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 2011  ottobre 09 Domenica calendario

ROMA —

Sul condono, che divide governo, maggioranza e opposizione, per ora c’è il no dei tecnici. Al tavolo ministeriale sul decreto sviluppo, coordinato dal titolare del ministro Paolo Romani, il «perdono» edilizio è stato scartato perché ritenuto «insufficiente». Quello fiscale, invece, «non utile» per i «troppi problemi» che comporterebbe. Se il condono si deve fare, infatti, non sarebbe possibile escludere il gettito Iva evaso, ma se si tiene dentro l’imposta il rischio è di essere nuovamente condannati dall’Europa che nel 2008 ha già punito il nostro Paese per l’estensione del condono del 2002 ai debiti Iva, che è il tributo da cui arrivano le risorse per l’Unione. E tra l’altro ci sono ancora dei condonati che hanno aderito a quello 2002 e che poi sono «spariti», non pagando il pattuito.

Eppure, a inizio settembre, quando si discuteva il maxiemendamento da apporre alla manovra, si intravide la possibilità di una riedizione del concordato fiscale da incrociare, per renderlo più accettabile, alla lotta all’evasione: l’idea era confrontare i redditi dichiarati con i beni posseduti per poi procedere ad accertamenti di massa. Prima di essere scovati dal Fisco — su questo si basa la proposta — l’evasore potrebbe autodenunciarsi e sanare la sua posizione con un accordo. C’erano anche i conti pronti: con questa forma di condono unita alla caccia all’evasore si sarebbero potuti mettere in bilancio 700 milioni euro di maggiori entrate per il primo anno e 1,6 miliardi per il secondo.

E, come dimenticare, che quando è stata approvata la manovra il 14 settembre, fu votato anche un ordine del giorno di Domenico Scilipoti che chiedeva di prendere in considerazione un condono fiscale e uno edilizio. Il deputato l’aveva proposto «per i piccoli abusi da edilizia residenziale e difficilmente recuperabile per lo Stato sotto forma di confisca»; sul piano fiscale, invece, Scilipoti chiedeva la possibilità di condonare gli anni per cui non è ancora prescritta l’azione accertatrice del fisco.

La sanatoria sugli abusi edilizi si potrebbe però anche configurare come una riapertura dei termini dell’ultima edizione, quella del 2003, facendo rientrare situazioni come quella di Ischia, al centro di proteste da mesi.

Per far cassa e reperire misure da reinvestire c’è anche l’ipotesi di una tassa patrimoniale. C’è chi la chiama mini, chi la chiama «morbida». Il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto l’ha più volte rilanciata nella versione proposta del professor Guido Tabellini, il rettore dell’Università Bocconi. Secondo il professore, piuttosto che un prelievo una tantum sulla ricchezza, potrebbe essere utile una misura strutturale, sotto forma di mini prelievo, con un’aliquota nell’ordine del 5 per mille. A patto che tale misura crei consenso politico intorno a un progetto di riforma dell’economia. E il decreto per rilanciare lo sviluppo potrebbe essere l’occasione. Si tratta di una proposta identica come principio a quella delle imprese nel Piano per l’Italia, che pure proponevano un’aliquota bassa, l’1,5 per mille.

L’obiettivo è varare il decreto entro la metà del mese, o al più entro il 20 ottobre. Da martedì si riunirà di nuovo il tavolo coordinato dal ministro dello Sviluppo, Romani, per proseguire l’analisi delle proposte arrivate. Si punta invece a chiudere prima sulla Legge di Stabilità, la vecchia Finanziaria, che dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri probabilmente il 13 ottobre.