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 2011  ottobre 07 Venerdì calendario

LONDRA INIETTA 75 MILIARDI DI STERLINE

Un intervento inatteso nei tempi e nei volumi. La Banca d’Inghilterra ha colto di sorpresa mercati e analisti annunciando un nuovo round di quantitative easing, l’aggiunta, cioè, di 75 miliardi all’acquisto di titoli di stato. Una decisa immissione di liquidità nell’economia del Regno. Che la decisione fosse nell’aria si sapeva da giorni, da quando, almeno, i verbali della riunione del comitato di politica monetaria di settembre dell’istituto centrale avevano indicato la divisione netta dei membri, con uno spostamento verso le posizioni di Adam Posen, la supercolomba che da mesi va invocando l’allentamento monetario.

Non solo. I richiami espliciti del governatore Mervyn King sui rischi di recessione, ribaditi dal Cancelliere George Osborne, avevano convinto tutti che il nuovo round sarebbe avvenuto. La previsone era per novembre per non più di 50 miliardi. Invece il comitato di politica monetaria ha ritenuto opportuno agire subito e oltre i limiti immaginati. La revisione della crescita del Pil annunciata ieri (più 0,1 invece dell’atteso 0,2) ha avuto un ruolo marginale. La preoccupazione è soprattutto rivolta alle conseguenze della crisi dell’Eurozona sulla marcia inglese verso la ripresa. «Il passo dell’espansione globale -ha scritto la Banca - rallenta soprattutto nei mercati di riferimento per il Regno Unito (l’Eurozona rappresenta il 40%, ndr). La vulnerabilità associata al debito di alcuni Paesi dell’area euro ha colpito i mercati finanziari e i canali di finanziamento delle banche. Le tensioni del mondo minacciano l’economia britannica». Ma la dinamica è anche interna.

Lo sviluppo britannico si regge prevalentemente sui consumi, che però rallentano. L’ultimo indicatore? I conti del supermercato Tesco, colosso che macina utili nel mondo e frena, come mai prima, in patria. Per questo molti analisti temeno che anche il quantitative easing non possa essere risolutivo, sebbene altri abbiano immaginato un’espansione continua fino a superare il mezzo miliardo di sterline. Una corrente di pensiero ritiene, invece, che non sia la mancanza di credito a buon mercato a frenare l’economia, ma la domanda in calo che induce le imprese a non investire. Uno scenario da stagnazione che la Banca ha tentato di scuotere nel modo più prevedibile seppure con modalità inattese. Tanto inattese da aver fatto scivolare la sterlina ai minimi sul dollaro dall’estate del 2010.

La decisione del comitato presiduto da Mervyn King giunge qualche giorno dopo la misura annunciata solo nelle linee generali, dal Cancelliere George Osborne e definita di allentamento del credito. Si tratta di interventi diretti del Tesoro pronto ad acquistare bond emessi apposta dalle Pmi per accelerare gli investimenti. Un segnale che il freddo sulla ripresa inglese si sta facendo gelo proprio quando i primi effetti delle misure di austerità dettate dai tagli alla spesa pubblica britannica cominciano a farsi sentire.