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 2011  ottobre 07 Venerdì calendario

Il Nobel che lascia parlare la poesia - È il poeta Tomas Tranströ mer il Premio Nobel per la Letteratura del 2011

Il Nobel che lascia parlare la poesia - È il poeta Tomas Tranströ mer il Premio Nobel per la Letteratura del 2011. Nato il 15 aprile 1931 a Stoccol­ma, Tranströmer è consi­derato il maggior poeta svedese. La sua opera, se­condo gli accademici di Svezia, «attraverso le sue immagini dense, limpide, offre un nuovo accesso al­la realtà». --- Poesia dal silenzio s’inti­tola la sua raccolta usci­ta da noi dieci anni fa. Poesia del silenzio è la sua vita intera dal 1990, quando, in seguito a un ictus, è diventato muto. Il premio Nobel Tomas Tranströmer, dopo essersi beato del silenzio gustato per scelta, scandagliandone con il rigore del­lo scienziato i significati e regi­strandone con l’entusiasmo del­l’esploratore le magie, deve sotto­s­tare al silenzio inflittogli dalla ma­lattia. Se Omero e Borges dovettero co­struire e ricostruire, tassello dopo tassello, le visioni del mondo loro negate dalla cecità, a lui tocca combattere contro un’altra terri­bile lacuna: quella della parola so­nora, della sua musica, del flatus vocis che dipana interiormente, nel mormorio della creazione, il solfeggio della nascente sinfonia. È stata sua moglie, Monica Bladh, che ha sposato nel ’58 e con la qua­­le fece il viaggio di nozze in Italia, a riferire la reazione del marito do­po il conferimento del premio: «Non pensava di poter più sentire questa gioia un giorno». Del pro­prio Paese, con una delle metafo­re che sono lo strumento principe della sua opera, ha scritto: «La Sve­zia è una nave in disarmo/ tirata in secco». Una nave a riposo, asciut­ta, silenziosa: così probabilmente si percepisce il poeta, nel rassicu­rante porto della propria casa. Ma il silenzio che ora deve subi­r­e nel giorno che gli dona una gran­de gioia ha un sapore completa­mente diverso da quelli di altri due celebri autori «laureati» dal­l’Accademia di Svezia i quali non accettarono il premio: Boris Pa­sternak nel ’58 e Jean-Paul Sartre nel ’64. Il bavaglio al russo era sta­to messo dal regime sovietico, mentre il diniego del francese deri­vava dalla sua idiosincrasia per qualsiasi onore ufficiale. E forse quella del Tranströmer muto, sorpreso, sulla sedia a rotel­le, nell’atto di ricevere l’investitu­ra più importante, la medaglia più luccicante, è una grande metafo­ra che la Poesia regala non soltan­to a lui, ma anche a se stessa. Daniele Abbiati *** Che sorpresa, per una volta scelto un autore «disimpegnato» - Il Premio Nobel per la lette­ratura allo svedese Tomas Tranströmer è una di quel­le assegnazioni che ricor­deremo come una piacevole sor­presa. Non che la sua candidatu­ra fosse una novità: infatti, dopo la prima nomina nel 1973 era sta­to più volte riproposto, al punto però da diventare una specie di supercandidato, ma di bandie­ra. Il problema per lui, ricono­sciuto in patria e all’estero come il massimo poeta scandinavo vi­vente, era quella clausola del re­golamento che prescrive che il Nobel venga preferibilmente as­segnato a scrittori la cui opera sia volta ad accrescere il progres­so sociale. Motivo per cui anche quest’anno le quotazioni di Tranströmer, in cui l’impegno politico esplicito manca, erano più basse di quelle di Adonis, po­eta libanese che sembrava il per­fetto sigillo poetico alla recente «primavera araba». Di qui la sor­presa per la scelta dell’Accade­mia svedese, forse preoccupata, dopo il Nobel postumo per la chi­mica, che l’aria di ospizio che si respira nel Premio diventasse di obitorio per i candidati di casa. Nato a Stoccolma nel 1931, Tranströmer esordì nel 1954 con un libretto, 17 poesie, che lo segnalò subito come un talento straordinario. La dozzina di rac­colte successive hanno confer­mato quell’impressione inizia­le. Tranströmer è un talento liri­co in senso stretto, il che signifi­ca che la sua poesia non si è evo­luta nel tempo, ma ha continua­to ad approfondire temi e forme presenti fin dall’inizio. Il suo punto di partenza fu la lezione dei fondatori del Modernismo scandinavo (Edith Södergran, Pär Lagerkvist, Karin Boye), i quali avevano praticato una poe­sia di classica asciuttezza, evi­tan­do gli eccessi dello sperimen­talismo delle Avanguardie euro­pee. Queste giunsero a nord ne­gli anni Quaranta, senza però produrre esiti concreti di rilievo. La prima cosa che colpisce chiunque legga una poesia di Tranströmer sono le immagini, come del resto sottolinea anche la motivazione del Premio, a lui assegnato «perché attraverso immagini dense e limpide ci of­fre un nuovo accesso al reale». Dense e limpide: sembrerebbe una contraddizione in termini, e invece è una definizione perfet­ta dello stile di Tranströmer. Il quale assorbì la lezione di Sim­bolismo, Espressionismo e Sur­realismo, evitandone però l’im­precisione e le ridondanze. Tranströmer non accumula im­magini slegate, né le sospende in vaghezze tardo-romantiche: sceglie un’immagine potente e lascia che espanda i suoi signifi­cati, aprendo squarci inattesi nella percezione e nel pensiero. La sua è una poesia di occasioni in senso montaliano, di epifanie alla luce delle quali viene riletto il resto del vissuto. Fondamento teorico di queste procedure è un visione della realtà come miste­ro che si manifesta in speciali momenti della vita comune, os­servata con una venatura sacra­le di stampo panteista, estraneo a qualsiasi ortodossia religiosa. È facile capire come l’interesse di Tranströmer si concentri su etica e metafisica. Lo stile e il linguaggio di Tran­strömer sono perfettamente adeguati alla sua visione. La sua opera, limitata nella mole, si ca­ratterizza per concentrazione espressiva, e cala le sue sorpren­denti metafore in forme metri­che e strofiche anche tradiziona­li, benché il verso libero preval­ga quantitativamente. Malgra­d­o la forte tensione morale e spe­culativa, il didatticismo è estra­neo a questa poesia, portatrice di significati molteplici. Ciò ser­ve a ricordarci come il mondo sia ben più complesso degli sche­mi ideologici che ognuno di noi tende a sovrapporgli, scambian­doli poi per «la realtà». Tradotto in oltre 50 lingue e noto agli anglofoni grazie alle versioni di Robert Bly, Tranströ mer è presente in Italia presso Crocetti ( Antologia della poesia svedese contemporanea , 1996; Poesie dal silenzio , 2008) e Her­renhaus ( La lugubre gondola , 2003). Speriamo che il Nobel sia l’occasione per poter leggere nella nostra lingua l’opera com­pleta di uno straordinario poe­ta. *curatore con Helena Sanson dell’«Antologia della poesia svedese contemporanea» (Crocetti, 1996)