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 2011  ottobre 06 Giovedì calendario

Lou Salomé, una zarina nel regno degli intellettuali - Un’Eloisa che collezio­na Abelardi. Una vi­spa teresa che offre non il corpo,bensì l’in­telletto

Lou Salomé, una zarina nel regno degli intellettuali - Un’Eloisa che collezio­na Abelardi. Una vi­spa teresa che offre non il corpo,bensì l’in­telletto. Una virago nascosta in un fisico da modella. Un’arrampica­trice più culturale che sociale. Una mantide che divora l’oggetto della propria passione. O una fi­glia che cerca negli uomini un pa­­dre di riserva, o una madre manca­ta c­he li tratta come pargoli indisci­plinati, o una madonna pellegri­na­che nelle sue tournée dalla Rus­sia alla Francia, dalla Svezia all’Ita­lia, dona la grazia creatrice a chi la incontra. Difficilmente troveremo, nel de­solante panorama attuale della gente «in vista», cioè di quel mi­lieu fatto di tivù e cinema, teatro ed editoria, giornalismo e salotti­smo, dagospiismo e politica, pro­stituzione da aula di tribunale e da rotocalco, insomma, nell’im­perante puttanaio (femminile, maschile e transgender) diventa­ta la «cifra» del moderno «appari­re », una donna della tempra, del­lo stile, della sagacia e della pro­fondità di Lou von Salomé (San Pietroburgo, 1861 - Gottinga, 1937). Una donna alla quale cado­­no perfettamente, come elegantis­simi capi di sartoria, tutte le defini­zioni sopra elencate. Donna o «uoma»? Uno fra gli ul­timi a entrare nel suo harem, lo svedese Poul Bjerre, afferma: «Quando Lou si appassiona a un uomo, dopo nove mesi costui met­te al mondo un libro». Leggendo la documentatissima biografia che Heinz Friedrich Peters le dedi­cò nel 1962 ( Lou Andreas Salomé. Mia sorella, mia sposa , ora ripro­posta da Odoya, pagg. 416, euro 20, traduzione di Amina Pandolfi) comprendiamo quanto Bjerre avesse colto nel segno. Lou gli uo­mini li fecondava. Escort per i più giovani e badante per i più maturi, a tutti regalava idee: stava a loro metterle a frutto. Accadde con Friedrich Nietzsche che nel dopo-Lou concepì Così parlò Zarathu­stra , un frugoletto piuttosto viva­ce; con Gerhart Johann Robert Hauptmann e il suo autobiografi­co dramma Anime solitarie ; con Rainer Maria Rilke e i tetri Quader­ni­di Malte Laurids Brigge e le asso­late Elegie udinesi . E persino il pa­triarca della psicanalisi, Sigmund Freud, ammise di aver imparato molto dall’allieva che durante i se­minari viennesi lavorava a ma­glia, ma, nei colloqui privati, gli concedeva ripetizioni della mate­ria più affascinante e ostica: l’uni­verso femminile. Ovviamente le altre signore, a parte rarissime eccezioni che con­fermano la regola (Frieda von Bülow, Ellen Delp e Anna Freud), vedevano come fumo negli occhi l’attivismo di Lou, considerata una zoccola dedita alla circonven­zione d’incapaci: finché si era in tempo bisognava strappare dal becco dell’aquila il prelibato boc­cone del fratello, o dell’amico, o del marito. L’esercito di amazzo­ni che la volevano se non morta al­meno ridotta all’impotenza era guidato da Elisabeth, sorella-de­spota del suddito Nietzsche. Leg­gendari gli scontri a fuoco episto­lari fra l’astiosa generalessa da una parte e la cavalieressa solita­ria dall’altra dopo i fatti di Bayreu­th dell’estate 1882, quando l’in­cantevole ventunenne russa ave­va osato avvicinarsi alla tana del lupo Wagner in compagnia del suo Fritz. «Come Krimilde e Bruni­lde- scrive Peters- [le due avversa­rie, ndr ] provenivano da due mon­d­i diversi e rappresentavano idea­li totalmente opposti. L’una libe­ra, audace e nemica delle conven­zioni, l’altra legata a tutte le formu­le piccolo-borghesi, farisaica e sempre convinta di essere nel giu­sto ». Ma la libertà, l’audacia e il fre­garsene delle convenzioni sono merce molto cara, al supermerca­to della vita. Lou l’aveva imparato fin da bimba quando, già perso il padre e già dissoltasi la fede in Dio (quel Dio al quale ogni sera, nella sua stanzetta, raccontava ciò che le era capitato durante la giornata incominciando con la formula «come tu sai...» e che una volta, a precisa domanda, non rispose), si rifiutò di ricevere la cresima. Apri­ti cielo, con la mamma su tutte le furie e lei a resistere a denti stretti, irremovibile.E l’intima frequenta­zione, a 17 anni, con il pastore olandese Gillot, certo non aveva messo in buona luce quella ragaz­zina b­ella come un angelo e coria­cea come un orso. Quanto al sesso, però, a dispet­to delle apparenze i pettegoli qua­si sempre erano fuori strada. Nel­la­biografia di Peters manca la con­tabilità degli amplessi, ci manche­rebbe, tuttavia è chiaro che Lou ri­mase immacolata almeno fino ai 33 anni. Sarà stato il dottor Savelij, emigrato russo a Parigi e sospetta­to di aver preso parte all’assassi­nio dello zar Alessandro II, il pri­mo a varcare la sua soglia? O piut­tosto, nel ’95, toccò a un misterio­so straniero mai citato nelle Me­morie ? È un fatto che nel 1902, mo­glie da 15 anni del burbero e gelo­sissimo orientalista Friedrich Carl Andreas, Lou rimase incinta. Non di lui, ma del viennese Frie­drich Pineles. L’aborto, dovuto probabilmente a una caduta in giardino, la sgravò di un peso per lei insostenibile. E allora, avanti un altro: il segaligno poeta Rilke. Il quale sublimò in pochi versi il pro­prio (presunto) primato: «tu, mia notte di giugno con le mille vie,/ su cui nessuno passò prima di me:/ io sono in te». Leggendoli, Lou si commosse, ma proseguì per la propria strada. Da qualche parte, in un vecchio diario, aveva scritto: «Ai ricordi sono fedele per sempre; agli uomini mai».