“il Fatto Quotidiano” 7/10/2011, 7 ottobre 2011
I “BUONI CLIENTI” DELLE BANCHE
Scrivo dal baluardo della burocrazia, dalla retroguardia della semplificazione, dalla periferia dell’impero di carta. Non sono un impiegato, nè un dipendente di un ente inutile. Sono un bancario e vorrei mostrare alcune immagini del mio lavoro quotidiano. Il mio lavoro è spiegare ai clienti perchè hanno urgente necessità di un certo prodotto di prestito, di assicurazione, di investimento, il cui scopo è rendere semplice il mondo del cliente. Per sottoscriverli serve solo apporre la firma su 97 pagine per un prestito o 136 per un conto corrente. Semplice no? Ogni sera mi viene richiesta la produzione del giorno. Quanti e quali prodotti ho venduto, dato che il mio contributo al conto economico della banca è fondamentale per la carriera e i premi del mio responsabile di zona. Nella mia azienda siamo molto attenti con l’antiriciclaggio: i clienti sono redarguiti se operano con contanti oltre la soglia di 2500 euro e preferiamo che gli incassi in nero li nascondano nelle cassette di sicurezza in attesa di tempi migliori. Meno male che io seguo anche i mutui: peccato che ora la banca non li voglia più fare per mancanza di liquidità. “Ma non dica questo se glielo chiedono, dica che è tutta colpa dello spread con i Bund tedeschi e si goda la faccia stolida del suo interlocutore medio”, mi suggeriscono. Adesso interrompo la mia lettera perchè un cliente deve firmare il questionario Gianos: è importante perché se il cliente mi dichiara espressamente di essere un mafioso, un terrorista, un tangentaro e mi porta le prove, allora io lo devo segnalare all’autorità. Ma se non ho le intercettazioni che lo incastrano, allora è solo un buon cliente. Avete per caso un manuale lombrosiano per riconsocere i malfattori a prima vista? Mi sarebbe molto utile.
Lettera firmata