Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  ottobre 06 Giovedì calendario

«Nuove regole o non potremo investire» - Un milione e 700 mila clienti, tutti ovviamente a banda larga, e un fattu­rato che sfiora gli 1,9 miliardi di euro all’anno

«Nuove regole o non potremo investire» - Un milione e 700 mila clienti, tutti ovviamente a banda larga, e un fattu­rato che sfiora gli 1,9 miliardi di euro all’anno. Questi sono i numeri di Fa­stweb, l’operatore nato nell’anno 2000 per portare il collegamento a fi­bra ottica nelle case degli italiani. Un progetto ambizioso quello di Silvio Scaglia e del finanziere Francesco Mi­cheli, finito nel 2007 nelle mani del­l’ex- monopolista svizzero Swisscom e che è oggi guidato in Italia dal diret­tore generale Alberto Calcagno. «Ora si parla molto di rete Ngn- spiega Cal­cagno- ossia in fibra a banda larghissi­ma, ma a parte Fastweb, che a suo tempo ha realizzato una rete di 2 mi­lioni di case cablate, ancora non si so­no fatti passi concreti. Reperire le ri­sorse non sarebbe un problema ma ad ostacolare gli investimenti sono le regole che di fatto penalizzano gli ope­ratori alternativi». Insomma, è colpa di Telecom? «Telecom Italia fa il suo lavoro ma è l’Authority che dovrebbe prendere in considerazione i numeri del mercato italiano delle tlc e correggere le distor­sioni ». In che senso? «L’utile lordo,prima di tasse e inte­ressi, realizzato dal settore delle tele­comunicazioni è pari a circa 11 miliar­di all’anno: una bella cifra che consen­tir­ebbe di fare investimenti anche sul­l’Ngn. Ma non tutti guadagnano nello stesso modo. Infatti 4 miliardi vanno agli operatori fissi e quasi il doppio, os­sia 7, a quelli mobili. Oltretutto a pari­tà di investimenti nei due settori, cir­ca 35 miliardi negli ultimi 10 anni. Quindi la telefonia mobile rende molto di più? «Sì, per diverse ragioni. Tra cui le elevatissime tariffe di terminazione mobile, cioè il prezzo pagato da un operatore fisso ad uno mobile per ter­minare la chiamata sulla rete di que­st’ultimo. Noi operatori fissi dobbia­mo pagare ai gestori di rete mobile 5,30 centesimi di euro al minuto. Se in­vece la telefonata parte dal mobile e fi­nisce su rete fissa, i gestori mobili pa­gano soltanto 0,57 centesimi. E allora? «L’Ue impone di tagliare drastica­mente queste tariffe entro il 2012: la maggior parte dei Paesi Europei si è già adeguata da tempo ma l’Italia è in ritardo. L’Authority ha fatto una pro­posta di riduzione che non è sufficien­te in quanto produrrebbe effetti so­stanziali solo dal 2015, cioè con tre an­ni di ritardo rispetto alle indicazioni europee. E poi in base a tale proposta, nel 2013, il costo della terminazione mobile in Italia sarebbe quasi il dop­pio degli altri principali Paesi Ue». Quindi gli operatori fissi sono de­stinati a guadagnare poco? «Non tutti sono uguali. I circa 4 mi­liardi di utili lordi ( ante tasse e interes­si) della telefonia fissa vanno pratica­mente tutti a Telecom Italia. Noi ope­­ratori fissi alternativi, nel nostro insie­me, ogni anno bruciamo cassa per 200 milioni. E non è che non abbiamo investito: negli ultimi 10 anni ben 13 miliardi di euro, di cui gran parte Fa­stweb. La causa è l’elevato prezzo che i concorrenti pagano a Telecom Italia per l’affitto della rete di accesso in ra­me, un costo che ha subito negli ulti­mi 3 anni un aumento, secondo noi in­­giustificato, del 20%». Insomma senza queste riduzioni gli operatori concorrenti fanno fati­ca a investire? «Non solo. Anche Telecom non ha incentivi ad investire perché non vuo­le rinunciare agli extraprofitti di cui gode dalla rete in rame mentre gli ope­r­atori alternativi non hanno sufficien­ti risorse per farlo. Nel 2008 Fastweb aveva finalmente raggiunto l’utile ma subito dopo, a causa dell’aumen­to delle tariffe di unbundling, siamo tornati con i bilanci in rosso». Per ridurre il cosiddetto «digital divide» e portare ovunque la banda larga si punterà sulle nuove fre­quenze Lte che saranno usate nelle telefonia mobile? «Si, ma Lte non potrà certamente rimpiazzare la fibra ottica. Solo la fi­bra infatti dà banda garantita e dun­que solo lo sviluppo della rete Ngn consentirà di sfruttare al massimo i nuovi servizi multimediali». Fastweb quanto investe ogni an­no? «Circa 400-500 milioni.Inoltre stia­mo finalizzando l’ingresso con una quota di minoranza in Metroweb, che ha una grande valenza strategica futura in ottica Ngn. Il nostro azioni­sta svizzero è pronto a continuare su questa strada ma è necessario che queste distorsioni vengano elimina­te tramite adeguati interventi regola­tori ». Ci sono state voci di possibile ven­dita della società. C’è qualcosa di re­ale? «Per il momento no, certo che il quadro regolatorio, a nostro avviso, deve per forza venire modificato per permettere una maggiore e giusta competizione al fine di offrire servizi sempre più innovativi agli utenti».