta degli stessi intermediari (sentendo preventivamente le associazioni di categoria), per «elaborare specifiche liste selettive di contribuenti» sospetti «da sottoporre a controllo», come si legge nel provvedimento. Si potranno per esempio incrociare le dichiarazioni dei redditi con i nominativi di chi ha movimentato ingenti capitali.

Il Fisco, quindi, derogando a ogni principio di tutela del segreto bancario, potrà lanciare una sorta di selezione automatica sui contribuenti. Con l’obiettivo di individuare le anomalie, dalla gestione del contante alla movimentazione dei portafogli azionari.

Sotto la lente potranno cadere l’ammontare delle operazioni realizzate con l’estero, spie di eventuali capitali nascosti oltre confine (un esempio, il pagamento delle spese di amministrazione per un appartamento — non dichiarato — a Londra). O, ancora, le operazioni non coerenti rispetto al proprio stipendio (ufficiale): perché un commerciante che dichiara 20 mila euro l’anno, con famiglia a carico, dovrebbe pagare 10 mila euro per una settimana di vacanza in Polinesia?

E gli intermediari finanziari — banche, eccetera — forniranno al Fisco non solo informazioni sulle movimentazioni giornaliere dei conti e dei depositi titoli, ma anche — per esempio — sulla realizzazione di operazioni fuori conto (direttamente allo sportello, come il cambio assegni). Quindi, se fino a ieri l’accertamento poteva essere completato dai controlli in banca, da oggi potrà iniziare proprio da lì, dalle movimentazioni dei conti correnti. Per vedere se i dati bancari da cui si parte coincidono con le dichiarazioni presentate. «Se no — ha tagliato corto il ministro — c’è la rettifica automatica». Nel 2010, quando i dati sui movimenti di qualsiasi rapporto finanziario potevano essere chiesti dal Fisco agli istituti di credito solo in forma eccezionale (dopo l’avvio di un controllo fiscale), ci sono state appena 11 mila richieste in banca, su un totale di 400 mila accertamenti. Per Tremonti, «di fatto sulla massa delle movimentazioni bancarie permaneva il segreto». Ma adesso, che gli uffici finanziari potranno accedere più facilmente — e in via preventiva — ai dati bancari, è prevedibile che i numeri crescano, e non poco.

Giovanni Stringa