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 2011  ottobre 07 Venerdì calendario

Vanna Marchi torna a vendere. Al bar - Squisito. Il tiramisu della Van­na. E da oggi, potete contarci, di­venterà un must del MalMaison

Vanna Marchi torna a vendere. Al bar - Squisito. Il tiramisu della Van­na. E da oggi, potete contarci, di­venterà un must del MalMaison . La Vanna è lei e può essere soltanto lei, Vanna Marchi, che ieri è uscita dal carcere di Bollate per dedicar­si, anima e corpo, alla sua nuova at­tività. Dalle dieci di mattina alle dieci di sera sarà in servizio permanente ed effettivo, dietro il bancone del bar di Davide, il compagno della fi­glia Stefania, titolare del bar di via Napo Torriani, a Milano, a due pas­si dalla stazione Centrale. Fino alle dieci,prendete buona nota,«signo­ri uomini »,perché poi ogni sera,al­meno per un paio di mesi ancora, dovrà andare a nanna nel «dormi­torio » della casa penitenziaria. Ma, intanto la regina delle pozio­ni, l’imbonitrice più urlante dai tempi dell’Impero Romano, ha gi­rato, finalmente, pagina. Condan­nata in via definitiva il 4 marzo del 2009 dalla Cassazione a 9 anni e 6 mesi per associazione a delinque­re, finalizzata alla truffa e all’estor­sione, prima di traslocare sette me­si fa a Bollate, ha trascorso gran par­te della pena nel carcere della Doz­za a Bologna diventando, guarda un po’ come è piccolo il mondo an­che dietro le sbarre, amicissima di Annamaria Franzoni e affinando le sue già ben consolidate doti culi­narie. Ma leggendo anche libri dal titolo evocativo, tipo Ritratto di si­gnora , Il barone rampante , Uno, nessuno e centomila . Insomma Henry James, Calvino, Pirandello. Mica la carta straccia del gossip. E poi, ancora, dipingendo. Dipin­gendo talmente bene da vincere il concorso di pittura organizzato tra le 32 detenute. Campagne, oriz­zonti. Paesaggi bucolici. Non certo quelli che può ammi­rare affacciandosi, adesso, sulla porta del MalMaison . Perché è lì, sulla porta del bar,che si«deve»fer­mare. «Non può neanche attraver­sare e andare dall’altra parte della strada, come ci hanno ricordato i poliziotti accompagnandola qui», puntualizza Davide che già l’aveva avuta «a servizio» come barista al MalMaison nel giugno di tre anni fa, quando, dopo la sentenza nel processo d’appello, lei e Stefania erano tornate in libertà. «Allora sì che erano seratone- ri­corda Davide- la gente faceva la fi­la per venire ad incontrarla qui, nel locale. E si stappavano bottiglie di champagne una dopo l’altra.D’al­tra parte questo è un bar di un certo tipo. Guardi la carta. Non prendia­mo ticket, e non proponiamo i soli­ti piattini di quei bar dove si va di fretta, ma ricette curate e un’otti­ma selezione di vini. E,d’ora in poi, potremo contare sui dolci di Van­na. Come il suo favoloso tiramisu, appunto». Lei, la Vanna, che ha compiuto i suoi primi 69 anni, il 2 settembre, ascolta in silenzio. Sembra uscita da una beauty farm, sorride, fa guiz­z­arequegliocchimagneticicheim­mobilizzavano, ai tempi incrimi­nati, centinaia di persone davanti al piccolo schermo, ma, come da regolamento e obblighi di legge, non parla. Non commenta. Parla per lei, il suo legale, l’avvocato Li­borio Cataliotti che, con la puntua­lità e l’affidabilità di un treno sviz­zero, l’ha fatta uscire dal carcere ap­pena Vanna ha superato ( tra domi­ciliari, «pre-sofferenza» e indulto) la metà della pena da scontare. «La signora Marchi è serena,è un’altra donna. Ma con la stessa voglia di ri­cominciare a vivere, e a lavorare per mettere a frutto il meglio della sua creatività, che, già in carcere, nei vari laboratori di pittura, cera­mica e cucina tutti hanno avuto modo di constatare e apprezzare». Insomma, sembrano secoli fa, quando in tv vendeva creme e scio­glipancia gridando: «fate schifo!» a donne sull’orlo di una crisi di ner­vi. O, peggio, promettendo guari­gioni e miracoli di vario grado, gua­dagnava parecchi soldi. Giusto per ricordare come andò, nel 2002 il gip dispose il sequestro preventivo di dodici proprietà della signora Marchi, fra terreni e appartamenti sparsi per l’Italia: valore 40 milioni di euro. La condanna ha stabilito un ri­sarcimento di 2 milioni e 200 mila euro comprese le spese legali. «Ma -ha sempre tenuto a precisare l’av­vocato Cataliotti- la truffa è stata ri­dimensionata. Inizialmente era stata ipotizzata ai danni di 305mila persone, alla fine sono state 60 quelle risarcite».Unico caffè dal re­trogusto amaro che la nuova bari­sta Marchi ( affiancata da due giova­ni e simpatici colleghi cingalesi) dovrà inghiottire ancora per un po’, sarà l’impossibilità di vedersi con la figlia Stefania Nobile, con­dannata, più o meno alla sua stes­sa pena, ma da tempo in libertà per ragioni di salute. Stefania, affetta da artrite reumatoide al ginocchio, è stata operata al Gaetano Pini. «Chissà quando si potranno riab­bracciare », chiosa, sconsolato Da­vide.