Michele Pignatelli, Il Sole 24 Ore 7/10/2011, 7 ottobre 2011
È IL BOOM POLACCO L’ARMA DI TUSK
Si respira una nuova e forse irrazionale incertezza nel clima pre-elettorale della Polonia, presidente di turno Ue, che domenica rinnoverà il Parlamento. A gettare scompiglio su un voto che appariva scontato - con la conferma dei liberali di Piattaforma civica e del premier Donald Tusk, forti di buone performance economiche - sono arrivati alcuni sondaggi che mostrano un distacco più contenuto del previsto del principale partito di opposizione, i conservatori di Diritto e giustizia guidati da Jaroslaw Kaczynski, ex premier e fratello gemello dell’ex presidente Lech, morto in un incidente aereo nel 2010.
Una rilevazione diffusa domenica registrava un solo punto percentuale di vantaggio (30% di consensi contro 29), rispetto ai dieci punti e oltre dei mesi precedenti. Ma è stata già smentita dai sondaggi successivi: l’ultimo, pubblicato ieri dal quotidiano Gazeta Wyborcza, assegna ai liberali un vantaggio di 13 punti, anche se Diritto e giustizia - come altri partiti con un’immagine in qualche modo estremista - è tradizionalmente sottostimato nelle dichiarazioni della vigilia. Sono dunque dati da prendere con estrema cautela, ma sembrano aver ridato fiducia all’opposizione e fiato alla retorica nazionalista di Kaczynski, che ha accusato il Governo in carica di una politica debole e accomodante nei confronti dei due nemici storici: non solo la Russia, ma anche la Germania di Angela Merkel, impegnata a suo dire in una sorta di restaurazione dell’impero tedesco. In campagna elettorale, in realtà, Kaczynski, prima di rispolverare la vecchia retorica, ha puntato su un restyling di immagine che lo ha portato a smorzare i toni, mostrandosi disponibile nei confronti dei media e circondandosi di candidate attraenti.
Dalla sua Tusk ha però argomenti forti. L’economia polacca, l’unica dell’Unione europea a evitare la recessione nel 2009 (+1,7% l’incremento del Pil), è cresciuta in media del 4,4% dal 2007 al 2010 e procede spedita: per il Governo registrerà un incremento del 4% sia quest’anno che nel 2012; più cauti l’Fmi (rispettivamente 3,8% e 3%) e alcune tra le principali banche internazionali (Citigroup prevede per il 2012 solo un +1,9%). Il deficit sta calando - quest’anno dovrebbe attestarsi al 5,6% del Pil - anche se appare ambizioso l’obiettivo del Governo di portarlo sotto il 3% l’anno prossimo e di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2015. Come pure ridurre il debito al 45% del Pil nel 2018. Rimangono poi sostenuti gli investimenti esteri e il sistema finanziario è solido.
Non tutto gioca a favore di Tusk, che avrebbe bisogno di una maggioranza ampia per attuare le misure di austerity necessarie a rispettare la tabella di marcia. La disoccupazione rimane alta (11,7% a settembre) e la riforma degli uffici di collocamento promessa dall’Esecutivo non è stata attuata. Il rischio è una ricaduta negativa sul voto giovanile, principale incognita insieme all’alto numero di indecisi. L’indebolimento dello zloty, particolarmente accentuato nella fase peggiore della crisi, ha favorito le importazioni ma pesa sul debito (un quarto è in valuta estera) e sui circa 600mila polacchi che hanno mutui in valuta straniera. Anche l’impegno ad accelerare le privatizzazioni e a riformare Welfare e sistema previdenziale non è stato mantenuto.
Mercati e mondo del business, tuttavia, non hanno dubbi e tifano per Tusk, che confermerebbe l’accreditato ministro delle Finanze Jacek Rostowski. Il populismo di Diritto e giustizia, partito euroscettico che punta a rafforzare il ruolo dello Stato e si oppone alla privatizzazione di settori chiave, spaventa gli investitori.
Oggi i liberali di Piattaforma civica governano con l’appoggio del Partito dei contadini (Psl), uno dei tre che potrebbero superare lo sbarramento del 5%; gli altri sono l’Alleanza della sinistra democratica (Sld) e il Movimento di Janusz Palikot, una nuova formazione di destra. Nessuno - tranne il Psl - sarebbe disponibile a formare una coalizione con Diritto e giustizia. Un altro punto di forza per Tusk, anche se non dovesse ottenere la maggioranza relativa.